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De Marco: "Tempo di cambiare all'AIA, vedrei bene Rocchi al posto di Nicchi"

TMW RADIO - De Marco: "Tempo di cambiare all'AIA, vedrei bene Rocchi al posto di Nicchi"TUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 15 luglio 2020 19:33Altre Notizie
di Dimitri Conti

L'ex arbitro Andrea De Marco si è collegato in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio, ai microfoni di Niccolò Ceccarini: "Da un punto di vista fisico arbitrare in momenti così ravvicinati della settimana non è facile, e con temperature così alte si fa più fatica. C'è però un preparatore atletico che ha dato un programma per la gestione delle gare. Gli arbitri comunque si riposano andando a fare quarto uomo o VAR, difficilmente sono impiegati a stretta distanza. Alcuni, quelli che fanno le coppe europee, sono abituati. Il modo di arbitrare è più difficile, senza pubblico è diverso. Anche i calciatori stessi però li stanno aiutando, penso ci sia da parte di tutti un aiuto".

Come si commenta la regola delle mani sui rigori?
"C'è una tendenza pazzesca, i numeri parlano chiaro: tanti falli di mano rispetto agli altri paesi. Da sempre, già da prima del VAR, è sempre stata una delle cose più difficile, si avevano sensazioni dirette dal campo. Oggi alcune decisioni hanno creato confusione negli addetti ai lavori, ci sono tanti fattori in gioco. Forse non è colpa degli arbitri italiani, ma della regola in sé".

Ogni arbitro sembra interpretare a sé. Pensando a Fabbri che giudica regolare l'intervento di Mancini in Roma-Parma regolare, o la mano di Simeone sul gol annullato contro l'Atalanta.
"Infatti è questo il problema, non c'è la giusta chiarezza. Anche la stessa IFAB dovrà intervenire sul fallo di mano. La soluzione è difficile da trovare, saranno gli stessi allenatori a far capire quand'è che il movimento sia congruo o meno. Penso a Gasperini che spesso dice di non poter tagliare le braccia ai suoi calciatori. Polemica ce ne sarà sempre, ma bisogna capire quali falli di mano siano punibili".

Lecito essere preoccupati per i criteri arbitrali europei?
"Anche in passato, in altre situazioni, questo si è già verificati. Il designatore UEFA è italiano, Rosetti, ma gli arbitri stranieri giudicano diversamente, a seconda dei loro campionati. L'uniformità è ciò che ci auspichiamo, seppure va ricordato che la decisione va presa entro tempi brevi. Il VAR non è la moviola... Ora c'è la tendenza a giudicare sempre, e poi togliersi i dubbi andando a rivedere. Ma così non si arbitra neanche".

Qual è l'arbitro che le sta piacendo di più?
"Mariani, è giovane e nel futuro sarà considerato. Anche Doveri sta facendo bene, ha diretto la finale di Coppa Italia. Dispiace ad esempio che Rocchi presto debba smettere, difficilmente sbaglia le partite. Quest'anno finiscono lui, Calvarese e Giacomelli, tutti dopo ottime stagioni. Ricordo che anche quando ho iniziato io si aveva paura per il post-Collina e di altri grandi nomi, alla fine invece sono arrivati i vari Rizzoli e Rocchi: la scuola arbitrale italiana è di notevole qualità. Basta dare loro il tempo di maturare".

Si tornerà ad un'unica CAN per arbitri di A e B?
"Il problema saranno i tempi. La riunificazione sarebbe importantissima per la crescita degli arbitri, sia quelli giovani, che possono stare a contatto con i più esperti, che per questi ultimi che, magari quando sbagliano, andavano ad arbitrare una partita di B. Oggi invece c'è la sospensione e rimani fermo".

Nicchi sarà rieletto o cambierà qualcosa nell'AIA? Un arbitro fresco ex?
"Per me c'è bisogno di cambiare. Nicchi è in carica dal 2009, Trentalange da tempo è il suo uomo. Perché non ringiovanire e cambiare un po', proponendo magari un arbitro giovane che conosce dinamiche di campo? Rocchi è una grande personalità, potrebbe essere un'idea. Bisogna vedere se ha voglia di ricoprire il ruolo, o magari vuole fare altro. Lo vedrei a fare il designatore di arbitri in crescita, come C e Lega Pro. Ma sarebbe un nome nuovo, che cambia qualcosa. Nicchi è da quando è arrivato che ha detto di voler far parlare gli arbitri, e oggi non è ancora così. Ci sono molte regole da cambiare".


Andrea De Marco intervistato da Niccolò Ceccarini
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