La storia siete voi: Peppiniello Massa, napoletano verace
Dal 1947 al 1965 l’Nba aveva una regola per il Draft, il territorial pick. Visto che si era agli inizi, durante la lotteria, le squadre avevano un diritto di prelazione sui giocatori che stavano ad un college nel raggio di 50 miglia affinchè le persone potessero interessarsi maggiormente alle franchigie visto che spesso i cestisti dell’università erano famosissimi nella zona in cui praticavano. Questa regola è stata messa al bando ma sarebbe bene che la prendesse in seria considerazione il Napoli perché troppo spesso si è lasciato sfuggire calciatori di valore assoluto. Negli ultimi anni si è persi Lodi, Di Natale, Quagliarella, Montella, Criscito ed è bene parlare di un altro grande emigrato: Giuseppe Massa, meglio noto come Peppiniello.
Il “Massa” più famoso del mondo è sicuramente Felipe, il pilota della Ferrari, e questo ci da sicuramente uno spunto perché Peppiniello era un’ala destra che correva più del brasileiro Felipe nelle ultime stagioni.
Nasce nel 1948 a Napoli e muove i primi passi nella Flegrea, società che darà poi parecchi calciatori al professionismo. È piccolo, riccioluto e calcisticamente cattivo. Non crescerà poi molto, è 1.68, ma in zona si fa notare e così il presidente Del Gaudio ed il presidente Proto, l’anno dopo aver fondato l’Internapoli, lo acquistano e lo fanno giocare insieme ad un altro paio di ragazzini che avrebbero poi avuto un discreto successo: Pino Wilson e Long John Giorgio Chinaglia.
Il Napoli del periodo, pur avendo questi tre calciatori a 10 km dalla sede, non calcola nemmeno di striscio questo trio. Ci arriva però la Lazio che ha tanta voglia di vincere così porta il cash e preleva in tronco i Big Three dell’Internapoli.
Lazio è la prima grande avventura per Massa, un’avventura ricca e vissuta in pieno:il primo anno, quello della retrocessione in B, lo passa nella Primavera biancoceleste, il secondo da comprimario, il terzo da protagonista. Dopo due anni di massima serie ed una Coppa delle Alpi le aquile tornano in Serie B. È membro attivo della squadra che centra la promozione l’anno dopo, segna 12 goal e contribuisce in maniera determinante alle 26 reti segnate dal capocannoniere Chinaglia.
In Serie A non vestirà però più la casacca biancoceleste perché l’Inter lo cerca e lo acquista per 300 milioni più il cartellino di Massimo Silva, attuale tecnico dell’Ascoli, e del compianto Mario Frustalupi, padre del vice allenatore del Napoli Nicolò.
È il periodo più brutto della sua carriera. L’Inter gioca male, lui gioca male. A Milano si parla di un napoletano triste, che soffre di suadade perché il richiamo della terra è troppo forte, perché dopo 8 anni il napoletano deve tornare a casa.
Franco Janich, direttore sportivo del Napoli, fiuta un possibile affare e prova a portarlo a casa. Ci riesce. Peppiniello torna a casa e torna il sorriso sul suo volto.
A Napoli trova Luis Vinicio, ‘o Lion, l’inventore del Calcio Totale, calcio in cui Massa viene esaltato. 4 anni magici in Campania, i primi due anni segna 18 goal poi il declino dovuto all’età visto che comunque un’ala ha vita più breve rispetto ad un collega che fa un ruolo normale.
Una Coppa Italia, una Coppa di Lega Italo-Inglese, (il primo grande trofeo europeo degli azzurri), poi il passaggio all’Avellino perché non vuole fare il comprimario, non vuole essere di peso, ma non vuole allontanarsi dalla sua terra.
È stato un giocatore viscerale, legato a tutte le maglie, tranne quella dell’Inter, in cui ha giocato, e ricordato con orgoglio da tutte le tifoserie, tranne quella interista, che hanno avuto l’onore di vederlo giocare. Chi ama non dimentica, grazie di tutto Peppiniello, napoletano verace.


