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Le meteore

Zahoui, tra leggende metropolitane e stipendio al minimo sindacale. Storia del primo africano in A

06.06.2013 06.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 35358 volte

Il calcio italiano nel 1980 ha potuto riaprire agli stranieri. Solo uno per squadra, almeno nelle prime due stagioni. Così, ogni club si è buttato alla ricerca del fenomeno che potesse fare la differenza, andando anche a spendere fior di soldi: arrivano campioni come Brady, Krol, Falcao, Prohaska, Bertoni. L'Ascoli del vulcanico presidente Costantino Rozzi decise in quell'estate di non avvalersi del jolly straniero, rimandando il discorso all'anno successivo. E se le grandi squadre si scatenavano per prendere i migliori talenti d'Europa e del Sudamerica ecco che il numero uno dei marchigiani a mo' di provocazione riempì la casella dello straniero pescando in Africa, continente mai esplorato nemmeno prima dell'embargo agli stranieri a fine anni '60. In un torneo a Marsiglia osservatori dell'Ascoli notano François Zahoui, ivoriano dello Stella Club di Abidjan. A livello economico la scommessa era pure di quelle super-economiche: 25 milioni di lire, di cui una parte costituita da una fornitura di abbigliamento sportivo per il club ivoriano. Affare chiuso facilmente e Zahoui acquistato e pagato al minimo sindacale imposto dalla FIGC, ossia 12 milioni di lire all'anno. "Zahoui è la dimostrazione di come l'Ascoli non possa permettersi gli stranieri se non per due lire" fu il commento di Rozzi che ne presentò l'acquisto. Il suo cognome, prestandosi a facili giochi di parole, fu storpiato in "Zigulì" dai tifosi, che comunque lo presero in simpatia.

Zahoui arriva in Italia in punta di piedi, ma il suo acquisto scatena molta curiosità non per le qualità tecniche del giocatore quanto per l'eccezionalità dell'evento, visto che all'epoca il mercato africano era praticamente inesplorato. Per rendere l'idea di come era l'opinione generale sul continente nero girava voce che Zahoui si fosse presentato agli allenamenti a piedi nudi perché così era abituato. Notizia che non ha mai avuto conferme e facilmente catalogabile come leggenda metropolitana. Centrocampista dotato di buona visione di gioco, Zahoui si presenta come numero 10 che all'occorrenza può dare una mano alle punte. Carlo Mazzone, tecnico di quell'Ascoli, non lo vede proprio, concedendogli le briciole: appena 8 presenze di cui solo una dall'inizio. I fatti però danno ragione al tecnico, visto lo storico 6° posto conquistato. Confermato per la stagione successiva, a Zahoui andrà pure peggio, collezionando appena 3 gettoni di gara e mezz'ora scarsa in tutto il torneo 1982/83. A questo punto l'Ascoli decide di darlo via e riesce, nonostante le due annate spese quasi in naftalina, ad avere una notevole plusvalenza grazie alla cessione al Nancy per 100 milioni di lire. In Francia troverà decisamente maggiori fortune, giocando con continuità e trovando il gol. Giocherà fino al 1993 per poi appendere le scarpe al chiodo e diventare allenatore. Nel frattempo africani in Italia stentano ad arrivare, ancora scottati dal precedente. Solo nei primi anni '90 arriva qualcuno: Mendy, Ayew, Abedi Pelé. Fino a Weah, che ha letteralmente rotto ogni diffidenza a riguardo dei calciatori da acquistare.

Zahoui, intanto, dopo l'addio di Sven-Goran Eriksson all'indomani dei Mondiali del 2010 è stato nominato dalla federcalcio della Costa d'Avorio ct della nazionale. Proprio Zahoui terrà a battesimo l'Italia di Cesare Prandelli, togliendosi la soddisfazione di vincere 1-0. Una bella rivincita nei confronti di chi all'epoca l'aveva visto più come un personaggio folkloristico che un onesto calciatore.

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