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ESCLUSIVA TMW - Il patron del Carpi: "Per gli imprenditori, avanti così è dura. Troviamo una via"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
sabato 11 aprile 2020 14:07Serie A
di Marco Conterio
esclusiva

Il patron del Carpi: "Per gli imprenditori, avanti così è dura. Troviamo una via"

La crisi raccontata da un imprenditore. Da un uomo di calcio. Da chi la vive sulla sua azienda e sul suo club. Da chi ha conosciuto il pallone a tutti i livelli e lo può raccontare ora, dalla sua terza serie. Stefano Bonacini, "Mister Gaudì", è il proprietario del Carpi che negli ultimi anni ha raggiunto anche la gloria della Serie A. "Sto vivendo questo momento come tutti gli imprenditori: a casa, blindati". Si racconta a trecentosessantagradi per Tuttomercatoweb.com, a partire dalla crisi che sta toccando il settore dell'abbigliamento, quella che lo riguarda più da vicino. "Purtroppo dobbiamo attenerci alle regole date da questo Governo. Provate a pensare il settore dell'abbigliamento, con migliaia di aziende e addetti, cosa stia soffrendo...".
Come reagite?
"Non mi resta che leggere i giornali. Del settore dell'abbigliamento non parla nessuno, è trainante e sarà forse quello colpito di più. Un'azienda di bulloni chiude un mese, già, forse avrà altri competitor in questo periodo, ma non è un prodotto che si deteriora. Noi siamo legati ai mesi, alle stagioni, non possiamo vendere sempre se non svalutando o scontando. Il nostro settore sarà colpito in modo pesante e leggendo i giornali nessuno ne parla".
Quello della moda è uno dei settori trainanti del motore Italia.
"La moda è uno dei fiori all'occhiello, conta migliaia di aziende e miliardi di fatturato. Aziende importanti, in Italia e che esportano all'estero. I jeans che sono nei negozi e nei magazzini, che fine fanno? Accettiamo tutto, poi vedremo. Speriamo che la deadline, che il punto per ripartire sia il 4 maggio, visto che ora come ora diamo colpi da venti giorni alla volta. Accettiamo, non possiamo fare diversamente, ma il settore dell'abbigliamento ha migliaia di addetti in crisi, legati a delle stagionalità. E se non puoi uscire, non puoi. Sembra che sia solo luxury, ci sono aziende commerciali: ho centinaia di dipendenti...".
A cascata, dall'azienda è in crisi anche il calcio.
"Col Presidente Ghirelli, che sta facendo un ottimo lavoro, ci stiamo confrontando giornalmente. Ci sono richieste da parte della nostra lega di cassa integrazione che non hanno avuto risposte da parte dello Stato".
Che terza lega italiana ha trovato, dopola retrocessione?
"La Lega Pro perde oltre 100 milioni l'anno, non capisco come sia possibile. E' il terzo campionato per importanza e mi ha colpito. In uno scenario che si prospetta da maggio in poi, credo che buona parte degli imprenditori non avranno più le risorse per ripianare eventuali negatività".
E allora, cosa fare per salvare il salvabile?
"Sono d'accordo con Galliani. O si trovano soluzioni per far viaggiare la Lega Pro con un minimo di sostenibilità, oppure... E' dura. Era un po' che non partecipavo a questo campionato ma non ci sono possibilità di farcela così. Ne parliamo con Ghirelli: troviamo una strada. Non si possono più distrarre fondi dalle proprie aziende".
Cosa cambia dalla B alla C?
"In B, con Balata, si è trovata sostenibilità: ero nel consiglio di B, è stato fatto un lavoro straordinario negli ultimi due anni. Nei primi anni percepivo la metà di quel che prendevo l'ultimo anno: vuol dire che se c'è coesione, una via d'uscita c'è".
Le misure degli ultimi tempi sono sembrate più un passo del gambero.
"Un esempio: sono stati tolti prestiti da valorizzare, puoi farla solo su sei giocatori... Purtroppo così non è sostenibile. Quando senti che sessanta società perdono di media 2 milioni all'anno, è assurdo".
E voi non reggete.
"Siamo imprenditori, abbiamo aziende. Serve un punto e a capo".
Anche per il campionato in corso?
"Per me il campionato, se ci sono le condizioni, per poterlo finire, di tutela dei giocatori e dei protagonisti, è da finire. A porte chiuse, sì, lo faremo così. Se dobbiamo chiudere una partita, cercheremo di farci meno male possibile".
Domanda cruda: l'imprenditore in crisi, sceglie di sacrificare l'azienda o prima chiude la squadra di calcio?
"Senza dire chi sacrificare, io oggi sono prestato al calcio. Sono undici anni che faccio calcio. Però sono un imprenditore e il calcio è un di cui. Ho un'impresa, un'azienda che mi ha permesso di investire. Nasco imprenditore. Sacrificare è una brutta parola".
Andare avanti così è dura.
"Da maggio in poi è difficile, per un imprenditore, a meno che non abbia risorse illimitate, dover scegliere tra l'azienda, dipendenti e fornitori, e 4-5 milioni nel calcio. La risposta arriva da sola. Più che scegliere di perdere e portare soldi, togliendoli da un'altra parte, serve trovare una soluzione per dare non solo credibilità ma sostenibilità. La C ne ha diritto, non va lasciata da sola. Ho fatto negli ultimi anni la A, la B e vedo la differenza. Tagliamo i campionati, facciamo quel che ci sarà da fare. Ma facciamolo e salviamoci".
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