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Serie D

Ischia, il club rinuncia alla D. Epilogo di una fine annunciata

02.08.2016 23.10 di Stefano Sica   articolo letto 5836 volte
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com

Da oggi l'Ischia è fuori da tutti i campionati nazionali. Il club ha infatti rinunciato all'iscrizione al prossimo torneo di serie D a distanza di 18 anni quando, dopo un'annata in C1 nella quale i gialloblù si piazzarono a metà classifica, il calcio sull'isola riprese il proprio cammino dall'Eccellenza regionale a causa di inadempienze finanziarie della vecchia gestione. Una fine annunciata, che era nell'aria da mesi, epilogo di una gestione tecnico-societaria disastrosa trascinata avanti da un po' tutti gli attori che si sono avvicendati in quest'ultima, sciagurata parentesi tra i professionisti. Proprietari a vario titolo, presidenti e loro factotum, responsabili di mercato e figure complementari senza peso né ruolo specifico. Ognuno ha scritto la propria pagina negativa in questa fase crepuscolare che ha spinto man mano l'avventura calcistica dell'Ischia verso un crac irreversibile. Un fallimento che la scelta oculata sulla guida tecnica, affidata inizialmente a Dino Bitetto ed al suo staff, sembrava poter scongiurare. Ma è stato un po' come mettere la polvere sotto al tappeto. Tanto che gli affanni di una società poco solida sarebbero emersi dopo qualche mese dando alimento, nel contempo, al valzer degli allenatori avvicendati (ben quattro ribaltoni nelle direzioni tecniche), alle frizioni in seno alle varie (e troppe) componenti societarie, alle poco credibili rassicurazioni sulla stabilità finanziaria presente e futura del club, alle improvvisazioni anche organizzative che hanno finito per destabilizzare il gruppo e, infine, alle carenze e contraddizioni che hanno contraddistinto anche l'aspetto della comunicazione, mal gestito dalla dirigenza e dai preposti all'incarico (l'era dei silenzi stampa prima imposti e poi smentiti). Come infelice è stata l'idea di rompere il cordone ombelicale con l'isola, seguita, mesi dopo, dall'ancora più inopportuna promessa (poi non mantenuta) di riportare la squadra sul territorio di appartenenza senza aver prima sistemato alcun aspetto organizzativo che potesse permettere un trasferimento agevole ed efficace (trasporti, alloggi, campi di allenamento e quant'altro). Non che tutte le fazioni societarie fossero d'accordo su questa ipotesi, sia chiaro. Ma, in questa fase intermedia, e come soluzione di compromesso, i gialloblù si allenavano un po' a Napoli e un po' ad Ischia, a detrimento della settimana tipo e della loro stessa serenità. E la retrocessione, senza opporre ostacoli, è stata la conseguenza naturale di questo quadro clinico in fase terminale. Un progetto ambizioso partito con Lello Carlino e finito tristemente oggi dopo tre campionati tra i professionisti. E il futuro, adesso, è in bilico, avvolto nella più totale incertezza. Al momento, la compagine principale dell'isola resta il Forio, che partecipa al campionato di Eccellenza regionale. In attesa di qualche risvolto positivo per gli innamorati dei colori gialloblù.

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