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Montervino: "Napoli, finale decisiva. Jorginho alla Juve? Meglio Pjanic e Bentancur"

TMW RADIO - Montervino: "Napoli, finale decisiva. Jorginho alla Juve? Meglio Pjanic e Bentancur"TUTTOmercatoWEB.com
martedì 16 giugno 2020 08:31Altre Notizie
di Dimitri Conti

L'ex centrocampista Francesco Montervino, oggi ex direttore generale del Nola, è intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, esordendo nella sua riflessione dalla finale di Coppa Italia che aspetta il Napoli contro la Juventus: "Se non altro il fatto che si giochi contro la Juve fa sì che per la Napoli città sia una partita di fondamentale importanza. Poter raggiungere l'obiettivo e portarsi a casa il primo titolo con Gattuso che in pochi mesi potrebbe vincere più di Sarri e Ancelotti, cambia radicalmente questa stagione".

Sorpreso che De Laurentiis abbia ammesso un errore di valutazione su Ancelotti?
"Tornare sui propri passi è pensiero da persona intelligente, fa capire la mentalità e la capacità di riconoscere un errore. Credo che Ancelotti sia stata un'occasione persa per il Napoli, non ci si poteva aspettare quello che aveva fatto sempre, in società come Bayern o Real Madrid: Napoli è una piazza diversa, e forse non ha apprezzato e capito totalmente l'Ancelotti allenatore. Concordo con De Laurentiis: non è il tipo di tecnico che piace alla Napoli calcistica, che apprezza i veraci come Mazzarri e oggi Gattuso. Ti può dar meno magari rispetto ad Ancelotti, ma incarna di più la mentalità napoletana del sacrificio, della lotta e della grinta".

Mertens si è ritagliato una fetta di storia.
"Quello che è riuscito a fare, oltre che a livello calcistico, è entrato direttamente nel cuore dei napoletani. De Giovanni diceva che essere napoletani non significa essere nato a Napoli, ma entrare nel cuore della città ed immedesimarsi con la gente: lui credo sia nato per caso in Belgio. All'inizio si parlava del dualismo con Insigne, poi, grazie anche all'intuizione di Sarri, si è ritagliato uno spazio tale da diventare il recordman di gol segnati. Si sente più a suo agio da attaccante, è vicino alla porta e in area può sfruttare la sua scaltrezza e la furbizia. Si è ritagliato uno spazio fantastico, che si addice alle sue attuali caratteristiche, non più di un giovincello: è in procinto di rinnovare per altri due anni, e deve un attimo riguardarsi".

Sarri è stato molto amato a Napoli: questo della Juve è sempre lui?
"Non credo neanche siano parenti o si siano mai conosciuti. Sarri ci ha regalato tanto, la possibilità di dire all'Europa intera che potevamo essere i migliori, l'identità, lo spettacolo e la consapevolezza di andare a imporsi su tutti i campi, la possibilità di elevare i napoletani nonostante le difficoltà della città. Forse per questo oggi c'è risentimento, si era immedesimato anche lui nella gente, con gesti anticonformisti e parole contro il Palazzo. Poi si è perso in un bicchier d'acqua, con una semplice scelta. Capisco che se chiama la Juve accetti, ma forse allora era sbagliato come si poneva prima. Fai l'allenatore, che ti riesce bene. Punto. A livello umano ha dato una botta forte ai napoletani: una parte l'ha perdonato, ma tantissimi no, perché è andato all'odiatissima Juve. Mi dispiace tra l'altro che il Sarri di oggi non assomigli a quello del Napoli. Certamente non è l'uomo che Napoli ha reso".

Inevitabile che la Juventus non regalasse un bel gioco?
"Quello che ha fatto a Napoli, sarà impossibile da rivedere altrove. C'erano le componenti giuste al posto giusto nel momento giusto: un allenatore che esprimeva un certo tipo di calcio con uomini che ci si identificavano. Quando incroci Hazard, Ronaldo, Dybala è difficile che si possano immedesimare, ma è più facile che sia l'allenatore a doversi aggrappare a loro. A Napoli era diventato un santone, avrebbe potuto far fare tutto ai suoi ragazzi, era un idolo che tutti dovevano seguire. La gente gli ha perdonato anche errori fenomenali su cambi e formazioni, anche quando le partite andavano in modo diverso, perché si era creata una bella alchimia tra tutti, e difficilmente si potrà ripetere da altre parti. Sarri oggi non ha ancora l'appeal dei vari Klopp, Guardiola e quelli di fama mondiale. Da ex calciatore posso dire che avverte quando sei preparato ma anche quando manca il carisma tale da farsi seguire".

Può essere trasferito il lavoro fatto a suo tempo da Sarri su Bentancur?
"Sono onesto, Jorginho non mi ha mai fatto impazzire. Era semplice, lineare, essenziale, anche se gli riconosco la capacità di farsi trovare sempre al posto giusto: era un muro e e uno sfogo per i difensori. Onestamente al Chelsea è stato criticato, e sembra che oggi se lo voglia addirittura riportare alla Juve, ma secondo me Pjanic e Bentancur sono due interpreti fantastici".

Sarri però non sembra amare Pjanic.
"Senza dubbio, fa capire quanto Sarri voglia dei soldatini, togliendo all'individualità. Io però vedo un livello diverso tra Bentancur e Pjanic, e Jorginho: i due della Juve sono più importanti".

Che settimane si sono vissute nelle leghe dilettantistiche?
"Io sono un ds regolarmente abilitato, perché c'è una buona parte che non lo è: fai un corso per l'abilitazione, ma serve a poco. Lasciamo stare. Faccio il direttore perché mi piace, mi auguro in futuro di poter arrivare anche alla Serie A. Quest'anno a Nola avevamo la squadra più giovane del girone e siamo arrivati settimi, abbiamo disputato un gran campionato. Mi dispiace che si sia chiuso tutto molto in anticipo, avrei preferito chiudere. In Serie C hanno massacrato la categoria dei calciatori, per fortuna almeno la B è ripartita. Ho letto che cinque-sei squadre rinunceranno ai playoff: questo significa che siamo di fronte a un cambiamento epocale, e spero che si prenda la palla al balzo per una riforma dei campionati, visto che cento società tra i professionisti sono tantissime. La possibilità di un semi-professionismo c'è, ma ci vuole la forza di imporlo. Se non lo facciamo adesso, quando? Altrimenti la prossima stagione tante società, consce che ci sarà la riforma, faranno stagioni scadenti. Se non si fa ora, l'Italia ha perso un'occasione di dimostrare, anche all'Europa".


Francesco Montervino intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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