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...con Roberto Occhiuzzi

...con Roberto OcchiuzziTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Andrea Rosito
venerdì 25 settembre 2020 00:00A tu per tu
di Alessio Alaimo
“Cosenza una responsabilità. Studio Guardiola e De Zerbi, dico grazie a Braglia. Niente social, in tv tanto calcio e i cartoni animati. La mia festa salvezza...•

Verso la ripresa del campionato. Il Cosenza reduce da una salvezza insperata riparte da Roberto Occhiuzzi in panchina. “Prima era una responsabilità nei confronti dell’ambiente, sapevo che dovevo andare oltre. Adesso questa responsabilità la sento più su me stesso, sono un perfezionista. Qualsiasi cosa faccia non mi piace e cerco sempre di migliorare”, dice l’allenatore dei calabresi a TuttoMercatoWeb.com.

Sul mercato manca ancora qualcosa?
“Devo continuare un percorso. Abbiamo delle certezze e un’identità che deve sempre rafforzarsi. Ho cercato di lavorare sapendo di arrivare alle prime due partite con una rosa non completa. Ma non importa. Ho cercato di far vedere ai ragazzi cosa non è andato l’anno scorso. In quel campionato sono arrivato primo, ora devo alimentare le nostre certezze”

Cosa ha detto alla squadra?
“Non parlo molto. Alla squadra do più l’esempio, non lascio nulla al caso e tratto tutti affinché la seduta sia funzionale. Ai ragazzi ho detto che il mio unico pensiero sono loro che ho a disposizione. Chiedetemi come stanno tizio e caio, non chi arriverà. Voglio la prestazione, il risultato dovrà essere una conseguenza”.

Il suo modello da allenatore?
“Mi piace da morire Guardiola. Ho visto anche la serie su Prime. E mi fa impazzire De Zerbi. Ho avuto però la fortuna di lavorare con Braglia, che ti da praticità e punta all’obiettivo. Mi reputo fortunato ad aver imparato tanto da lui, gli devo dire grazie ogni giorno”.

Cosa ha pensato l’anno scorso quando le è stata affidata la panchina?
“Il presidente era convintissimo, ma quando mi ha chiesto ‘te la senti?’ per me la risposta era scontata: sono pronto. Non sapevano come potessi reagire, facevo il secondo. Quando finisco allenamento chiedo un feedback al mio staff. Anche quando faccio il discorso, non preparo nulla. I calciatori sono alla base di tutto”.

Prospettive per questa stagione?
“Vorrei continuare a vedere una squadra con un’identità precisa e un’anima tattica e propositiva. Avere un’idea vuol dire che stiamo andando bene. Poi mi auguro di fare il campionato più bello della storia del Cosenza. Partiamo sfavoriti nei pronostici. Ma non mi interessa”.

Come ha vissuto le luci della ribalta?
“Mia moglie mi ha detto: ‘ti devi abituare’. Se esco e vado a portare il bimbo all’asilo sono sempre il genitore, non sono l’allenatore. Mi trattano da mister e un po’ mi pesa, mi vergogno, non voglio essere privilegiato. Il mestiere è in campo, quando parlo lo faccio a cuore aperto. Porto in campo quello che sono. Mi piace essere collega di tanti allenatori che ammiro e ho seguito, ma per me il lavoro è sul campo”.

Occhiuzzi fuori dal campo: internet e social network?
“Non ho social network e non ho intenzione di averne. È un mondo che non mi appartiene. I calciatori li utilizzano, fanno parte della loro vita. Anche mio padre e mia moglie utilizzano i social, io no. Vedo partite di calcio e quando mi rilasso davanti alla tv guardo i cartoni animati con i bambini. Non ho attenzione sui social. Leggo le notizie, mi aggiorno. Ma niente Facebook e Instagram. Sul tablet guardo le partite, ritaglio video e faccio allenamenti. Meglio guardarsi negli occhi che parlare dietro ad un messaggio”.

Come ha festeggiato l’anno scorso la salvezza?
“Mia moglie mi ha organizzato una festa a casa invitando le persone più vicine. È venuto lo speaker del Cosenza, una festa fatta in sicurezza organizzata nel rispetto dei protocolli. Tutto fatto bene. E quest’anno prometto di dare l’anima ogni giorno”.

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