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Le meteore

Stoichkov, da Pallone d'oro a bidone in poco più di un anno

15.03.2013 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 37421 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Come passare dal pallone d'oro all'essere bidone della Serie A in poco più di un anno. Si può, se ti chiami Hristo Stoichkov. A conti fatti, il bulgaro è una delle delusioni più cocenti mai viste su un nostro campo di calcio. E sì che ne abbiamo visti di bidoni in Serie A, soprattutto dopo la sentenza Bosman che ha portato a un'ondata di forestieri da tutto il mondo. Ma raramente si è vista una delusione simile nel rapporto aspettative-rendimento.
Negli anni '90 Hristo Stoichkov è uno dei giocatori più forti al mondo, sicuramente il più forte bulgaro di tutti i tempi. Ha sfondato nel Barcellona vincendo tutto, sfiora il pallone d'oro nel 1992 venendo superato sul filo di lana da Marco van Basten. Verrà premiato due anni più tardi, grazie alle performance con la Bulgaria, onesta nazionale portata fino ai quarti di finale ai mondiali negli Stati Uniti. Nella rassegna iridata vincerà anche il titolo di capocannoniere. Nella stagione 1994/95 qualcosa a Barcellona si rompe: non segna come prima e il suo rapporto col tecnico Johann Cruijff è ai ferri corti. Il giocatore a fine stagione decide di cambiare aria: ha 29 anni, ancora in tempo per provare un'altra esperienza ad alti livelli. La Serie A è ancora al top dei tornei mondiali e si rizzano le antenne di Inter e Parma. I nerazzurri sembrano i più vicini all'affare. Sitrova un gentlemen agreement con i ducali che lasciano via libera alla Beneamata per Roberto Carlos, all'epoca al Palmeiras, società controllata dalla Parmalat, ergo dal Parma. In cambio Stoichkov prende la strada per l'Emilia.

C'è grande entusiasmo per un colpo che diventa il più importante dell'estate e dopo il secondo posto dell'anno prima c'è forte odore di scudetto. L'idea di un'accoppiata con Zola, poi, scatena le fantasie del pubblico. È il primo anno con i numeri fissi e Stoichkov sceglie l'amato 8. L'inizio rispetta le attese: prima giornata, si va a Bergamo e il buon Hristo pennella su punizione portando avanti i suoi. Pareggerà Vieri nel finale. Si ripete alla quarta giornata con la Fiorentina, poi fa doppietta al Padova la settimana successiva: 4 reti in 5 gare e primo posto momentaneo nella classifica cannonieri. In coppa mette il suo zampino nel cammino della squadra in Coppa delle Coppe, segnando una rete capolavoro su punizione contro l'Halmstad, importantissima ai fini di una rimonta storica. Insomma, tutto procede bene. Poi, il blackout. Inspiegabile. Stoichkov sembra indolente, insofferente alla realtà parmigiana, una prima stella che non aveva più la voglia di dover dimostrare qualcosa. Esce dai tabellini dei marcatori e pure dalle aree di rigore avversarie. Lo si rivede in gol solo a gennaio in una partita pareggiata a San Siro con l'Inter e a marzo in coppa, in un quarto di finale contro il Paris Saint-Germain. Quella rete segnata ai francesi è l'ultimo barlume di classe in una parabola in discesa. A Barcellona intanto il "nemico" Johann Cruijff si appresta a chiudere la sua avventura, in arrivo Bobby Robson. Stoichkov può così tornare nella sua amata Catalogna lasciando dopo appena un anno l'esilio italiano.


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