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ESCLUSIVA TMW - Ghirelli: "Serie A miope, guardi alla Premier. Mandato a Gravina per riforme"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
venerdì 04 dicembre 2020 21:00Serie A
di Ivan Cardia
esclusiva

Ghirelli: "Serie A miope, guardi alla Premier. Mandato a Gravina per riforme"

390 positivi in Serie C da inizio campionato al 30 novembre. E un picco tra fine ottobre e inizio novembre che ha fatto temere il peggio. Sono alcuni dei dati che spiccano dallo studio che la Lega Pro ha condotto sull’impatto del Covid sul proprio campionato. Ne abbiamo parlato col presidente Francesco Ghirelli: “Noi ci troviamo di fronte a una pandemia, la cui conoscenza sfugge alle autorità sanitarie e scientifiche. Viaggiare con prudenza e attenzione – spiega Ghirelli a TMW e TuttoC - mettendo al primo posto la salute, mi sembra il minimo. Questo studio, per cui ringrazio il lavoro del professor Braconaro (Francesco, membro del Comitato tecnico-scientifico della FIGC, ndr) e la passione di tutti i medici dei club, è un laboratorio che abbiamo potuto mettere in piedi e che tra le altre cose pone un problema importante, che abbiamo anche sottoposto alla Federcalcio: bisogna riconoscere il ruolo del medico all’interno dei club, dandogli una definizione precisa”. 




Il picco alla nona giornata. In quel momento avete pensato davvero alla possibilità di fermare il campionato? 

“Lo studio evidenzia chiaramente che c’è stata una fase in cui, se la curva avesse continuato a impennarsi, ci si sarebbe dovuti porre il problema. Poi la diffusione delle indiscrezioni ha preso una certa piega, per cui sembrava pensassimo di fermare il campionato per fare i recuperi”. 



Non era una possibilità? 

“Assolutamente no: se fai i recuperi e i recuperi sono tanti, è come far proseguire il campionato. Non avrebbe avuto molto senso”. 



I calciatori sono un campione importante. 

“Be, parliamo di oltre 4000 persone controllate giornalmente, penso sia una cosa utile non solo per tutto il calcio ma che possiamo mettere a disposizione di tutti coloro che vorranno usufruirne. E continueremo su questa strada: da questa settimana partiamo per primi con l’impiego di test rapidi in fluorescenza, che hanno un’alta attendibilità e consentono una capacità organizzativa diversa”. 



I tamponi molecolari pesano sui club. 

“Comportano un’organizzazione più lunga nel tempo e anche costi superiori. È stato uno dei lavori a cui abbiamo prestato più attenzione. Siamo stati i primi a fare una convenzione con Federlab, ora si è allargata anche a tanti altri sport e soggetti. È stato un lavoro molto importante. E l’abbiamo offerto come contributo, se posso, del calcio che fa bene al Paese”. 



Adesso? I numeri fanno ben sperare. 

“Non dobbiamo essere ottimisti. Abbiamo già visto cosa è successo in estate, anche nel Paese: quando abbiamo pensato che la strada fosse in pianura, siamo precipitati nella seconda ondata. Ora la situazione è migliore, ma basta pensare che cosa potrebbe succedere con l’incrocio con l’influenza di gennaio. Bisogna tenere alta l’attenzione”. 



Parliamo dei costi. Perché la Premier League sostiene le categorie inferiori e la Serie A no?

“Io credo che sia lo stesso problema che abbiamo anche quando discutiamo delle riforme: non ragioniamo a sistema. Ho scritto per la prima volta a Dal Pino quando c’era stato il primo approccio della Premier. E faccio presente una cosa: in quel caso, la proposta non fu accettata da Championship e League One, perché ritenevano che fosse offensiva per la cifra proposta, non ne riconoscesse il ruolo e la storia. Solo ieri sono giunti all’accordo con un segnale enorme. Io non ho avanzato richieste di assistenzialismo, ma su questo si gioca la leadership della Serie A, la capacità di essere in grado di guidare il calcio italiano, una cosa di cui avremmo davvero bisogno. Se posso, la A ha una visione miope”.



Ieri il consiglio federale. Con che toni avete affrontato la riforma chiesta dalla Serie B, che vorrebbe tornare a 22? 

“In maniera molto defilata, se si può dire così. Perché veramente è giunto il momento di una riforma di sistema, di avere una visione che pensi all’interesse generale. In questo, stonava quella proposta della Lega B, che peraltro era contraddittoria rispetto a quanto accaduto appena due anni fa. Sono voluti andare a 18 senza fare i ripescaggi, poi non si può dire subito dopo andiamo a 21-22. Negli ultimi anni, siamo l’unica lega che ha saputo riformarsi e abbassare il numero dei propri club. Ma lo abbiamo fatto senza gravare sulle altre. Serve ragionare a sistema, e lo abbiamo ribadito anche nell’incontro fatto in Lega oggi”. 



Nel quale avete annunciato il sostegno alla ricandidatura di Gravina. 

“Serve una proposta in cui le questioni della propria Lega vengano in secondo ordine e si pensi all’interesse generale. Per questo abbiamo dato mandato a Gabriele Gravina, da parte di una lega che mette in chiaro che serve una visione generale del problema. Ho già usato un’immagine colorita, ripresa da un concilio che si svolse a Viterbo in cui non si voleva eleggere il Papa: i cardinali furono chiusi in conclave (per la prima volta nella storia, ndr), finché non lo elessero eletto. Credo serva anche al calcio italiano, che ha bisogno di una riforma, senza polemiche strumentali come quelle degli ultimi mesi: chi ha proposto la B1 e la B2, di far sparire la C, non pensa al bene di tutti”. 



Quanto alla candidatura di Gravina: non sarebbe stato meglio che fosse l’assemblea dei club a esprimersi? 

“Certamente sì, ma avverrà. C’è un legame profondo con Gabriele Gravina, c’è un percorso comune, che va dalle riammissioni al lavoro sulla giustizia sportiva, alle misure che hanno impedito il ripetersi della vicenda Pro Piacenza, a tante regole innovative. C’è un legame chiaro ed evidente, poi i presidenti esprimeranno la loro volontà”. 



A tal proposito, avete fissato una data per le vostre elezioni? 

“L’assemblea elettiva io la vorrei fare in presenza. Si sta cercando una struttura che lo possa consentire: appena la troveremo, la fisseremo. I tempi sono quelli, avverrà a gennaio”. 

 



Lavorate da tempo sul governo. A che punto siete? 

“Oggi, come Comitato 4.0 (che unisce la Lega Pro alle principali leghe di basket e volley, ndr), abbiamo diramato un comunicato. 245 società hanno messo in rilievo il problema che abbiamo: se non arriveranno degli interventi, c’è un rischio concreto di chiusura, di default, per tante di loro. Ci servono misure ora: alcune le scorgiamo in una serie di emendamenti presentati in Parlamento e che speriamo saranno approvati. Ci servono atti concreti: diamo atto ai ministri Spadafora e Gualtieri di essersi mossi in questa direzione. Così come riconosciamo il lavoro di Bonaccini, presidente della conferenza Stato-regioni. Bisogna passare ai fatti concreti. Abbiamo bisogno di provvedimenti su tante cose: sgravi fiscali, scadenze, liquidità, messa in efficacia del credito d’imposta, apprendistato. Quest’ultimo tra l’altro non costa nulla allo Stato. Sono misure che ci auguriamo vengano attuate nelle prossime settimane. La faglia sta tra il calcio d’élite e il dilettantismo soffre: così il Paese rischia di diventare più povero”. 



In questa faglia c'è anche spazio per vicende poco chiare. È preoccupato per il Livorno?

“Sono molto preoccupato. È una grande piazza, vive una situazione che si trascina da dopo le iscrizioni, che erano perfettamente regolari. Poi sono cominciati questi balletti di proprietà che proseguono: nulla giustifica atti di violenza e questo deve essere chiaro, però vi è la necessità che una piazza gloriosa come quella di Livorno abbia risposte rapide. Bisogna rispettare la maglia e la storia, sia della città che della squadra”. 



A proposito di violenze, tremendo l'episodio di Foggia. 

“Ho parlato con Gentile. Un ragazzo serio, di spessore: non è pensabile un episodio del genere, mentre i bambini dormono. Va dato atto alle forze dell’ordine di essere intervenuti, ma è inaccettabile che sia accaduto e spero che chi l’ha commesso venga assicurato alla giustizia“.



Oggi pomeriggio Pirlo ha ricordato l’importanza della seconda squadra per la sua Juventus. La C che va in Champions. 

“Vero, ma ci sono tanti dati positivi: nel nostro campionato fioriscono giovani interessantissimi. C’è un problema in questo Paese: perché la nazionale di Mancini va così bene? Perché il ct ha avuto il coraggio di puntare sui giovani. Bisogna avere il coraggio di Mancini: noi vorremmo che lo avessero  tutti gli allenatori e che facessero giocare questi giovani, come la Juve sta facendo in Champions League. È una delle nostre missioni”.

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