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Prossima fermata Qatar: arrivati Holly e Benji al Mondiale per Club

12.12.2019 11:26 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 9405 volte

Questo articolo vi sembrerà un comunicato stampa di marketing fino a metà lettura, salvo poi rendervi conto che la realtà supera la fantasia - o che in alternativa, viviamo tutti in un Matrix di cui possiamo renderci conto solo quando accadono certi glitch (se non sapete cosa sono i glitch, l’invito è a googlare e nel frattempo anche a risvegliarvi dall’ibernazione).
La storia è questa.
Quando la Fifa ha presentato il pallone ufficiale di questo Mondiale per Club in Qatar, c’è stato uno stuolo di appassionati calcistici patologici che ha avuto un riflesso pavloviano, mettendosi le mani in tasca e tirando fuori le banconote al grido “Zitti e prendete i miei soldi!” per assicurarsi l’ultimo furbissimo prodotto che colpisce malandrinamente al cuore.
Perché il nuovo pallone è stato ribattezzato ‘Tsubasa’, in onore di Capitan Tsubasa, il personaggio di Holly in ‘Holly e Benji’, nome che in verità è anche il titolo della versione originale del cartone animato nonché di quella inglese, e che è inutile spiegare come effettivamente a un po’ tutti noi provochi un riflesso istintivo di attrazione al primo ascolto. Un pallone che in verità oltre al nome richiama il cartone animato solo concettualmente, con una sorta di progetto grafico fatto da frecce giganti multicolori che dà la sensazione delle tavole del cartone in cui i protagonisti di ‘Holly e Benji’ attraversano a tutta velocità il campo di calcio - e per farlo ci mettono dai 3 ai 5 episodi.
Insomma, per farla breve, una furba operazione di marketing ma in fondo innocua e anzi piacevole nello spirito.

Non potevamo però immaginare che Holly e Benji potessero per davvero essere al Mondiale per Club.

Perché non si spiega altrimenti, Joseph Athale. Il terzino sinistro dell’Hienghene, la campionessa d’Oceania della Nuova Caledonia di cui abbiamo raccontato ieri l’assurda epopea, è stato l’eroe assurdo di una partita assurda. Dove l’Hienghene, una squadra amatoriale che vale la I Categoria italiana, ha finito per soccombere solo ai Tempi Supplementari per 3-1 all’Al Sadd padrone di casa allenato da Xavi. Che non è una squadra solo di ricchi mediorientali milionari come si possa pensare; ma che gioca proprio il calcio di Xavi, con l’ala sinistra imprendibile Aziz eletto miglior giocatore d’Asia del 2019, e composta per metà da nazionali del Qatar, ovvero quella squadra che con il suo tikitaka ha fatto disperare i ben più credibili avversari sudamericani all’ultima Copa America.
Eppure, anche così, l’Hienghene è riuscito a opporre una resistenza disperata, salvando qualcosa come dieci palle gol a porta libera o quasi, e capitolando solo nei Supplementari a causa di un bislacco retropassaggio al portiere giudicato a torto o a ragione come volontario, che ha provocato la fatale punizione indiretta.
Sicuramente è riuscito a resistere l’Hienghene anche grazie ai miracoli del suo portiere Rocky Nyikeine, alto solo 1.78 e che fino ai 19 anni aveva solo giocato sulla sabbia perché sul suo isolotto campi da calcio non ce n’erano.

Ma la partita di Joseph Athale, faccia da cartone animato, figura e capigliatura a metà tra Fellaini e il difensore Dante, un terzino sinistro di posizione non di spinta, la sua partita non si può spiegare altrimenti se non come un raffinato publicity stunt organizzato dalla Fifa per vendere il pallone di Holly e Benji.
Di solito un difensore che in una partita riesce a salvare un gol sulla linea, è applaudito come un marcatore. La partita di quei pochissimi che sono riusciti nell’impresa di riuscire a salvare ben due gol sulla linea nella stessa partita, entra di diritto come semi-leggenda nell’immaginario dei tifosi.

Per questo Joseph Athale non può altri che essere un personaggio di Holly e Benji.
Perché i suoi QUATTRO salvataggi sulla linea non hanno spiegazione logica.
Non ha spiegazione logica il suo istinto spesso di andarsi a posizionare a lato del portiere per respingere i tiri di prima, qualcosa forse che capitava solo nel calcetto in cortile.
E se già così non fosse sufficiente - ma lo è - la prova finale che Joseph Athale sia un personaggio ispirato al cartone la danno le tre rovesciate nella propria area per liberare di prima dei cross pericolosi. Pensateci bene: un difensore che interviene in rovesciata con regolarità nella propria area per liberare un pallone. Forse solo Cannavaro contro la Germania a Dortmund.
O forse il terzo dei fratelli Derrick, adattato alla difesa, e con la fisiognomica di Fellaini.
Dimenticato perfino nella rosa della squadra riportata da varie fonti. Forse perché davvero è un personaggio leggendario, non esiste nella realtà, anche se ha fatto una partita realmente di livello internazionale. Roba che con 50mila euro lo acquisti in Serie A, anche solo per vedere l’effetto che fa.
Joseph Athale. Non so nemmeno cosa abbiamo visto. Incredibili le ultime frontiere del marketing, cosa non si inventerebbero per alterare la realtà.


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