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Il Monza

OSARE SEMPRE!

Quali armi deve affinare il Monza per poter fare un filotto di vittorie e sperare nella salvezza diretta? Scopriremo che sono più armi mentali, piuttosto che tattiche ...
18.04.2012 00.14 di Flavio Mazzoleni    per monza   articolo letto 260 volte

Prendiamo un personaggio qualunque, di una qualunque storia; questo casuale signore disse una frase che, ora più che mai, deve permeare la mentalità ed il gioco dei biancorossi.
“Memento audere semper”. L’autore di questa frase latina (che in italiano significa “Ricordati di osare sempre”) è Gabriele D’Annunzio, uno qualunque che di rischio però se ne intendeva davvero.
Trasportiamo questa frase nel mondo del calcio, o meglio nel piccolo mondo del nostro Monza: traduciamo calcisticamente il pensiero del poeta abruzzese. Non significa che, per queste ultime partite, si debba giocare con metodi di zemaniana fattura: sarebbe impossibile ora cambiare così tanto il “gioco” (diciamoci la verità, un gioco vero non ce l’abbiamo mai avuto quest’anno …) della squadra. Ma grazie a questo forzato stop, Motta avrà il tempo necessario per provare qualche schema e ragnatela di gioco per consentire al Monza di perforare le difese di Como, Foligno, Pisa e Benevento.
Per quanto riguarda le prospettive di gioco, sarà fondamentale trovare escamotage per andare al gol su calci piazzati: non solo con le solite punizioni di Iaco, direttamente in porta, ma anche su cross e lanci da varie posizioni offensive. Sistemi di blocchi, inserimenti, schemi che possono stordire l’avversario e metterlo in difficoltà. La cosa che ci riesce più facile è prendere gol su calcio da fermo (nonostante tutte le maglie firmate Monza siano nella propria area: un mistero denso di disattenzione) e la cosa che ci vien difficile è segnare grazie ad una punizione. Ovviamente, logica conseguenza dell’ultima considerazione scritta, sarà quella di aumentare a dismisura le misure di cautela per le punizioni battute contro i biancorossi. E’ quella la maggior fonte di pericoli per gli uomini di Motta.
Spostando il baricentro della nostra analisi a centrocampo e nella zona ultra-offensiva, è importante sottolineare come spesso non vengano sfruttate le catene esterne: queste armi, formate da terzino+mezzala+attaccante (o, se le punte sono già in area per attaccare lo spazio, il trequartista), restano soltanto potenziali. Le mezzali spesso agiscono da sole, non nel coro del movimento collettivo, puntando il fondo in maniera confusa. E’ una soluzione che può diventare efficace, sì, ma perché non sfruttare di più gli inserimenti in area anche degli stessi interni di centrocampo? Più spunti e freschezza da parte dei terzini (Bugno, Anghileri, Campinoti: quelli che hanno corsa e tanta voglia di mettersi in mostra) che vanno sul fondo e più maglie biancorosse nel castello difensivo avversario. Con i movimenti giusti nell’area – compiuti dai due attaccanti, con tre centrocampisti – sarà difficile per gli avversari limitare l’offensiva brianzola. C’è anche la necessità di rientrare in fase difensiva dopo e per rimettersi in quest’ottica, la squadra deve conservare un assetto corto, con una trappola del fuorigioco scaltra.
Dopo qualche spunto di tattica – argomento sul quale ci informiamo e ci divertiamo a scrivere, rimanendo comunque degli addetti ai lavori non estremamente tatticomani – si passa alla mentalità. Di quella possiamo dire qualcosa di più personale, determinante ed ognuno ha la sua da dire. Lanciamo pochi, forse illuminanti, spunti. Perché il Monza deve andare in campo avendo timore dell’avversario? Perché non dovrebbe essere l’avversario ad aver timore del nostro gioco e della nostra formazione?! Aggredire, far mancare all’altra squadra la sicurezza necessaria per imbastire un’azione: una cosa da estremo dispendio energetico ma efficace, senza dubbio.
E’ proprio per questo – per il cambio di mentalità – che, all’inizio dell’articolo, ci siamo rifatti ad un poeta qualunque che amava rischiare. Diciamoci la sfacciata verità: mancano quattro giornate e non abbiamo niente da perdere ma solo da cercare di guadagnare la salvezza diretta. E’ giunta o no l’ora di osare?


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