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Ravezzani: “La debolezza caratteriale del Toro inquieta un po’"

14.10.2019 00:39 di Elena Rossin   articolo letto 2487 volte
Fonte: Torinogranata.it
Fabio Ravezzani

Fabio Ravezzani è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Con Ravezzani, direttore di Mediapason e editorialista di Tuttosport, abbiamo fatto il punto sull’avvio della campionato del Torino in relazione al mercato e agli obiettivi granata.
Che impressione le ha fatto il Torino in queste prime sette partite?
"E' una squadra che ha una debolezza caratteriale che inquieta un po' perché quando le attese non sembrano tanto importanti vince, mentre quando la partita è carica di attese poiché si può fare il salto di qualità non vince o addirittura perde, quindi, c'è un problema a livello di mentalità, di determinazione e di carattere della squadra. Questa, secondo me, è la cosa poco chiara del Torino".
Quanto può avere influito il giocare i preliminari di Europa League, il caso Nkoulou e gli arrivi di Verdi e Laxalt alla fine del mercato?
"I preliminari direi nulla, anzi, in avvio di stagione è favorita una squadra che ha disputato i preliminari per cui di sicuro adesso per il Torino è più un vantaggio ed eventualmente gli effetti negativi si potranno sentire più avanti nel corso della stagione. Effetti negativi che sono tutti da dimostrare perché ci sono squadre che partendo dai preliminari di Champions l'hanno poi vinta, quindi, chi fa i preliminari di Europa League può far bene fino alla fine.
Per il resto, sul mercato ho qualche perplessità perché mi sembra che siano stati inseriti giocatori quasi di complemento nel senso che non erano così necessari. Giocatori che, però, di complemento non sono perché se si prendono Verdi e Laxalt bisogna farli giocare titolari, non sono giocatori che si possono aggiungere a una rosa. Mi pare che al momento entrambi abbiano dimostrato che non fanno la differenza, quindi, questo fa pensare che abbiano più complicato la vita dell'allenatore, che sicuramente li aveva chiesti, piuttosto che semplificargliela.
Mentre per quel che riguarda la vicenda Nkoulou sicuramente ha inciso. La colpa non è del Torino, ma solo del giocatore che ha avuto questo atteggiamento che il Torino aveva già sperimentato con Maksimovic. Queste, purtroppo, sono variabili che qualsiasi club deve tenere presente. È chiaro che si è rotto un qualcosa di profondo secondo me. Non si può pensare che non sia successo niente sia per l'avvio di stagione nel quale Nkoulou è stato giustamente emarginato sia successivamente quando è rientrato. Quando si rompono le cose così nel profondo è sempre un po' un problema rimettere insieme il tutto".
Il Torino sembra una squadra camaleontica perché può giocare con diversi moduli per l'abbondanza di giocatori che ha in attacco. Questo è un vantaggio oppure rischia di confondere una squadra che è già caratterialmente un po' debole?
"Secondo me è una debolezza perché quando una squadra ha molte alternative nessuna delle quali così netta si rischia di mandare un po' in crisi psicologicamente tutti i protagonisti delle varie alternative. Gioca "A" e poi non va abbastanza bene e allora gioca "B" che fa bene una partita e poi sbaglia quella successiva e allora torna a rigiocare "A" e questo, per me, sia tatticamente sia per l'autostima dei giocatori non va bene. Per questo prima dicevo che l'operazione Verdi e Laxalt ha fatto più confusione che portato beneficio perché poi alla fine si rischia di perdere un po' tutti i giocatori. Bisognerebbe avere la forza, che non tutti gli allenatori hanno anche perché poi l'ambiente condiziona, di dire chi è titolare e che gli altri giocano se e quando si può mandarli in campo. Non è facile farlo e per il momento questo messaggio da parte di Mazzarri non è passato e credo che sia il vero rischio che corre il Torino in questo periodo".
Forse questo messaggio era passato con Zaza già l'anno scorso.
"Sì, però, oggi mi pare che ci sia una certa confusione e quando si parla di problemi caratteriali della squadra i risultati altalenanti si possono far risalire anche a questo. Nel senso che cambiano i protagonisti e probabilmente non c'è un nocciolo duro veramente importante della squadra, parlo di 9-10 undicesimi che giocano con un modulo definito. Nel calcio quando le cose non vanno bene viene sempre voglia di cambiare, ma nove volte su dieci si crea più confusione che altro".
Il tridente con Falque, Belotti e Verdi è una soluzione che può essere adatta dal Torino e la squadra può reggerlo oppure no?
"Dipende dalla voglia e dalla disponibilità al sacrificio di Falque, Belotti e Verdi. Il tridente funziona se ci sono i tre giocatori davanti che fanno molta quantità oltre ad avere qualità. Diciamo che l'anno scorso è mancata questa voglia di soffrire. Io il tridente lo proverei anche, ma il vero problema è che dietro al tridente non mi pare che ci sia un centrocampo così tosto da poter garantire da solo tre attaccanti che pensano più a offendere che a contenere quando non c'è la fase di possesso palla. Nonostante questo io ci proverei, però, il problema è sempre quello che se si prova bisogna andare avanti credendoci per cinque, sei, sette partite anche di fronte a risultati non positivi perché se tutte le volte si cambia diventa poi difficile reggere il tridente".
La rosa è da sfoltire?
"Sì, senza dubbio non avendo l'Europa perché l'abbondanza in questi casi genera solo grande confusione e bisogna vedere a gennaio anche cosa riusciranno a fare a livello di mercato perché comprare è facile, vendere sempre molto difficile".
Visto l'andamento generale del campionato, con più squadre che hanno deluso o non ancora del tutto convinto e quanto era riuscito a fare l'anno scorso il Torino, i granata sono in grado di ripetersi?
"No. Secondo me, bisogna avere la serenità di valutare il fatto che il Torino vale dal settimo al nono posto, a seconda di come girerà la stagione. Ci sono sicuramente Inter, Juventus, Napoli, Lazio, Roma e Atalanta che sono più forti, mentre il Milan ha un livello equivalente a quello del Torino. Quindi, affinché il Torino faccia un salto di qualità serve che Belotti faccia una stagione eccellente inventandosi qualche gol in più. Belotti non è partito male avendo già segnato cinque gol, ma serve che ne faccia ancora di più perché se lui sfodera una grande stagione allora trascina il resto della squadra, però, se fa una stagione normale, che già sarebbe una cosa positiva, non basta. Il Torino per ambire a posizioni superiori al settimo posto deve avere un super Belotti e allora anziché arrivare settimo potrebbe arrivare quinto e con un po' di fortuna anche quarto. Con un Belotti normale vedo difficile che il Torino possa arrivare oltre il settimo posto e se arrivasse nono ci starebbe".
Il Torino, quindi, è Belotti dipendente?
"Sì, ma è cosa comune un po' per tutte le squadre, infatti, basta pensare al Milan dell'anno scorso che a un certo punto sembrava una squadra da Champions ed era arrivato al terzo posto perché era stato preso nel mercato invernale Piatek che in sette partite aveva fatto sei gol e con quella media realizzativa aveva trascinato in alto la squadra, ma appena ha smesso di segnare il Milan è andato a fondo. È chiaro che senza un super Belotti il Torino non può pensare di arrivare più in alto della posizione raggiunta l'anno scorso".


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