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...con Andrea D’Amico

...con Andrea D’AmicoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Balti Touati/PhotoViews
martedì 24 marzo 2020 00:00A tu per tu
di Alessio Alaimo
“Il mio lavoro ai tempi del Covid-19: giornali e tanto telefono. Stipendi calciatori, no a provvedimenti affrettati.Governo, Uefa e Fifa aiutino il calcio, hanno le risorse. Sia anno fiscale bianco”

“Oggi è difficile fare qualsiasi tipo di considerazione. Qualunque cosa verrebbe stigmatizzata e manipolata soprattutto quando si parla di stipendi di calciatori”. Così a TuttoMercatoWeb l’operatore di mercato Andrea D’Amico a proposito della possibile sospensione degli stipendi dei calciatori o nella peggiore ipotesi della riduzione del compenso pari al 25% se il campionato non dovesse riprendere a causa dell’emergenza Coronavirus.

D’Amico, bisogna stare a casa. Cosa fa in questi giorni?
“Leggo i giornali, mi tengo informato. Parlo al telefono. Ma è come se continuassi a pedalare su una cyclette senza macinare chilometri. C’è paura, non si può parlare di business”

Una pandemia che ha colpito anche lo sport.
“È una situazione incredibile per tutto il mondo. Spostamento europei, blocco campionati, Olimpiadi in dubbio. Bisogna riflettere. E capire quando riprenderà il campionato. Se il torneo dovesse essere portato a termine regolarmente poi si potrebbe trovare una soluzione giusta per tutti. Intanto vediamo se il campionato può riprendere con il pubblico o i diritti tv che danno carburante alla società. Tutte le componenti sono chiamate ad avere un senso di responsabilità”.

La sospensione degli stipendi di marzo è l’argomento del momento. Si parla addirittura di riduzione del 25% se il campionato non dovesse terminare.
“I calciatori come tutti gli altri lavoratori non hanno colpe, sono danneggiati da questa situazione. Loro come gli imprenditori. Bisogna aspettare e capire come evolverà la pandemia prima di prendere qualsiasi decisione. I calciatori sono lavoratori dipendenti. Subiscono i provvedimenti dovuti a questa emergenza di salute. Non bisogna fare differenza tra chi guadagna tanto e poco. Si troveranno le soluzioni giuste, anche in funzione di eventuali perdite che avranno le società. Pure il rinvio degli Europei avrà un’influenza negativa davanti a chi sperava di avere una vetrina internazionale. Facile chiedere ai calciatori di sospendere lo stipendio, ma ci sono componenti molto più ricche. Non dimentichiamoci che la UEFA e la Fifa hanno tante risorse da poter intervenire in questa situazione, proprio come il Governo”.

Il rinvio del pagamento delle tasse una soluzione per fare respirare le società?
“Dovrebbe essere un anno bianco in ogni categoria a livello fiscale. Tante aziende rischiano di fallire perché sono obbligate a rimanere chiuse e quindi come fanno a pagare le tasse? Quello che è successo va al di là di ogni situazione prevedibile. L’Unione Europea, il Governo italiano, la Fifa e la UEFA e le varie componenti possono fronteggiare una soluzione di questo tipo e devono tirare fuori i soldi per tutte le categorie di riferimento. Oggi stiamo vivendo in una bolla come se il tempo si fosse fermato. È un momento di grande incertezza globale. Se tra dieci-quindici giorni la situazione dovesse migliorare bisognerebbe vedere cosa accade nelle altre nazioni. Oggi mi metto nei panni di chi è titolare di un’attività ed è costretto a chiudere. Penso a coloro che hanno difficoltà, mi auguro possano risollevarsi”.

E i suoi calciatori come hanno preso questa pandemia?
“Alcuni di loro sono in quarantena (Bocchetti, ndr), si augurano tutti che questa situazione finisca al più presto. Però di fronte ad un disastro del genere è difficile fare previsioni”.

In Cina il problema sta per essere superato. Il calcio cinese avrà problemi? Qualcuno vorrà andare via?
“A vedere la situazione potrebbe sembrare più rischioso andare in un altro campionato. I ragazzi che sono lì prenderanno le decisioni d’accordo con le società e le autorità. Ma da ciò che si vede sembra che la situazione sia migliore proprio lì”.

Coronavirus e calciomercato estivo: quali conseguenze in Italia?
“Le conseguenze economiche saranno peggiori di quelle sanitarie. Nel calcio ma anche in tutti gli altri settori”.

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