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La Giovane Italia
A tu per tu

...con Franco Ceravolo

09.01.2009 00:00 di Redazione TMW   articolo letto 13258 volte

Uno dei grandi assolti del Processo GEA concluso oggi, ma anche il direttore sportivo del Livorno, i cui gioielli vengono corteggiati anche dalle big di Serie A: "A tu per tu", la quotidiana rubrica di Tuttomercatoweb, questa sera vedrà protagonista Franco Ceravolo che parlerà a tutto campo del procedimento giudiziario oggi archiviato ma anche del futuro di Diamanti e Tavano, due delle stelle più lucenti dei labronici di Aldo Spinelli

Innanzitutto, chi è Franco Ceravolo per i pochi che non la conoscono?
"Il mio lavoro alla Juventus è sempre stato solo di una mansione tecnica, ovvero quella di scegliere i ragazzi giovani da acquistare per il settore giovanile e la prima squadra: peraltro sono stati anni di immense soddisfazioni, visto che tanti giocatori da me scelti sono diventati colonne portanti della squadra o semplicemente hanno trovato le loro fortune in altre società".

E questo processo come le ha cambiato la vita?
"Mi ero creato nel corso di 15-20 anni di carriera una buona fama in Italia ed in Europa, tanto da essere nominato tra i migliori talent scout in circolazione: da due anni a questa parte, la mia immagine ha subito dei danni specie in chi non mi conosceva, perchè per colpa di questa vicenda in tanti si sono fatti un'idea sbagliata di Franco Ceravolo, che invece è una persona che ha faticato per ottenere tutto ciò che ha conseguito con sacrifici.

Ne ha sofferto molto?
"La mia coscienza è sempre stata apposto e chi mi conosce bene, familiari, colleghi, lo sanno perfettamente e non hanno mai avuto dubbi: c'è stata una vigliaccheria ed una cattiveria nei mie confronti da parte di certa stampa veramente fuoriluogo invece. Decisi così di andare al QPR per avere una esperienza professionale diversa ma anche per staccare la spina da un certo ambiente".

L'esperienza al QPR cosa le ha lasciato?
"Mi ha arricchito molto la mentalità inglese, questa forte lealtà che hanno nel mondo del calcio: una cultura sportiva splendida, dove le partite finiscono al fischio finale ed in settimana si può lavorare tranquilli e non travolti dalle polemiche".

Tornando al processo, i Moggi non sono stati assolti...
"Mi dispiace sicuramente, perchè conoscendo la situazione non penso che siano colpevoli di quanto gli è stato imputato: spero che la Giustizia venga però fuori e che vengano assolti anche Luciano e suo figlio".

Quindi è dalla loro parte?
"Non vedo nulla di male nel dare una mano ad un figlio, l'importante è mantenere la correttezza ed attenersi alle regole: oggi nel calcio ci sono tanti dirigenti che hanno figli che fanno i procuratori... C'erano prima, ci sono oggi e ci saranno domani figli che fanno lo stesso lavoro dei loro padri".

Dunque la GEA non era il male che è stato dipinto...
"Io non sono mai stato un procuratore, sono stato responsabile dell'area tecnica della Juventus: con la Gea non c'entravo nulla, ma ho solo scelto per tutta la mia carriera giocatori giovani e fatti crescere. Da Gattuso, preso a Perugia ed ora sappiamo che giocatore è diventato, a finire alla nuova leva come Criscito, Marchisio, Giovinco... Ma non è che fossi il loro procuratore, anzi: finalmente giustizia è stata fatta però".

Moggi lo sente ancora?
"E' rimasto un amico, con cui ho molto rispetto reciproco: ci tengo a dire poi che ho sempre avuto un grande rapporto lavorativo con lui, mi lasciava carta bianca su tutto e dunque posso spendere solo parole belle per lui come per Giraudo, come per Bettega. Non rinnego nessun tipo di rapporto se è questo che volete sapere".

Cosa le ha tolto la bagarre successiva alle condanne di Calciopoli?
"In tre anni dopo 20 di sacrificio, portando gente come Gattuso in Nazionale, dando possibilità a tanti ragazzi, mi sono visto privato di tutta la credibilità che mi ero costruito. Dentro di me mi sentivo a posto con la coscienza, la mia unica colpa era quella di scegliere i giocatori per quella Juventus. Adesso ho solo voglia di tornare a far bene e fare gli interessi del Livorno. Per questo non potrò che ringraziare sempre il Presidente Spinelli".

Che idea si è fatto lei di quello scandalo?
"La Juventus era forte. Lo dimostrano i giocatori che ora fanno la differenza all'Inter, come Ibrahimovic. Anche a livello giovanile quella Juve dominava, e qui ne vado fiero dato che toccava direttamente il mio lavoro. La nostra colpa era quella di essere dirigenti più bravi degli altri. Spero che dopo questi anni anche la gente possa avere capito come andavano le cose, sono felice che la verità sia venuta a galla".

Qual è stato l'aspetto che più le ha fatto male in questi anni difficili?
"Alcuni hanno scritto quello che sapevano, altri cose non vere. Mi dispiace che gente che sapeva come lavoravo a volte mi ha definito un collaboratore Gea. Io lavoravo per la Juve ed avevo rapporti con tutti i procuratori in generali non certamente in esclusiva con la Gea, mi ha dato veramente fastidio. Sono stato il responsabile tecnico della Juve ed ho ottenuto risultati importantissimi".

Oggi però, il ritorno nel calcio che conta, con l'esperienza di Livorno... Operazioni per i labronici?
"Rimaniamo così a gennaio in linea di massima: ci sarà qualche ragazzo da mandare a fare esperienza, ma in entrata penso che non avremo grosse novità, specie se non andrà via nessuno.

Grandoni?
"E' una cosa, quella di Marazzina per Grandoni, letta sui giornali, ma che non sta nè in cielo nè in terra: noi non intendiamo provarci del giocatore".

Il vero gioiello si chiama Diamanti...
"Per Diamanti come per Tavano il discorso è chiaro: il Presidente Spinelli è il primo tifoso di questa squadra e dunque mai può immaginare di cedere due simili gioielli che stanno facendo la fortuna della nostra squadra in questa stagione e la faranno nelle prossime".


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