Ascoli in Serie B, Passeri: "Avanti con Patti e Tomei. Questa società è una famiglia"
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Dopo la promozione in Serie B conquistata attraverso i playoff e la vittoria in finale contro l'Union Brescia, il presidente dell'Ascoli Bernardino Passeri è intervenuto ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com per commentare il traguardo raggiunto e guardare già al futuro del club bianconero.
Presidente, si è ripreso dalle emozioni della finale?
"Questo è il primo giorno in cui sto cercando di elaborare tutta l'energia positiva che si è creata. Sono in campagna e provo a elaborare queste sensazioni. Sono stati momenti straordinari. Ascoli crea forze ed energie che non sono paragonabili a nessun altro posto. Ora però siamo già pronti a ripartire".
Siete arrivati meno di un anno fa e avete subito centrato la promozione. Qual è il segreto di questo successo?
"Si basa su principi molto semplici. Siamo partiti dall'idea che il calcio sia prima di tutto uno sport e abbiamo ricostruito le basi: dignità, onestà e passione. Da lì è nato tutto il resto. Abbiamo scelto ragazzi che incarnassero questi valori e abbiamo trovato un allenatore eccezionale. Mister e staff hanno vissuto una stagione fantastica. Questo è il segreto, non ce ne sono altri".
C'è stato un momento in cui ha capito che la promozione fosse davvero possibile?
"Sì. Dopo il girone d'andata ho visto una squadra molto concentrata ma anche arrabbiata, perché era convinta di aver raccolto meno di quanto meritasse. Da quel momento ho percepito una crescita esponenziale nel carattere del gruppo e ho iniziato a pensare che potessimo davvero farcela. Abbiamo compiuto una rincorsa straordinaria fino ad arrivare a ridosso dell'Arezzo. Un po' di rammarico è rimasto perché avremmo potuto vincere anche il campionato, ma i playoff sono stati qualcosa di incredibile e forse ancora più emozionante".
Che idea si è fatto della Serie C dopo un anno vissuto da presidente?
"La penso in maniera opposta rispetto a chi considera la Serie C il problema del calcio italiano. Per me è proprio da lì che il calcio italiano deve rinascere. È la prima lega professionistica e rappresenta le fondamenta dell'intero sistema. Se non si riparte da lì, tutto il resto rischia di non avere basi solide. Detto questo, servono riforme. Una Serie C a 60 squadre è difficile da sostenere e ci sono enormi differenze strutturali tra una società e l'altra. Non può essere tutto sulle spalle di 50 o 60 presidenti. Il calcio italiano ha bisogno di strumenti e di una visione a medio-lungo termine. I numeri di pubblico e di interesse che abbiamo visto in questi playoff dimostrano quanto il territorio sia ancora centrale".
Ora arriva la Serie B. Direttore sportivo e allenatore saranno confermati?
"Assolutamente sì. Ci prendiamo un paio di giorni e poi torniamo subito al lavoro per programmare il futuro. Questa società è una famiglia e non avrebbe senso smembrarla proprio adesso. Ripartiremo tutti insieme".
Che Serie B si aspetta?
"Per me sarà qualcosa di speciale. Pensare di andare a giocare contro squadre come Palermo o Sampdoria, o in stadi come Marassi, mi fa un certo effetto. Da bambino li vedevo come luoghi lontanissimi. Sarà una splendida avventura. Affronteremo il campionato come abbiamo affrontato questa stagione: una partita alla volta. Si entra in campo sempre per vincere, poi alla fine si tireranno le somme".
Sul fronte infrastrutture, state pensando a un ammodernamento dello stadio Del Duca?
"Certamente. Per la prossima stagione apriremo una nuova curva e stiamo già progettando la riqualificazione della Curva Nord e della tribuna. Proprio ieri mattina il sindaco mi ha chiamato per confrontarci su questi temi. È lo spirito di Ascoli. Vogliamo realizzare uno stadio di nuova generazione, ma sempre con l'idea che debba essere la casa dei cittadini e dei tifosi. Qui Ascoli e Ascoli Calcio sono praticamente la stessa cosa".
I tifosi le hanno già fatto qualche richiesta in vista della prossima stagione?
"L'anno scorso mi avevano chiesto soltanto una cosa: il derby con la Sambenedettese. E siamo stati fortunati a viverlo, vincendolo entrambe le volte in campionato. Per il resto mi hanno sempre chiesto dignità, impegno e rispetto della maglia. Anche per me questi erano i valori fondamentali. Per il momento non ci sono altre richieste particolari. I tifosi fanno parte della società, siamo un corpo unico".
Se dovesse scegliere il volto simbolo di questa stagione, chi indicherebbe?
"Non me ne vogliano i calciatori, che sono stati straordinari, soprattutto quelli che hanno giocato meno ma che hanno sempre dato un contributo fondamentale. Però io sono innamorato dei nostri magazzinieri e dei nostri cuochi. Sono stati come genitori per questi ragazzi. Li abbraccio idealmente. Rappresentano perfettamente lo spirito di questa stagione. Poi naturalmente sono orgoglioso di tutta la squadra e di tutti i tifosi dell'Ascoli".
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