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Boniek: "Stella revocata? Chiedete ad Agnelli, ha fatto tutto lui"

TMW RADIO - Boniek: "Stella revocata? Chiedete ad Agnelli, ha fatto tutto lui"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di NewsPix/Image Sport
venerdì 10 gennaio 2020 19:10Altre Notizie
di Simone Lorini

Zbigniew Boniek, ex calciatore e presidente della Federazione polacca, ha concesso una lunga e interessante intervista ai microfoni di TMW Radio, parlando del calcio a 360°. Si inizia con un viaggio nei ricordi riguardanti Roma-Juventus, sfida che torna domenica sera: "Ricordo una bellissima rovesciata di Pruzzo a Torino, un gol di Platini all'Olimpico, ai miei tempi erano tutte partite molto importanti. La Juve in questo periodo comanda da anni, grazie al cielo ora c'è l'Inter".

A chi è rimasto più legato tra Boniperti e Viola?
"Erano due persone diverse. Boniperti era presidente non proprietario, ma voleva vincere a tutti i costi, anche le amichevoli, era molto attaccato alla vittoria e grazie a lui la squadra riusciva a primeggiare, questa sua ossessione ci spingeva. Con il presidente Viola era diverso, era il proprietario, devo dire che con lui ho avuto un rapporto un po' speciale".

La Roma può davvero vincere contro questa Juve?
"Tutti possono vincere con tutti, la Juve è una squadra forte, quadrata, viene a Roma per vincere la partita. Ma la Roma, e lo ha dimostrato anche contro la Fiorentina, quando gioca bene è molto difficile da frenare".

Entrambe sono ripartite da un nuovo tecnico: chi le piace di più?
"In Italia tutti criticano gli allenatori, di Sarri posso dire poco perché sto molto in Polonia e sono più vicino alla realtà romana. Fonseca mi piace, è silenzioso ma lavora molto bene. Ad inizio non credevo potesse lottare per la Champions, con il cambio di proprietà sarebbe un punto di partenza".

Cosa deve temere più l'Inter della Juve?
"Quando arrivi punto a punto con la Juve, non puoi sperare che abbassino la guardia. I passaggi a vuoto con la Juve non ci sono, devi sempre essere al top, è così, d'altronde da otto anni vincono sempre".

Su Piatek si è detto e scritto di tutto: nel peggioramento del suo rendimento ha contribuito il Milan o lui uno dei colpevoli per il calo della squadra?
"È in difficoltà, come tutto il Milan e non è facile fare il centravanti in una squadra così. Poco possesso palla, poco servizio dagli attaccanti esterni, lui è arrivato da sconosciuto in Italia e ha fatto grandi cose, poi si è fermato. Ha ricevuto grandissime critiche e si è fermato, non sta giocando bene ultimamente, forse ci sono delle colpe da parte sua ma ci sono anche della squadra. Chi è il giocatore di fama mondiale nel Milan? Nessuno, sono tutti giocatori normali tolto Donnarumma. Giocano un calcio modesto".

Consiglierebbe a Piatek di lasciare Milano in ottica Nazionale?
"Non parlo coi giocatori di queste cose, in Nazionale sono molto presente e se mi chiederà consigli gli dirò il mio pensiero, ma sarebbe troppo pesante consigliare una cosa del genere".

Milan e Tottenham ne stanno parlando. Può essere la soluzione per lui?
"Non lo sapevo... potrebbe essere la soluzione per tutti. Mi sorprende questa grande fiducia riposta in Ibrahimovic, non gioca da tre mesi e ha 38 anni, non è semplice reggere il campionato italiano. È una mossa coraggiosa puntare tutto su di lui, ci sono anche le gelosie, bisogna vedere come reagirà la squadra".

Questa nuova ondata polacca, 30 anni dopo Boniek, come te la spieghi?
"Tre-quattro anni fa sono arrivati Zielinski e altri, e hanno fatto bene. I polacchi sono giocatori che non danno problemi, che vogliono migliorare. Abbiamo tanti giocatori in Italia, tre portieri che giocano titolari, anche in Under 21 abbiamo tanti giocatori bravi. Il prossimo? Non lo dico, altrimenti dicono che faccio il mercato".

La fine tardiva della Serie A potrebbe darvi problemi?
"Siamo un po' preoccupati, abbiamo tanti giocatori che sono in Italia, se il campionato finisce il 24 e non abbiamo tempo di farli riposare in vista dell'Europeo, sarà un problema anche per Mancini, che non avrà molto tempo di preparare la squadra. Speravo che la Serie A finisse come in tutti gli altri paesi".

Milik è un giocatore da grandissima squadra: sei d'accordo?
"Uno che se lo fai giocare sempre e lo fai sentire importante è pericolosissimo, può fare gol in qualsiasi maniera: da 25 metri, da 2, su punizione, di testa... Io lo vorrei sempre nella mia squadra. Gli infortuni lo hanno frenato, ora spero che il fisico lo sorregga".

Pallotta non ha mai legato con la piazza, le cose dovranno cambiare con Friedkin?
"Se non ci sei mai è difficile fare dei legami... Friedkin è un'altra cosa, è uno che, se ti informi su internet, leggi cose che fanno ben sperare in termini di avvicinamento rispetto alle big del calcio europeo. La Roma non è così distante, con lui potrebbe fare il passo decisivo".

Guardando Roma-Juventus, il cuore dove tende?
"Ho 64 anni e il cuore ancora regge (ride, ndr). Non ho nulla contro la Juventus, ho finito la carriera a Roma e chiaramente sono un pizzico più legato alla squadra romana, ma non sono antijuventino. Se vince la Roma mi fa più piacere, ma se vince la Juve dormo ancora".

Vuole chiarire la storia legata alla stella allo Juventus Stadium (prima assegnata e poi revocata, ndr)?
"Dovresti chiedere ad Andrea Agnelli, ha fatto tutto lui. Io non ho fatto nulla... mi è arrivato una maglia e una lettera a casa in cui si diceva questa cosa, tutto molto bello. Poi un mese dopo mi hanno chiamato spiegandomi che qualche tifoso non era contento, io ho detto che mi potevano togliere senza problemi. Vogliono fare la storia ma dovrebbero ricordarsi che nei cinque gol fatti nelle finali europee che hanno giocato, ho fatti tre io".

Un giudizio sul presidente Agnelli?
"L'ho conosciuto ultimamente facendo parte del comitato esecutivo dell'UEFA. Al di là del discorso della stella, è una persona intelligente e ambiziosa, che sa muoversi bene e dialogare. La Juventus con lui ha guadagnato moltissimo e si vede anche dai successi arrivati".

Come si coniuga questo giudizio con la vicenda della stella?
"Era giovane, ha iniziato a fare il presidente e ha dovuto ricomporre tutto il puzzle, forse gli hanno detto che Boniek non piaceva e ha scelto così".

Se potesse giocare oggi una partita, la giocheresti con Messi o Ronaldo?
"Mi conviene dire... politicamente... non rispondere (scoppia a ridere, ndr)".

Meglio Platini, Rossi e Boniek o Higuain, Dybala e Cristiano Ronaldo?
"Platini, Rossi e Boniek, all'epoca il calciatore guadagnava peggio ma viveva meglio, gli uffici stampa erano molto meno oppressivi".

Potendo rigiocare una partita, rigiocherebbe il quarto di finale in cui ha guadagnato il giallo che le ha fatto saltare la sfida all'Italia?
"È chiaro, mi brucia ancora. Presi il giallo stando in barriera a due minuti dalla fine. L'Italia avrebbe vinto uguale, probabilmente, ma con Boniek in campo le cose cambiano".

A proposito di ex, cosa farà da grande Platini?
"Ci sentiamo spesso, ha qualche programma, secondo me si sente ancora giovane ed è ferito. È stato condannato da un giustizia sportiva e discolpato da quella ordinaria, gli auguro tutto il bene possibile".

La sua opinione sul VAR?
"Non si può farne a meno... però secondo si è andato un po' oltre, il VAR toglie tutti i gol irregolari, però ogni tanto andiamo un po' ad esagerare. Secondo me del VAR non si può fare a meno, ma bisognerebbe farlo un po' meno tecnologico e ascoltare più l'arbitro".

Svezia e Spagna nel vostro girone all'Europeo. Il ct della Svezia ha aperto a Ibra, meglio affrontarlo o non affrontarlo?
"Noi dobbiamo battere la Spagna che vi ha eliminato dall'ultimo Europeo e la Svezia che vi ha eliminato nello spareggio per il Mondiale: se ci sarà o non ci sarà sarà lo stesso, un giocatore non fa la squadra, neanche Ibrahimovic".

Il giovane italiano che le piace di più?
"Ogni dieci anni il calcio cambia, io ero attaccante, centrocampista e ho giocato otto partite di fila difensore centrale. Ai miei tempi eravamo diversi, anche se un mio amico mi ha detto che Kulusevski mi assomiglia in qualcosa, ma onestamente non lo conosco. Prima deve vincere qualche coppa".

Zielinski ha problemi di continuità: in una gara sembra un fuoriclasse, nelle tre successive fatica a raggiungere la sufficienza. Perché?
"Non ce ne sono in Serie A come lui, è uno dei migliori al mondo, sa fare tutto, riceve la palla cambiando direzione e si smarca col corpo. Forse il suo problema è capire la sua posizione... ha bisogno di certezze tattiche, nel Napoli non ce le ha. È uno dei miei giocatori preferiti in Nazionale, l'ho visto a 15 anni e ho subito capito che sarebbe diventato un grande. A Napoli non si è mai fatto dare una punizione, forse sulla personalità deve lavorare: non l'ho mai visto dire a Insigne e Mertens dire 'questa la batto io', mi dispiace".

Se la Polonia dovesse arrivare ai quarti agli Europei sarebbe disposto ad arrivare al santuario di Częstochowa dalla sede della federazione polacca?
"Io sono uno che fa sempre politica del pianto: quando andavo a giocare con l'Ascoli dicevo che era difficile, la politica del pianto paga sempre. Adesso invece vedo dichiarazioni in cui si manifesta superiorità, e poi ne prendono due o tre".

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