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Serie A

Manolin, il cielo e i baci alle foto: un addio lungo dieci anni

07.06.2012 14.22 di Andrea Losapio  articolo letto 2898 volte
© foto di Alterphotos/Image Sport

Una notizia scuote la Spagna. Forse più del debito contratto dalle società della Liga, anche più del tasso di disoccupazione giovanile che galoppa attorno a quota 50%. Manolo Preciado, nuovo tecnico del Villarreal, è morto a causa di un infarto a 54 anni. Aveva firmato ieri con il sottomarino giallo, nobile decaduta, retrocessa nella seconda serie del futbol iberico dopo un'annata sciagurata. L'infortunio di Rossi, le distrazioni di Zapata, le mancate segnature di Nilmar, Ruben e Martinuccio, gli stipendi arretrati (e poi corrisposti con ritardo). Niente, a confronto di ciò che sta passando in questo momento la società di Fernando Roig.
La vita di Manolo Preciado ricorda, in qualche modo, ciò che ha passato Piermario Morosini solamente due mesi fa. Non tanto nella durata, perché morire a venticinque anni è diverso che spirare a cinquantaquattro, ma nelle sciagure che lo hanno colpito e temprato durante gli ultimi dieci anni. Nell'estate 2002 perse la moglie, Puri, per un cancro e dopo una lunga malattia, con Manolo nel ritiro del Racing Santander. Alla diciottesima giornata della stagione Dmitry Piterman acquistò il club, e lui decise di rassegnare le sue dimissioni, a 45 anni, e di scendere nella seconda serie con il Levante. Il rito era scaramantico: tirava fuori dal portafogli la foto della moglie, Manolin, per poi baciarla. Dopo una stagione difficile riuscì a portare la squadra valenciana in Primera. Finalmente una fiammella di speranza dopo un anno e mezzo terribile, ma il destino è in agguato. E' sempre estate, quel 4 luglio 2004, e un incidente con il motorino si prende la vita del figlio quindicenne Raul, oltre a parte della sua. Le foto da baciare divennero due, ma il pallone era lì a occuparsi di lui. "Perché allenare non ti dà il tempo per pensare alle disgrazie".
L'anno scorso il padre Manuel Preciado Chambers viene investito da un'auto e muore. Una vita ai limiti dell'impossibile, che però viene riconosciuta come straordinaria da tantissimi che lo hanno conosciuto. Da Cesc Fabregas a Sergio Ramos, passando per Juan Mata e tutti i componenti della spedizione spagnola in Polonia e Ucraina. "Era un lottatore e la sua perdita lascia un vuoto", asserisce Del Bosque. Ma tutti raccontano di un buon allenatore e di un'ottima persona, martoriata da ciò che è stata un cammino che qualcun altro definirebbe fin troppo complicato.
Sei anni alla guida dello Sporting Gijon, prima dell'esonero, 232 partite sulla panchina asturiana che lo eleggono come il secondo tecnico più longevo di sempre. E, negli occhi, l'enorme soddisfazione dell'aprile 2011: quando i rojiblancos fecero visita al Real Madrid del miglior allenatore del mondo, José Mourinho, capace di non perdere da nove anni in casa. Il risultato? Uno a zero per gli asturiani, prima sconfitta casalinga per lo Special One e titolo in banca per il Barcellona. Questo dopo che Mou (era il 15 novembre 2010) lo apostrofò per avere regalato ai blaugrana tre punti e avere messo in campo una squadra debole. "Retrocederai", gli disse il portoghese. Profezia errata, anche grazie alla grande stagione del Gijon. Che gli valse ben una visita a Valdebebas, quartier generale del Real, per aggiustare le cose con Mourinho. Missione riuscita, come nell'aprile 2011. Quando un miracolo rese immortale Manolo Preciado, che verrà ricordato per sempre come l'uomo che interruppe la grande imbattibilità casalinga di Mourinho.
Cantabrico di nascita, ma innamorato dei paesi baschi e dell'Athletic. San Mames era il teatro dei sogni, il ristorante Kate Zaharra il luogo di ritrovo per avere la miglior vista su Bilbao. Il suo sogno era potere, un giorno, allenare quella squadra. Che ora è di Bielsa, ma che rivendica ampiamente le sue radici, come il Racing Santander in Cantabria, dove Preciado ha trascorso gran parte della sua esistenza sia come giocatore, sia come allenatore. "La vida me ha golpeado fuerte. Podía haberme hecho vulnerable y acabar pegándome un tiro, o podía mirar al cielo y crecer. Elegí la segunda opción". La vita ti ha colpito davvero troppo forte. Suerte Manolin.

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