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Bertotto: "A favore dei cinque cambi. Alla ripresa la qualità la farà da padrona"

TMW RADIO - Bertotto: "A favore dei cinque cambi. Alla ripresa la qualità la farà da padrona"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
giovedì 11 giugno 2020 07:44Altre Notizie
di Dimitri Conti

L'ex difensore Valerio Bertotto, oggi allenatore, si è collegato in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini. Il suo intervento comincia in risposta ad ascoltatore, che sostiene come Milinkovic-Savic sia potenzialmente più forte di Eriksen: "Ha grandissima qualità, è moderno: ha fisico, tecnica e sa fare gol. Non c'è dubbio che la certificazione deve avvenire su palcoscenici di prim'ordine, contro quelli bravissimi. Non a caso la sua valutazione è quella, un po' esagerata ma in linea con il suo valore".

Mbappe ha qualcosa in più di Dybala?
"Hanno caratteristiche differenti: Mbappe è un giovane con una velocità impressionante, riesce ad abbinare la sua potenza fisica alla tecnica come pochi, Dybala forse è più anarchico perché sa giocare un po' dappertutto".

Che pensa di questi tre mesi e mezzo di stop?
"La cosa più importante finora era passare più rapidamente possibile il momento. La salute è fondamentale, e purtroppo in molti hanno sofferto tantissimo. Ma come tutte le cose della vita, e delle attività che vogliono riprendersi la normalità, anche il calcio doveva ripartire. Vanno prese le misure corrette per evitare ricadute o aggravamenti, ma è un segno di voglia di risveglio e dare emozioni che solo il calcio sa dare".

Sarri ha fatto capire che Dybala e Ronaldo fanno fatica a giocare assieme.
"Ad avercene di problemi così (ride, ndr)! Da allenatore, dico che i calciatori bravi fai fatica a lasciarli fuori. Nell'equilibrio di squadra, devono giocare. Poi parliamo della Juve, che ha interpreti forti in ogni ruolo. La bravura di Sarri è e sarà trovare la giusta collocazione".

Juve-Milan è davvero aperta?
"Gli allenatori a volte spostano l'attenzione su altre cose, fa parte del gioco. Credo che la Juventus sia ancora favorita: il Milan è una buona squadra, ma forse ha qualcosa in più. Rimane comunque l'incognita di dover ripartire tutti da zero. La qualità la farà da padrone, ma c'è anche l'aspetto psicologico e motivazionale dei giocatori".

Si giocherà spesso a porte chiuse. Lei lo ha mai fatto, e che significa?
"Sì, una volta mi successe contro l'Ascoli perché avevano squalificato a loro il campo. Sicuramente è tutto particolare: il calciatore è abituato a vivere in un certo contesto, che spesso fa la differenza. L'abitudine ad avere i tifosi che urlano è qualcosa che fa sentire partecipe dell'ambiente. Quando non ce l'hai c'è il pericolo che tu non ci metta la giusta determinazione, il pensiero che non è un'amichevole del giovedì ma una partita importante. Bisogna ricaricarsi e pensare che i punti valgono tre volte. Tra le mille situazioni negative che si sono create, però, direi di lasciare stare: meglio che niente, teniamoci le partite viste in tv".

Sulle cinque sostituzioni che dice?
"Vantaggiose, per tutti. Anche per lo spettacolo. Giocando ogni tre giorni per diverso tempo, se non fai così rischi di andare incontro a grossi problemi. Io questa esperienza dei cinque cambi l'ho avuta in Serie C, e personalmente non mi sono trovato male, anche perché tieni tutti sulla corda, rimanendo comunque con un massimo di tre interruzioni. Per me è una cosa positiva".

Che ritmo vedremo in queste partite?
"Sarà inevitabilmente basso. Sarà come una squadra che fa una preparazione senza giocare le amichevoli. Pensiamo solitamente al fatto che normalmente ci voglia già un bel po' di tempo, mentre ora la prima amichevole sarà già una partita ufficiale. Conterà la qualità, chi ne ha di più emergerà".

Come sarà oggi la testa del calciatore?
"Solitamente a fine campionato c'è uno stacco fisico, quasi di rigetto e di riposo, ma più che altro mentale. Abbandonare un attimo tutti gli stress, mentre in questa situazione di anomalia non si sapeva se e quando si sarebbe ripreso, non staccando mai l'interruttore su off. Si sono continuati ad allenare pur nell'incertezza, e con i problemi che erano altri. Società e staff dovranno dare gli stimoli giusti, e poi conta la professionalità del calciatore per calarsi di nuovo nella sua normalità".

Vedendo oggi la Serie C, è il caso di pensare a una riforma?
"Il calcio è caduto dentro quest'anomalia che ha fatto emergere problematiche ulteriori. Per fare calcio bisogna essere seri, imprenditori veri, avere strutture e capacità di programmazione. Spesso però non esistono questi riscontri e vediamo scenari di sofferenza. Conosco bene Ghirelli, un'ottima persona e un grandissimo presidente, so che fa le cose per bene, ama il calcio e la Lega Pro, fa e farà di tutto per far sì che il percorso possa riservare più soddisfazioni che fastidio".

Qualcuno suggeriva il semi-professionismo.
"Qui si deve toccare dalla Serie A alla D, è un circolo a cascata che riguarda quattro categorie, pur divise da tanti milioni negli interessi. Ma bisogna mettere tutte le situazioni dentro al discorso".

L'Inter potrà rientrare o sarà testa a testa Juve-Lazio?
"Non saprei, ma potrebbero nascere incognite su possibili infortuni legati alle tante partite. Sorprese, che poi non sarebbero se penso ad esempio all'Atalanta, di chi potrebbe rivelarsi pronto fin da subito. Chi in questo momento ha giocatori meno strutturati fisicamente, più adatti ad un gioco di esplosività, forse può avere dei benefici nell'immediato".


Valerio Bertotto intervistato da Niccolò Ceccarini
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