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...con D’Amico

“Giovinco piaceva in tutto il mondo, Al Hilal scelta vincente, Sebastian primo obiettivo da sempre. E quel blitz dei cinesi... Nazionale? Non è stato considerato nel modo giusto. Il Toronto...”
07.02.2019 00:00 di Alessio Alaimo  Twitter:    articolo letto 8499 volte

Sebastian Giovinco vola in Arabia Saudita. La nuova sfida della Formica Atomica si chiama Al Hilal. “C’era una serie di interessi da tutte le parti del mondo. Andava in scadenza a dicembre 2019... erano arrivate diverse richieste da Cina, MLS, Messico. Già a novembre però avevamo cominciato a parlare con alcune persone legate al Principe Mohammad Bin Faisal al Saud, poi dopo una serie di incontri questa cosa si è delineata in tutte le sue sfaccettature. E nell’ultimo mese si è concretizzata la possibilità”, dice a TuttoMercatoWeb l’agente, Andrea D’Amico.

Perché non avete rinnovato con il Toronto?
“Abbiamo avuto degli incontri, ma le nostre aspettative erano diverse dalle loro. Comunque il trasferimento è stato possibile anche grazie agli ottimi rapporti con il Toronto”.

Giocando in Arabia Saudita sarà difficile vestire la maglia della Nazionale...
“Le scelte di un calciatore vanno in direzione di una sicurezza di progetto ed economica del club. Sebastian è andato in Canada dopo essere uscito dalla Juventus, ha disputato un anno incredibile e non è stato convocato per Europei e Mondiali nonostante avesse entusiasmato l’America. Recentemente è stato convocato per due partite, ma non ha giocato neanche un minuto. Non si può mica condizionare una scelta per la Nazionale. In Nazionale dovrebbero giocare i migliori, ma con Sebastian non è sempre stata rispettata questa cosa”.

Il trasferimento in Arabia Saudita è stato possibile grazie al suo rapporto personale con il Principe. Da quelle parti c’è voglia di costruire qualcosa di importante...
“C’è conoscenza di calcio, programmi e calciatori. E possibilità economiche importanti. Il paese sta cambiando velocemente. Di conseguenza è chiaro che anche il calcio e lo sport assumano rilevanza importante come vetrina per il paese che cambia. E poi l’Al Hilal è il Real Madrid dell’Asia, una squadra costruita per raggiungere obiettivi importanti”.

Il mercato italiano a gennaio non ha regalato emozioni. Voi vi siete dedicati ad un grande trasferimento...
“Siamo organizzati in modo tale da poter seguire tutte le situazioni. Io mi sono dovuto occupare della trattativa di Sebastian, ma eravamo vigili su tutti i fronti. In Italia è stato un mercatino, ci sono stati degli aggiustamenti. Forse Piatek è stata la new entry più importante: è arrivato come sconosciuto, in pochi mesi si è guadagnato la ribalta con i suoi gol”.

Che impressione ha avuto della realtà araba?
“Ottima. Davvero. All’Al Hilal c’è una generazione che ha idee moderne, brillanti. Ormai il mondo grazie alla comunicazione è diventato davvero piccolo. Il calcio è un grande veicolo, un prodotto che non ha più frontiere e ha tante funzioni: economiche, sociali, sportive. C’è entusiasmo, la Lega Araba vuole crescere e dopo aver visto l’impatto di Sebastian sull’MLS hanno puntato su di lui”.

Prima di Giovinco si parlava di altri nomi, tra cui il Papu Gomez ma anche profili internazionali.
“Gli altri nomi usciti credo fossero uno specchietto per le allodole, il primo obiettivo è sempre stato Giovinco”.

Qualche mese fa per il suo assistito c’era stato un assalto dalla Cina direttamente nel vostro ufficio...
“Vero. È venuta una delegazione di cinesi. Hanno fatto un’offerta. Si sono presentati fisicamente in Italia. Ma non abbiamo avuto alcun dubbio sulla scelta: l’Al Hilal è un progetto vincente”.


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