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...con Gattuso

"Allenatore-calciatore, ruoli diversi: non basta aver vinto. Ofi Creta? Una sfida. Ora pronto a ripartire. Palermo, Dybala top e Belotti è come Sheva. Vazquez? Mai avuto dubbi. Allenare il Milan? Sì, ci penso. Da Berlusconi a Zamparini, i miei voti
18.03.2015 00:00 di Alessio Alaimo  Twitter:    articolo letto 18982 volte
© foto di Federico De Luca

Lottatore, guerriero. Lo era in campo, lo è anche da allenatore. Gennaro Gattuso è uno che non si ferma davanti a niente. E se da calciatore ha vinto tutto, da allenatore ha deciso di iniziare nel modo più difficile. Dal presidente Constantin a Sion a Zamparini a Palermo, fino a Manthos all'Ofi Creta. E proprio in Grecia Gattuso ha dimostrato tutto il suo carattere, quella voglia di fare l'impresa in situazioni difficili. Quasi impossibili. Poi, quando non c'era più nulla da fare, è andato via. E ora Ringhio è pronto a ripartire. E parla in esclusiva a TuttoMercatoWeb.

Mister, pronto a ricominciare?
"Pronto sicuramente, ma devo scegliere bene. A volte la voglia di lavorare ti porta a fare delle scelte borderline".

Ha scelto di rimettersi in gioco all'Ofi Creta da allenatore. Una situazione impossibile dal punto di vista economico. Poi si è dimesso. Ma ogni tanto non lo pensa «chi me lo ha fatto fare?»?
"No, perché quando inizi a fare l'allenatore non basta essere stato un buon giocatore o aver vinto tanto per fare bene il tuo lavoro. Fare l'allenatore è diverso da fare il calciatore, bisogna studiare calcio e metterlo anche in pratica. Il campo ti fa capire se sei bravo o no. Il resto non conta. In questo mestiere non si finisce mai di imparare. Non si finisce mai di imparare, ma questo fa parte della vita".

Serve la gavetta, quella che manca ad Inzaghi, che oggi allena il Milan.
"Non amo parlare degli altri. Io ho sempre amato le sfide, non mi fanno paura. Quando si parla di me sorrido se sento che ho poca esperienza e che ho la pappa in bocca. L'ho dimostrato".

Ma perché è andato fino in Grecia?
"Conoscevo le difficoltà, ma mi piacciono le sfide difficili e gli ambienti caldi. Sapevo che l'Ofi Creta non attraversava un buon momento dal punto di vista economico ma no fino al punto che ho toccato con mano. Tutte le esperienze che ho fatto però, mi hanno lasciato qualcosa di positivo. Oggi però metterei da parte il fuoco che ho dentro, non vorrei sbagliare".

L'esperienza di Palermo le è servita. E proprio dai rosanero voleva attingere a qualche risorsa per la sua squadra...
"Volevo Lores Varela e Struna, sapevo che al Palermo avrebbero avuto poco spazio. Il primo ha bisogno di fiducia, si allena sempre a mille all'ora e ha doti calcistiche molto importanti. Quando avrà la continuità che merita farà vedere le sue doti; il secondo è molto duttile, può giocare in tante posizioni".

Potrà giocare in tante posizioni, ma di certo non poteva sostituire Vazquez. Anche se quando lei era l'allenatore del Palermo Zamparini scelse Struna per il posto in lista anziché l'argentino.
"Acqua passata, ma mi fa piacere che sapete le cose. Per me Vazquez non è una scoperta, doveva migliore dal punto di vista caratteriale. Ma la tecnica e le qualità le ha sempre avute".

Non solo Vazquez: a Palermo finalmente brilla Dybala...
"Non è una novità, quando dicevo io che era forte mi davano del pazzo. Non gli ho mai regalato nulla, bastava guardarlo quando si allenava. Tutto quello che stiamo vedendo lo ha sempre fatto, non è un caso che il Palermo lo ha pagato 12 milioni. Negli altri anni la sua difficoltà era quella di finalizzare, non riusciva a dare continuità. Oggi invece sì".

Per il dopo Dybala giusto puntare su Belotti?
"Non riesco ancora a capire come una grande squadra come Roma, Fiorentina o Lazio non punti su di lui. Dopo Sheva ho visto solo Belotti tirare quindici-venti volte in porta ad ogni allenamento e centrare sempre la porta. Allenandomi con Sheva ho notato questa dote, difficilmente quando tirava non prendeva lo specchio della porta. Belotti mi ha dato le stesse sensazioni, ha un veleno addosso incredibile. Si allena sempre a mille all'ora e ha voglia di imparare".

Ci pensa alla panchina del Milan? Un Milan che oggi fatica parecchio...
"Ci penso. Ma ho scelto un percorso e so che devo ancora migliorare e fare un percorso che è ancora lungo. Il mio traguardo è allenare la squadra che mi ha dato tante gioie. Però oggi è giusto che io migliori e faccia le mie esperienze. Quando sarò pronto vedremo. Per quanto riguarda il periodo che sta vivendo la squadra, non dimentichiamoci cosa ha fatto la famiglia Berlusconi, ci può stare un momento negativo: c'è passata anche la Juventus. Ora bisogna trovare una linea societaria giusta, ma conoscendo i personaggi che gestiscono il Milan so che tutto andrà per il meglio".

Ok, adesso diamo i voti. Berlusconi?
"Per la carriera che ho fatto, per il Milan che ha allestito quando giocavo, 10. Per anni ci hanno invidiato in tanti".

Ancelotti?
"10 perché veniva da un'esperienza in cui tutti dicevano che arrivava sempre secondo. Con noi ha aperto un ciclo invidiabile. Con l'albero di Natale abbiamo cambiato modo di fare calcio in Europa".

Allegri?
"9. Il primo anno che è arrivato al Milan ha vinto uno scudetto, il secondo abbiamo rischiato di vincerlo di nuovo. Ha una dote: non si piange mai addosso, sa farsi rispettare anche se è di poche parole".

Constantin del Sion?
"È un personaggio sopra le righe, s'innamora e disamora nell'arco di una settimana. Con lui ho avuto un grandissimo rapporto, ma sapevo con che personaggio avrei avuto a che fare. Gli diamo un 6,5".

Zamparini?
"È molto intelligente e astuto, non ha peli sulla lingua. Con me è sempre stato sincero e onesto. Fino al venerdì merita 8. Da venerdì a domenica 6".

Se le dico Budan?
"C'è stato un rapporto professionale, era alla prima esperienza in una nuova veste, proprio come me. Quando non si vedono le cose alla stessa maniera si discute. Ci siamo scontrati su delle visioni calcistiche che evidentemente erano diverse, ma sempre con rispetto. Gli do 6".

Perinetti?
"Non mi ha scelto lui. Lui conosceva me e viceversa, non avevo mai avuto nessun rapporto. Abbiamo lavorato insieme per tre mesi, ho conosciuto un grande conoscitore di calcio. Mi considero fortunato ad averlo trovato e di parlare ancora oggi con lui di calcio. Gli do 9".

E il presidente dell'Ofi Creta?
"Senza voto. Perché se poteva fare il presidente di una squadra di calcio lui può farlo chiunque".

Beh, lo fa Manenti a Parma.
"Sbagliate voi a farlo parlare ancora. Oggi meno importanza gli date e meglio è".

E lei, dove allenerà? Radiomercato parla dei Rangers...
"Ogni giorno ne esce una. Bisogna toccare con mano e vedere la realtà. Di chiacchiere se ne fanno tante, ma conta la concretezza. E non è importante dove, ciò che conta è fare bene e poter lavorare".

Perché ha detto no all'Hajduk Spalato?
"Come ho detto prima, devo scegliere con tranquillità, per mettere in pratica quello che si fa durante la settimana".


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