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Le meteore

Victorino, ispirò Holly e Benji e leggende sull'età

29.06.2014 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 72784 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

L'Uruguay è salito alla ribalta in questi ultimi Mondiali col successo nello scontro diretto contro l'Italia, sbattendo fuori la squadra di Prandelli. Un'impresa che a guardar bene la rosa della Celeste ha del clamoroso per il notevole numero di meteore/bidoni passate nella nostra Serie A: Arevalo Rios, Alvaro Pereira, Stuani e anche Forlan, sebbene quest'ultimo non abbia visto il campo contro di noi.

L'Uruguay ha dato molti campioni al nostro torneo, ma è uno dei paesi più generosi in quanto a flop: il primo dalla riapertura delle frontiere è Waldemar Victorino.

Siamo nel 1980 quando venne organizzato il Mundialito, una sorta di giubileo per i 50 anni dal primo Mondiale di calcio. Si gioca in Uruguay e a vincere il torneo sono proprio i padroni di casa, trascinati da un centravanti esperto che in patria ha vinto tutto: Waldemar Victorino, per l'appunto. Il suo soprannome è El Piscador e vince la classifica cannonieri del torneo, segnando il gol della vittoria in finale contro il Brasile. A febbraio del 1981 Victorino si ripete segnando con la maglia del Nacional Montevideo il gol che vale il successo nella Coppa Intercontinentale contro il Nottingham Forest.

Per inciso quella è la prima Coppa Intercontinentale che si gioca a Tokyo e per questo il gol di Victorino entra nell'immaginario collettivo dei giapponesi. In quel periodo un certo Yoichi Takahashi, fumettista e appassionato di calcio, inizia a disegnare autore di un manga sul calcio e si ispirerà a lui creando il personaggio Ruben Pablo Victorino, centravanti guarda caso dell'Uruguay. Quel manga diventerà poi un cartone dal successo planetario: Holly e Benji.

Il Cagliari intanto lo annota e quando il suo bomber Franco Selvaggi viene ceduto al Torino mette le mani sull'esperto uruguayano e lo porta sull'isola. Assieme a lui arriva il peruviano Julio Cesar Uribe. La stampa è entusiasta per il colpo ad effetto e i tifosi stessi fiduciosi nel dimenticare la partenza del centravanti fresco campione del mondo.

Solite fanfare nella presentazione che trovano riscontro in un inizio incoraggiante (due reti in Coppa Italia) e che si spengono non appena la Serie A ha inizio.

Il tecnico dell'epoca è Gustavo Giagnoni, uomo di grande esperienza che non si fa problemi a manifestare la sua perplessità sulla squadra allestita. L'allenatore, che in passato ha guidato Torino e Milan gestendo fior di campioni, mal sopporta le bizze dell'estroso, ma poco incline al gioco di squadra, Uribe. E ancor meno Victorino, squadrato subito come oggetto poco utile alla squadra. Per non dire dannoso, considerato che per ammissione dello stesso tecnico l'uruguayano viene schierato inizialmente solo per giustificare il suo acquisto.

Il problema è che delle stimmate del campione intraviste un anno prima non si hanno traccia, anzi. La sua forma fisica ai limiti dell'indecenza porta ad avere sospetti sulla sua età. Circolano leggende quanto meno improbabili: clamorosa quella che vedrebbe il padre, umile contadino, che non sapendo leggere e scrivere suoleva segnare con una tacca su una parete di casa i compleanni del figlio. Poi, alla presunta età di 10 anni, una tempesta distrusse la casa, ed il padre, non ricordandosi quanti "segni" ci fossero sulla parete, ricominciò a segnare da zero. Ergo, Victorino aveva 10 anni in più di quelli che aveva dichiarato. Come detto, questa resta una leggenda metropolitana.

Ecco le parole di Giagnoni, anni dopo, riguardo Victorino: "Questo arriva e toglie il posto ad altri. Bisognava farlo giocare! Ma quanti anni ha questo qua? Mi chiedo. Dicono 33, ma quando? Per me ne ha 43. Comunque diamogli fiducia, questo è uno straniero, facciamolo giocare. Fino a che non giochiamo un'amichevole a Iglesias, c'era una palla che stava entrando in porta, arriva lui e spara alto". Giagnoni decide di non farlo più giocare e rimane di parola. A fine stagione le sue presenze nel nostro campionato sono 10, senza l'ombra di un gol. Il Cagliari retrocede e si libera del pacco, venduto per 100 milioni di lire agli argentini del Newell's Old Boys.

Victorino giocherà poi in Ecuador, Venezuela e Perù, chiudendo la carriera a 37 anni.


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