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Ambrosetti: "Cellino un vincente, il Brescia risalirà. Ranieri è da Oscar"

TMW RADIO - Ambrosetti: "Cellino un vincente, il Brescia risalirà. Ranieri è da Oscar"TUTTOmercatoWEB.com
giovedì 30 luglio 2020 19:59Altre Notizie
di Dimitri Conti

L'ex centrocampista Gabriele Ambrosetti si è collegato in diretta con TMW Radio, intervenendo nel corso della trasmissione Stadio Aperto, condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Siamo tutti contenti di questa promozione, è tornato in una categoria che compete maggiormente, soprattutto per i guai vissuti da città e tifoseria negli ultimi anni, ma ora la famiglia Rosso sta facendo un ottimo lavoro. Arriverà al passo più importante, possono fare bene. Andare a giocare a Vicenza sarà difficile per tutti".

Cosa ricorda degli anni di Vicenza?
"Ricordo che una volta eravamo in ritiro in provincia di Padova, e nella statale in ogni balcone, ogni casa, ognuno aveva una bandiera con esposti i colori bianco-rossi. Realmente, è un ambiente familiare: sembra una piazza del sud anche se è molto a nord, i tifosi vivono con passione e affetto, nei ritiri pre-campionato ci seguivano in diecimila".

Deluso dalla retrocessione del Brescia?
"Sarebbe eccessivo parlare di delusione da parte mia, comunque erano tornati in Serie A e Cellino ha cercato di costruire una squadra competitiva. Oltre a Tonali ci sono altri calciatori, con Balotelli qualcosa è successo e dispiace, perché Cellino è un vincente per carattere e mentalità, ed ha sempre ottenuto grandi risultati. Non dimentichiamoci che ha portato Zola a Cagliari! Ha fatto in anticipo rispetto a tanti altri club italiani la mossa di affidarsi a Perinetti, e questo significa avere ambizioni. Costruiranno sicuramente una squadra molto competitiva per risalire".

Ingiusto definire Ranieri un normalizzatore, no?
"Ci ho lavorato, con lui non ho mai giocato ma sentivo il rispetto e questo aiutava l'intero ambiente a rimanere sereno. Il calcio è semplicità, e per il suo modo di essere è da Oscar. Oltre al Leicester, ha sempre fatto ciò che gli chiedevano. Quest'anno ha preso una Sampdoria in difficoltà ottenendo un'ottima salvezza: giusta la sua salvezza, e potrebbe costruire qualcosa di importante".

Come la vede la linea verde del Chelsea di Lampard?
"Frankie incarna realmente la bandiera, lui ama quel club. Forse sono stati anche un po' fortunati a vedersi costretti a far tornare giovani importanti a causa del blocco del mercato. Forse sarebbero andati su qualcuno di più importante, ma con giocatori cresciuti in casa hanno giocato una stagione fantastica, con la conquista della Champions e la finale di FA Cup".

Che sorpresa la retrocessione del Watford...
"Anche il West Ham sono anni che fa fatica. Ha creato scalpore l'Aston Villa in difficoltà dopo aver speso oltre 100 milioni, e in Italia si è parlato molto anche del Watford, che dopo il lockdown non ha mantenuto il ritmo di prima. Peccato, perché i Pozzo stanno facendo un buon lavoro: sono convinto risaliranno".

Finalmente è tornato il Leeds.
"E direi bentornato, ad un club prestigioso che deve stare in queste categorie. Sto vedendo i playoff di Championship, e vedo squadre che tranne il Fulham potrebbero stare sia in Premier che in Championship, se salgono sanno già di dover lottare per non retrocedere. Fa piacere per i tifosi del Leeds, credo siano destinati a rimanerci non solo per un'annata".

Quest'anno la Championship ha regalato emozioni e sorprese.
"In UK davano per scontata anche la promozione del Nottingham Forest, che aveva costruito una squadra per salire. Questo però è il calcio... La Championship è su un livello molto, qualsiasi club ha possibilità di spendere soldi, e se penso agli altri grandi paesi è impossibile vedere trasferimenti da 8 milioni, normali per quella serie. Sappiamo che in Inghilterra sono bravi nel marketing e sui diritti tv, poi c'è la programmazione: alla fine il Leeds, dopo aver sfiorato varie promozioni, è riuscito a risalire con un allenatore internazionale al quale forse, in Italia, non sarebbe stato dato tempo".

Un costume che non si vede troppo in Italia è un allenatore che retrocede e mantiene il posto.
"Contando che in Premier ce ne sono pochi di allenatori inglesi, più si scende più se ne trovano. C'è più pazienza, com'è giusto che sia: impossibile cambiare ogni anno spendendo soldi, e abbiamo degli esempi in Italia in cui si cambia tantissimo. Fonseca, per esempio, ha portato una cultura totalmente diversa e nuova alla Roma, e spero lo tengano. In Inghilterra queste cose sono una routine".

Monchi a Roma ha avuto poco tempo, per esempio?
"Credo che la Premier League abbia alzato il livello non solo per quanto riguarda i soldi, ma perché sono arrivati tanti giocatori stranieri. Se ci ricordiamo cos'era il calcio inglese, era ball-to-box. In Italia si sta un po' aprendo questa finestrella, ma ripeto, bisogna dare tempo. L'avvento di qualche allenatore straniero può darci una mano, anche se ci piace fregiarci della nostra scuola. I Mondiali vinti lo testimoniano, ma è giusto confrontarsi con altre culture. Il calcio, ormai, è di tutti".

Cosa propone il suo futuro?
"Vivo a Londra e faccio l'intermediario, da agente mi muovo un po' in tutta Europa e posso confrontarmi con tante culture. Del domani chi lo sa, ciò che posso dire è comunque che i club sono costituiti da gruppi di persone ciascuna con un compito ben specifico. Mi sarebbe piaciuto onestamente rimanere sul campo, anche se non ho mai pensato di fare l'allenatore. Nella vita non si sa mai, però... Anche se a 47 anni è un po' tardi".

Il ruolo del ds in Italia è in via d'estinzione? Come valuta il corso di Ursino a Crotone?
"Intanto gli faccio i complimenti e sono felice che una squadra del sud sia tornata in Serie A, è meglio per tutti se abbiamo un campionato sparso sul territorio. Il calcio comunque è semplice: qualsiasi club tu sia, o ti affidi agli amici o allo scouting, che significa farsi tanti viaggi e vedere molti giocatori. Ci vogliono i mezzi per farlo, perché nel mondo i calciatori ci sono. Poi ci sono quelli col Crotone che hanno un occhio di riguardo importante, perché non possono permettersi di sbagliare le scelte. Fondamentali i collaboratori per sviluppare al meglio le idee. Il Crotone ci è riuscito, il Monza anche".


Gabriele Ambrosetti intervistato da Francesco Benvenuti
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