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...con Budan

"Grazie Palermo. Zamparini-Ceravolo? Se serve l'interprete si capiscono guardandosi negli occhi. Gattuso? Lo avevo protetto e non ero la spia del presidente. Team manager bella esperienza, ora sostituito da un giornalista. Spezia, sono pronto"
09.07.2014 00:00 di Alessio Alaimo  Twitter:    articolo letto 26736 volte
© foto di Marco Rossi

Quindici anni al fianco di Zamparini, ora l'addio. Igor Budan lascia il Palermo, dove l'anno scorso ha ricoperto il ruolo di team manager. Ieri ha risolto il contratto con i rosanero, adesso lo attende una nuova esperienza allo Spezia, come vice direttore sportivo. Budan sarà il braccio destro di Guido Angelozzi. E in esclusiva a TuttoMercatoWeb parla del suo passato e delle prospettive future. Nel corso dell'intervista Budan mette da parte le frasi fatte e si concede per una lunga chiacchierata, tra passato, presente e futuro.

Budan, quindici anni con Zamparini e ora l'addio. Che effetto fa?
"Ancora oggi c'è gente che mi chiede «Ma che Palermo facciamo? Come va da dirigente?», probabilmente il mio silenzio di questi mesi è stato la scelta migliore: a caldo si potevano dire tante cose. Sono stati degli anni belli, dei prestiti fatti bene dove magari il presidente rosicava perché stavo facendo bene. Con lui però ho fatto meno. Ha voluto darmi sempre una possibilità, un po' mi è dispiaciuto nella stagione 2008/2009 quando ho avuto dei problemi fisici che non mi hanno permesso di avere continuità. In quindici anni sono cresciuto e maturato molto. Il rapporto umano con Zamparini però rimane al di là della risoluzione del contratto e dei fogli di carta".

Quando ha capito che la sua esperienza con il Palermo sarebbe finita?
"La prima sensazione l'ho avuta a febbraio. Lo cominciavo a sentire meno, non avevo più il rapporto di prima. In quel periodo Zamparini ha cominciato a seguire altre persone della società, non c'era più il rapporto di fiducia di prima anche se non ne avevamo parlato. Ad un certo punto volevo anche capire cosa stava succedendo: ma si faceva vedere sempre meno, le chiamate erano sempre più corte. Non avevo neanche la possibilità di entrare in discorsi più approfonditi".

Però che sarebbe andato via lo ha letto sui giornali...
"Sì, esatto. Mi aspettavo che arrivasse una telefonata. Ma dopo qualche giorno, a Cittadella, a me Zamparini lo ha detto in faccia che sarei andato via e questo non capita sempre. L'ho vissuta come un'esperienza positiva, non ho niente da rimproverarmi e non rimprovero niente a Zamparini perché è lui che paga e fa le scelte".

Nell'ultimo anno ha svolto il ruolo di team manager...
"È stato un ruolo innovativo: Cordoba lo fa all'Inter, Accardi all'Empoli. Le società cominciano ad introdurre questa figura che può rappresentare il club in tutti i settori. Nel mio caso ho aiutato tanti calciatori stranieri ad ambientarsi. L'esperienza da giocatore mi ha aiutato nel mio lavoro, da organizzare un parto alla moglie di un calciatore fino a parlare con il mister degli acquisti e di altre cose. È stata una grande esperienza. Per un giocatore che smette, fare il team manager è uno dei ruoli più belli che possa svolgere: è un'ottima scuola per capire se è portato a fare il dirigente. Adesso mi sostituisce un giornalista, l'addetto stampa: o sono stato un ottimo maestro oppure la società, anche pensando ai possibili nuovi soci che potrebbero entrare, voleva abbassare i costi e cercava una soluzione così".

Al Palermo è cresciuto da dirigente sotto l'ala protettiva di Perinetti.
"Nonostante la sua grande esperienza ha sempre cercato di adeguarsi ai tempi: lavorare al fianco di Zamparini e Perinetti che vive spogliatoi da trent'anni è stato bello. Praticamente mi è capitato di tutto: da lavorare con un allenatore inesperto ad uno esperto in promozioni. Con Perinetti il rapporto umano rimane: quando vinci e perdi vivi le vittorie e le sconfitte".

A proposito di allenatore inesperto, qualcuno sostiene che lei sia stato l'artefice dell'esonero di Gattuso.
"Non riesco a capire come avrei potuto danneggiare Gattuso. Anche perché non giocando non potevo certo sbagliare io. Ho dato tutto me stesso per lui e per il suo staff, così come per tutte le persone con cui ho lavorato. Ci ho messo il cuore e grande sudore, il suo esonero è stata una sconfitta. Il presidente un giorno mi ha detto «Ma non ti sei accorto che Gattuso non era pronto?». Invece l'ho protetto e la mia risposta a quella domanda è stata: «Fin quando la squadra lo segue lo appoggerò sempre»".

Domanda cattiva: cosa risponde a chi le diceva che era la spia di Zamparini?
"Nel mio ruolo non esiste la parola spia. Nel mio ruolo bisogna rispondere con chiarezza, con il presidente ci siamo sempre confrontati con trasparenza. Non ho mai raccontato cose che non esistevano. Non è una domanda cattiva, anche perché fare la spia non fa parte di questo lavoro. Chi viene pagato per fare una relazione al presidente non può essere considerato una spia, ma una persona che fa il suo lavoro con professionalità".

Intanto il Palermo cambia: da Perinetti a Ceravolo.
"Non conosco e non ho mai visto Ceravolo, conosco Giorgio. Penso che la scelta sia stata fatta in funzione del fatto che si voglia far gestire tutto a presidente e allenatore. Il Palermo non ha cercato un gestore ma uno scout, non so se gli sia stata data la carica di direttore sportivo solo perché non c'è nessuno in quel ruolo oppure perché è giusto attribuirgliela".

Ieri Zamparini non è stato particolarmente delicato nei confronti di Ceravolo: lo ha presentato come un grande lavoratore, ma ha fatto notare anche che non ha quasi mai fatto il direttore sportivo e che "quando parla c'è bisogno dell'interprete"...
"Il presidente spesso sa essere anche ironico. Non ho mai sentito Ceravolo, probabilmente lui e il presidente anziché parlare si capiscono con lo sguardo e riescono a fare così le operazioni importanti. Come ho detto direttamente a Zamparini l'importante è che ci siano persone che guardino all'interesse del Palermo e non a quello proprio".

Con quante persone del Palermo mantiene un buon rapporto oggi?
"Non riesco a litigare con il presidente, è impossibile: c'è troppo rispetto reciproco. Non posso dire che provo rancore. Tengo per me sia i buoni che quelli meno buoni. Sicuramente a parte Zamparini e Perinetti con cui mantengo un buon rapporto, negli uffici c'è stato qualcuno che non si è comportato bene: lo capisci a pelle, questo però a livello umano perché professionalmente tutti hanno rispettato i ruoli e hanno lavorato bene".

Come si spiega l'immobilismo del Palermo sul mercato? L'anno scorso di questi tempi erano state chiuse tante operazioni...
"Probabilmente ci sono difficoltà a trattare. Tutti vogliono fare il colpo e risparmiare. Poi ci sono stati anche i Mondiali. Bisogna avere pazienza. Ma la squadra costruita l'anno scorso comunque è già competitiva: ci sono giocatori che sono validi anche per la serie A".

Adesso per lei una nuova occasione: lo Spezia.
"Avevo anche un'altra possibilità, cioè una collaborazione con il Lugano. Ma non potevo dire di no al mio vicino di casa, le sfide non si buttano mai via soprattutto dove provi rispetto, sentimenti e adrenalina al di là dei soldi e della categoria. Spero di essere utile, mi metterò a disposizione. Come accaduto con Perinetti, lavorerò accanto ad un altro direttore sportivo esperto come Guido Angelozzi".

Lo Spezia parlerà croato anche in panchina: avete scelto Bjelica, perché non è arrivato Tudor?
"Tudor aveva problemi famigliari, l'ho solo salutato ma non siamo entrati nei dettagli. C'erano queste due opzioni. Bjelica si rivelerà una scelta azzeccata, è un allenatore con le idee chiare, crediamo tutti in lui. È una grande sfida, per me, per Angelozzi e per lo stesso mister. Gli costruiremo una squadra in grado di dare soddisfazioni ai tifosi, a noi e alla squadra. E a proposito dei tifosi...".

Prego.
"Attraverso quest'intervista voglio salutare i tifosi del Palermo e ringraziarli per l'affetto. C'è stato e ci sarà sempre un bel rapporto".


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