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Le meteore

Speedy Gonzalez, Brescia e poi...

12.01.2009 00.00 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 38047 volte
Speedy Gonzalez, Brescia e poi...

Si chiama Gonzalez, è argentino, fa l'attaccante e da ragazzino correva a cavallo nella Pampa. Dietro questa sfilza di cliché si nasconde un calciatore, o presunto tale: Raul Alberto Gonzalez, capitato a Brescia nell'estate del 2000. Uno che per non cadere nell'anonimato ha ben pensato di regalarsi una carriera da brivido, quasi paradigmatica nell'ambito delle meteore. Nell'anonimato ci è piombato ugualmente, ma con un tonfo tale che tuttora in molti si ricordano di lui. Che classe.

Raul Alberto Gonzalez nasce il 9 giugno 1976 a Venado Tuerto, un minuscolo villaggio che sorge nel bel mezzo della sterminata Pampa argentina, a pochi chilometri dalla città di Rosario. Sembra il più banale degli stereotipi, ma che ci crediate o meno il nostro Raul da ragazzino sembra avviato verso il mestiere del gaucho: nel ranch della sua famiglia, alleva cavalli e trascorre le giornate scorrazzando nelle immense praterie che circondano il suo paese. Inizia a giocare a calcio, senza ambire a grandi traguardi, con il club dilettantistico locale del Central Cordoba; qui viene "scoperto" da Victor Botaniz - nel giro della Nazionale Albiceleste del 1978 -, stimato osservatore di calcio della zona. Grazie alla sua intermediazione, Raul riesce a trovare un ingaggio in serie B, precisamente all'Atletico Rafaela, nel 1998. Abbandonati i cavalli, il calcio diviene per la prima volta il suo mestiere principale. Nella stagione d'esordio, il ragazzo - inquadrato come seconda punta - non gioca granché e sembra avere soprattutto problemi di tenuta fisica. Ma l'annata 1999/2000 è un vero trionfo: Raul segna 16 gol, e l'Atletico Rafaela sfiora una storica promozione in serie A (che giungerà comunque tre anni dopo), perdendo la finale dei playoff contro il Quilmes solo a causa della sfavorevole differenza reti. Un'agenzia di intermediazione sportiva lo propone in Italia: ad abboccare è il Brescia, che lo acquista nel giugno del 2000 per poco più di un miliardo e mezzo di lire. A 24 anni, Gonzalez ha giocato solo un campionato e mezzo da professionista, peraltro in un torneo di scarsa levatura. Ma in Italia il "made in Argentina" va sempre di moda, e ai tifosi basta poco per gridare al fenomeno. Così Raul diviene subito Speedy Gonzalez, e presentandosi ai tifosi delle Rondinelle afferma: "Batistuta è il mio idolo. Ho il fiuto del gol e sono molto veloce". Il presidente Corioni spera che, magari, la campagna bresciana gli ricordi la Pampa...

Nei piani iniziali del mitico Carlo Mazzone, Raul Gonzalez ha tutte le carte in regola per ambire ad un posto da titolare in attacco, in coppia con Dario Hubner; l'argentino viene preferito infatti a Del Nero, Raducioiu e Turkyilmaz. Nelle prime amichevoli estive il ragazzo non sfigura, salvo qualche incertezza (dovuta all'emozione) nella gara del 30 luglio che il Brescia disputa proprio contro l'Atletico Rafaela, a Dimaro. Per la cronaca finisce 0-0, con i sudamericani - che per rimpiazzare Gonzalez hanno acquistato Mauro Cantoro, fugace meteora dell'Ascoli - padroni del campo nel corso dell'intero match. Pochi giorni dopo, Raul si rende protagonista di una favolosa doppietta contro il Werder Brema nel "Torneo Supersport 2000" (finirà 4-0 per i lombardi), ad Atene, e la tifoseria inizia davvero ad innamorarsi di lui. Cominciano le gare ufficiali: il 13 agosto l'argentino esordisce in Coppa Italia contro il Treviso, sostituendo Francesco Marino negli ultimi venti minuti di partita; sette giorni dopo, sempre in coppa, Mazzone lo lancia titolare contro il Brescello, ma lui - in coppia con Raducioiu - si mangia un paio di gol da antologia. L'esperto Alessandro Calori, a fine estate, lo descrive così: "Deve ambientarsi, è giovane, ma ha doti importanti e se migliora tecnicamente può rivelarsi molto utile, soprattutto in contropiede". "In velocità - concorda Mazzone - credo che abbia pochi eguali. Ora spetta ai compagni capire come servirlo". Insomma, non è un mistero che la rapidità sia la dote principale di Gonzalez, il quale peraltro riesce a correre i 100 metri in undici secondi netti. "Ma correre senza una palla tra i piedi - spiega lui -, non mi piace. Per questo, ai tempi della scuola, non ho mai dato retta a chi mi suggeriva di dedicarmi all'atletica. Qui a Brescia sento grande fiducia attorno a me, e questo mi dà una carica eccezionale. Spero di ripagare tante attenzioni al più presto. Per ora, posso mettere sul piatto della bilancia i due gol segnati ad Atene: realizzare una doppietta al debutto internazionale contro avversari tanto importanti mi ha riempito di gioia. Certo, il difficile deve ancora venire: inserirsi nel calcio italiano non è facile, ma a Brescia ho trovato un altro argentino, Andres Yllana, che mi aiuta ad ambientarmi, e tante persone ben disposte nei miei confronti: i dirigenti, l'allenatore, i compagni, i tifosi. Mi piacciono lo spirito e la mentalità del gruppo, che mi ha subito accettato. Sogno di realizzare presto il mio primo gol italiano". In questo clima da favola, dove tutti sono contenti e si vogliono bene, a metà settembre irrompe un certo Roberto Baggio, che neanche a dirlo si prende di forza lo scettro da titolare e catalizza tutte le attenzioni su di sé. L'argentino parte comunque dal primo minuto all'esordio in campionato contro l'Udinese, il 1 ottobre, ma il match si gioca sotto un nubifragio e le sue doti da sprinter non possono certo essere espresse al meglio. Pioggia battente e campo zuppo anche sette giorni dopo, al Rigamonti contro il Parma: Speedy annega nell'anonimato. Mazzone allora gli risparmia la partenza dal primo minuto, preferendogli di volta in volta Turkyilmaz e Del Nero; contro Fiorentina, Lazio, Atalanta e Napoli l'argentino gioca spezzoni di partita, non convincendo mai appieno. Torna titolare nel ritorno dei quarti di Coppa Italia contro la Fiorentina - probabilmente la sua miglior partita con la Rondinelle -, poi un lungo infortunio lo tiene lontano dai campi fino alla primavera del 2001. Al suo ritorno, il Brescia è già ampiamente salvo e anzi riesce a strappare pure una qualificazione all'Intertoto. Competizione alla quale l'argentino non partecipa a causa di un nuovo e più lungo stop (causa infortunio al ginocchio), che gli fa saltare gran parte del campionato; si rivede solo a inizio gennaio 2002, in uno spezzone di gara contro la Roma. Pochi giorni dopo viene ceduto in prestito al Crotone, in serie B, dove ritrova il connazionale Aldo Osorio, appena "scartato" dal Lecce. E' così che Raul Gonzalez inizia la sua peregrinazione in giro per l'Italia. Senza cavallo.

L'attaccante argentino esordisce nel campionato cadetto il 15 gennaio 2002, giocando l'ultima mezz'ora contro il Como. Il tecnico Beppe Materazzi gli concede un buon minutaggio, ma ciò che manca a Gonzalez è il gol. Problema non irrilevante per chi di mestiere fa la punta. Il ginocchio, peraltro, continua a tormentarlo, e a marzo torna per due settimane a Brescia per curarsi. Tra una seduta di fisioterapia ed un massaggio, trova il tempo per farsi denunciare per oltraggio a pubblico ufficiale dalla polizia stradale del capoluogo lombardo: due agenti lo fermano e gli ritirano la patente per eccesso di velocità (il suo punto di forza, si era detto), ma lui va su tutte le furie e ricopre i due di improperi. Il colmo, per un ex allevatore di cavalli: non saper tenere a freno quelli del suo Mercedes. L'episodio, in ogni caso, non lo scuote dal punto di vista calcistico. Si sblocca quando ormai è troppo tardi: il 5 maggio, quando il Crotone è già aritmeticamente retrocesso da un pezzo, si inventa all'improvviso un euro-gol. Dribbla tutta la difesa del Genoa, e a porta sguarnita infila il 4-2 finale; peccato che a vedere il bel gesto tecnico di Speedy ci siano solo 41 paganti all'Ezio Scida. Nonostante l'imbarazzante media-gol (una rete in dieci presenze), la Salernitana decide di chiedere il giocatore in prestito al Brescia. Alla corte di Zdenek Zeman, l'argentino non trova certo l'accoglienza delle grandi occasioni: in attacco ci sono già Vignaroli, Babù, Arcadio e Mazzeo, cui si aggiunge Eddy Baggio nel mese di settembre, tanto per rinfrescare il ricordo del divin codino nella mente del povero Raul. Il ragazzo (quando riesce a giocare) si sbatte, aggredisce gli spazi e non dà punti di riferimento agli avversari, ma la porta non la vede proprio mai. Tutto fumo e niente arrosto. Contro il Cosenza, ad esempio, si divora due gol davvero elementari; proprio al termine di quella partita Zeman viene sostituito da Franco Varrella, che in tutta fretta restituisce Gonzalez al Brescia (dieci partite e zero gol, peggio che a Crotone), prendendo invece Luiso dall'Ancona. Le Rondinelle ovviamente fanno spallucce e girano subito l'argentino al Cosenza, sempre in B, sperando nella cura di Emiliano Mondonico. Ma la musica non cambia: in competizione con Guidoni e Lentini, Raul gioca pochissimi spezzoni e non può che accompagnare la squadra calabrese verso la retrocessione. Nell'estate del 2003 il Brescia si ritrova di nuovo Gonzalez tra i piedi, e stavolta non sa davvero che pesci prendere. Mister Giovanni De Biasi lo tiene in rosa, ma solo per risparmiargli l'umiliazione dell'allontanamento; del resto con Baggio, Caracciolo e Maniero lì davanti, di spazio anche volendo non ce ne sarebbe. L'argentino si fa vedere in Coppa Italia, nella doppia sfida contro il Palermo; al ritorno, al Rigamonti, va pure in gol, ma è una segnatura inutile (il 2-3 finale) che non serve al Brescia ad evitare l'eliminazione dal torneo. Pochi minuti anche in campionato contro Parma e Modena, giusto per dare notizie di sé ai tifosi lombardi, dopodiché a gennaio arriva l'ennesima cessione, stavolta addirittura in serie C1, al Martina Franca. Almeno in terza serie l'attaccante riesce a giocare a livelli accettabili, ma nell'estate del 2004 decide di tornare in Argentina, firmando per il Quilmes di Buenos Aires, dopo aver rescisso finalmente il proprio contratto con il Brescia. Se non avesse 28 anni, si parlerebbe già di "canto del cigno". Invece la sua carriera riserva ancora risvolti imprevedibili...

Raul torna in Argentina carico di aspettative, insieme alla fidanzata italiana Milena. Al Quilmes - nel 2004/05 in una delle sue rare stagioni in serie A - condivide lo spogliatoio con meteore del calibro di Aldo Osorio (Lecce, già incontrato a Crotone), Nelson Vivas (Inter), Carlos Arano (Siena) e Gabriel Penalba (Cagliari), incrociando pure Matias Almeyda, che aveva lasciato proprio il Brescia pochi mesi prima. Ciò nonostante, il club si salva dalla retrocessione a fine anno. Il nostro Raul non sfigura, ma nell'estate del 2005 - probabilmente dietro pressione di Milena, che in quel periodo è pure incinta - decide a sorpresa di tornare in Italia. Firma con la Cagliese, serie D marchigiana, ed è proprio nella Valle del Metauro che nasce sua figlia Stefania. Dopo due stagioni all'insegna della tranquillità, nel febbraio del 2007 il giocatore si rende protagonista di un improvviso sfogo: "Mi sono stufato, non me la sento più di giocare al calcio. Smetto. Per adesso torno a Brescia, poi forse tornerò pure in Argentina". Il tragitto è esatto, ma l'addio ai campi è solo un bluff. Pochi mesi dopo, infatti, firma con il Darfo Boario, una delle poche squadre in serie D ad avere un argentino in rosa (Pablo German Rossetti), facente capo ad un paesino della Val Camonica. E nell'estate del 2008 avviene il definitivo ritorno in Argentina: recentemente lo hanno avvistato ad Alcorta, nella provincia di Santa Fé, il paese d'origine dei suoi genitori. Qui sembra stia trattando con alcuni club della zona per un ritorno in vista del prossimo campionato di Clausura. Il gaucho, insomma, è di nuovo sul mercato; del calcio pare ancora non si sia stufato. Che sia ora il calcio ad essere stufo di lui?


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