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ESCLUSIVA TMW - Vacca, il primo positivo in B: "Ho avuto paura". Il Venezia: "Fermiamoci"TUTTOmercatoWEB.com
martedì 21 aprile 2020 13:38Serie A
di Marco Conterio
esclusiva

Vacca, il primo positivo in B: "Ho avuto paura". Il Venezia: "Fermiamoci"

Antonio Junior Vacca e il direttore generale del club Dante Scibilia a Tuttomercatoweb raccontano la lotta al Coronavirus e il futuro del calcio italiano
Antonio Junior Vacca da Napoli ha avuto paura. Umana. Vera. Di quella che sembra un naufragio, senza porti sicuri. La febbre, la testa, le ossa. La consapevolezza d'aver contratto il Covid19 e un tampone che non arriva, nonostante le telefonate, la richiesta d'aiuto. Il direttore del Venezia, Dante Scibilia, in questo racconto a tre, lo chiarisce. "I ragazzi, i calciatori, in questa storia non sono dei privilegiati". E la tempistica della malattia e della comprovata positività di Vacca lo dimostra. "Ho iniziato a sentirmi male dal 13 marzo. Il tampone me lo hanno fatto solo il 26. I sintomi, forti, li ho avuti fino al 20: poi per sei giorni sono stato meglio ma sono risultato comunque positivo".

Come sta adesso?
Vacca: "Adesso mi sento bene. Sono entrato nella fase asintomatica da diverso tempo. Il giorno che ho fatto il tampone e sono risultato positivo stavo bene, come ho detto. Nei primi giorni invece ho avuto i sintomi del caso: tosse, febbre, dolore alle ossa. Non mi ero mai sentito così male in vita mia: avevo 38 di febbre ma pensavo di averla molto più alta. Mal di testa, mi scoppiava. E poi ero arrabbiato: non mi veniva fatto il tampone, quando mi è stato fatto stavo bene.

Come club, direttore, avete seguito Vacca sin da subito.
Scibilia: "Sin dai primi sintomi il ragazzo è stato seguito dal medico sociale, col quale era in contatto due volte al giorno. Da tempo avevamo interrotto gli allenamenti. Non c'era bisogno di altre misure di contenimento, i ragazzi erano isolati. C'è stata preoccupazione, però, naturale. Temevamo che altri due ragazzi avessero contratto il virus: hanno fatto i test, sono risultati negativi nonostante febbre e tosse. Magari altri possono averlo avuto ed esser stati asintomatici. Questo lo verificheremo quando capiremo i protocolli medici in modo più specifico, ci sarà uno screening più completo, appena avremo i test".

Ora come sta, Vacca?
Vacca: "Ora sto bene. Sono a casa, chiaramente. Vivo a Mestre, sono con mia moglie e le due bambine. Dal 26, ognuno ha la sua camera. Mi sono isolato io non appena ho avuto l'ufficialità della positività. Se sono guarito? Ho fatto un tampone ieri e uno stamattina, i risultati li avrò a giorni. Quando di preciso non lo so, però. Dopo il primo tampone ho avuto i risultati dopo un po', quindi non saprei. Aspetto...".

Come Venezia calcio siete stati da subito al fianco del ragazzo.
Scibilia. "Inevitabilmente. Stiamo vivendo in un mondo dove il virus non è pienamente conosciuto ma la dottrina prevalente dice che comporta anche conseguenze respiratorie, cardiovascolari, renali. E' opportuno fare verifiche, da subito, coi medici del club sui ragazzi".

E lei, Antonio, ha avuto paura?
Vacca: "In quei giorni dove avevo i sintomi, mi sono spaventato. Guardando la televisione, leggendo cosa stava accadendo, stando in casa con dei bambini, strettamente a contatto, ho avuto paura. Sì, ho avuto paura. Poi si è aggiunta la rabbia, se non fosse intervenuto il Venezia non avrei mai fatto forse il tampone. Se l'ho fatto è perché club e dottore si sono adoperati".
Scibilia. "Però, specifichiamolo: non parliamo di privilegiati. Non abbiamo corsia preferenziale, tanto è che il tampone è arrivato dopo la sparizione dei sintomi. E' che abbiamo insistito usando i canali che usano tutti, con tanta determinazione. C'erano tutti i sintomi, era necessario. Oggi i tamponi non sono facilmente reperibili, la struttura sanitaria è oberata dalla situazione del paese".

Come ripartire, allora?
Scibilia: "Non ci sono le condizioni per ripartire. Oggi farlo rappresenta una serie di rischi non eliminabili. Le probabilità di contagiare altri sono alte. Detto questo andremmo a gravare su una struttura sanitaria già in tensione. Chiedere un percorso privilegiato sarebbe inevitabile e pure ingiusto, poiché sarebbe un danno per gli altri. Per ultimo, ci sono le tematiche già apparse oggi: il rischio di ripartire e fermarsi, il calcio non può correrlo. Sarebbe rovinare questa stagione e pure la prossima".
Vacca: "Quello che ha espresso ora il direttore è il pensiero mio e di altri ragazzi che ho sentito. Abbiamo paura, il virus è trasmissibile. Andare in giro per l'Italia per giocare con il terrore addosso non mi sembra una cosa giusta da fare. Come dice la società, è giusto non rovinare anche la prossima stagione che verrà. Serve concludere qui il campionato, guardiamo alla salute.

Come muoversi allora, direttore?
Scibilia: "Riprendere? Non ragioniamo nella logica secondo cui siamo noi che decidiamo, per favore. Dobbiamo valutare le cose e capire la cosa migliore da fare. Le condizioni sono oggettive: non dico di non ripartire a ogni costo, ma farlo solo nelle condizioni sanitarie opportune. Se non ci saranno, è giusto trovare un piano B. E a farlo dovrà essere la Federazione, che sia con un annullamento, di contemperamento di logiche tra club e leghe. E' un ruolo del Consiglio Federale, serve certezza al futuro del calcio".

Le manca il campo?
Vacca: "Fin quando non sono negativo, non posso prender parte agli allenamenti anche individuali. Serviranno visite mediche più dettagliate prima di farlo. Sono fermo. Il campo e lo spogliatoio mi mancano, sì, ma non ci sto pensando. Le priorità sono altre: col bene che voglio ai miei compagni, spero di rivederli tra qualche mese. Ora conta altro, conta che a casa stiano tutti bene".

E a lei, direttore, manca il calcio?
Scibilia. "Chiaro, ma il mio pensiero è coerente. Sfruttiamo questo tempo per trovare opzioni alternative. La non applicazione delle linee guida in modo letterale è di tipo penale. Quando non si rispettassero in modo rigido, se si dovesse accendere un focolaio, la magistratura valuterà se siano state applicate o meno. E in Serie B non ci sono strutture ad hoc, non ci sono medici dedicati ma che si dividono nella gran parte dei casi con strutture ospedaliere e sarebbero soggetti primi portatori di contagio".

Riprendere, poi. Senza tifosi?
Vacca: "Già. Riprendere senza la gente sugli spalti sarebbe ulteriormente inutile. Il calcio senza tifosi è poco e niente, è una motivazione in più per fermarsi".
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