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...con Pietro Lo Monaco

...con Pietro Lo MonacoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico Gaetano
sabato 09 maggio 2020 00:00A tu per tu
di Alessio Alaimo
“Serie A, ripresa fondamentale. Ministro dello Sport poco preparato sul calcio. La B non riprende. Promozione Carpi, davanti a situazioni eccezionali provvedimenti eccezionali. E il Catania...”

“Nella ripresa ci credo e me lo auguro, perché la Serie A è in grado di rispettare il protocollo per la ripresa. Anche se a porte chiuse, può terminare il campionato. Ciò eviterebbe tantissimi problemi legati ai diritti televisivi ed eventuali ricorsi”. Così a TuttoMercatoWeb Pietro Lo Monaco.

Si aspetta la ripresa anche della B?
“Credo che sia difficile da rispettare i protocolli. Poi si è fermi da quasi tre mesi, non ci sono entrate di nessun tipo. Ritengo che ci possa essere un ecatombe se non intervenissero determinazioni del Governo e della Federazione. Spero invece che la A riparta, darebbe un segnale di ripresa”.

E la C? Tre promozioni più il Carpi per il calcolo della media punto.
“Davanti a eccezionali ci vogliono determinazioni eccezionali. La Serie C ha avanzato delle proposte in relazione alla chiusura del campionato. Questo comporta che il prossimo anno possa esserci una Serie C a più squadre. La Serie B deve prenderne atto, un’annata a più squadre potrebbe dipanare la faccenda. Fermo restando che poi si possano prevedere delle retrocessioni in più”.

Per il futuro si valuta la riforma dei campionati. Con la B a due gironi...
“È una riforma che lede i diritti di tante squadre. Tante squadre retrocesse o che hanno avuto problemi in Serie B sono fallite. Negli ultimi anni la C ha perso più di cinquanta squadre. È un campionato importante, una fucina di esperimenti e giovani. Al di là dei problemi economici che ci sono a tutti i livelli, pensare di decapitare un campionato con un colpo di ascia mi sembrerebbe assurdo”.

Il Governo come ha gestito la situazione?
“Il mondo del calcio è considerato quello degli agiati che non hanno bisogno di niente e un gioco. Ma non è così. Il calcio paga allo stato tanti di quei soldi che i settori se lo sognano. Spadafora sbaglia, dimostra di essere poco preparato alle problematiche del calcio. Le società pressano per riprendere, ma evidentemente il Ministro dello Sport non si rende conto che alla base c’è la sopravvivenza del calcio. Un fermo totale comporterebbe grossi problemi. Con l’ondata politica delle ultime elezioni c’è stata una reazione alle conduzioni precedenti e quindi un’apertura ad un movimento politico composto da tanti uomini ancora acerbi e questo lo vediamo quotidianamente non solo nel calcio. Sembra che ci sia una maledizione che ci perseguita, dai tempi di qualche grande statista si è susseguita una serie di movimenti non all’altezza”.

Direttore e lei dove si vede il prossimo anno? Dopo l’addio al Catania...
“Sicuramente mi vedo a fare calcio. Vedremo. Una volta definito questo momento capiteremo. Per quanto riguarda il Catania, combatte da tre anni e mezzo con una situazione debitoria notevole. È stato meritorio l’atteggiamento del Catania che sta tentando di tenere in piedi qualcosa dove da altre parti sono ripartiti dai dilettanti. Ora è un momento di difficoltà innegabile. Ma basterebbe un niente per farlo ripartire. È una piazza troppo importante per mollare”.

Il Catania potrebbe ripartire ancora da lei?
“Non penso proprio. Ho già dato. In termini di salute, economici e massima dedizione. Per me è stato un vero miracolo averlo tenuto in piedi e fare dei campionati di livello in C. È giusto mettersi da parte”.

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