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Paganese, Grassadonia: "Mentalità del gruppo da rivoluzionare"

27.11.2016 23.40 di Stefano Sica   articolo letto 2173 volte
© foto di Giuseppe Scialla

La vittoria sull'Akragas è solo un pannicello caldo per Gianluca Grassadonia, tecnico della Paganese. Nelle sue parole di fine match, c'è ancora la tensione per una settimana difficile. E una malcelata insoddisfazione per la mancanza di mentalità e applicazione che i suoi hanno tradito nella lunga distanza. Troppe volte gli azzurrostellati sono caduti dopo essersi rialzati ed è logico per il trainer salernitano, mai come ora, restare prudenti e puntare il dito più sui difetti da limare che sui progressi emersi nella gara con i Giganti.

VITTORIA PREZIOSA - "Abbiamo fatto una partita tosta dal punto di vista caratteriale. L'impegno i ragazzi ce l'hanno sempre messo. Abbiamo sofferto, concedendo qualche palla su cui abbiamo lavorato anche ieri e in una situazione che abbiamo puntualmente subìto. Ma la vittoria è importante perché maturata in uno scontro diretto per la salvezza e, quindi, sono tre punti che ci fanno respirare. Avevamo visto l'Akragas ed era una squadra che non dava spazi, difendeva bene e sapeva ripartire".

FUORI IN 4, SPAZIO AL TURNOVER - "Io lo dico da tempo che per me tutti sono titolari. Non è stata una settimana semplice, sotto tutti i punti di vista. Ci sono stati parecchi chiarimenti: dobbiamo crescere sotto ogni livello e capire che bisogna fare dei sacrifici se si vuole giocare al calcio. Occorre impegnarsi di più e credere maggiormente in se stessi. Questa è una squadra che crede molto poco in se stessa, che combatte poco anche per conquistarsi una maglia. Tutti devono capire che nessuno regala loro nulla. Invece di prendersela con l'allenatore perché non giocano o col compagno di squadra perché sbaglia, o di tirare in ballo i loro agenti perché magari pensavano determinate cose che poi non si sono avverate, devono chiedere a loro stessi se stanno facendo di tutto per mettermi in difficoltà. Sotto questo punto di vista siamo molto indietro. Ci sono diritti e doveri: il nostro dovere è quello di dare il massimo, il dovere della società è quello di garantire serenità".

SU JUAN MAURI - "E' un giocatore partito da sotto zero. Non lo tenevo in considerazione ma pian piano è cresciuto mettendoci sempre professionalità ed educazione, senza lamentarsi mai. Ha acquisito la fiducia mia e dei compagni, oltre che autostima. Fino alla partita di Fondi, questa squadra mi aveva sempre convinto per le prestazioni che faceva. Non avevo mai avuto necessità di fare scelte diverse perché ritengo che una squadra più riesce a mettere in campo gli stessi 11, più dà. Invece adesso ho dovuto fare scelte di altro tipo e mi auguro che da ora, nella testa di ognuno, cambi qualcosa sotto l'aspetto della convinzione. Io ho smesso di far giocare mio figlio perché ero convinto che non ne avesse le qualità, quindi non ho pietà di nessuno. E non ho paura di fare delle scelte con la mia testa. Io vado a letto tranquillo e prendo quelle decisioni che ritengo più giuste ed opportune. Voglio che i miei ragazzi credano di più in quello che fanno ed amino questo mestiere. Forse ci manca quel giocatore, tra virgolette, "ignorante" o che riesca ad alzare l'attenzione generale della squadra in alcuni momenti. Forse ci siamo illusi troppo e, cadendo da un'altezza elevata, ci siamo fatti molto male. O forse non sono stato bravo io a trasmettere certe cose. Se si affrontano una squadra che ha solo grande qualità, ed un'altra che ha grande cattiveria agonistica, la bilancia pende sempre a favore dei secondi. Abbiamo pensato per molto tempo di poter volare, ma i fatti dicono che non possiamo farlo".


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