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Unione Sarda - Coppola, il bomber della C ora segna dietro il bancone: "Per il Cagliari ho pianto"

10.03.2011 09:20 di Giampaolo Gaias    per tuttocagliari.net   articolo letto 4115 volte
Unione Sarda - Coppola, il bomber della C ora segna dietro il bancone: "Per il Cagliari ho pianto"
© foto di Federico De Luca

Su You tube c'è ancora il replay della capriola con la quale dribblò due giocatori del Palermo all'altezza della bandierina. Mai vista prima, e nemmeno dopo. Ma a Cagliari Guglielmo Coppola lasciò il segno soprattutto per gli undici gol che spinsero la squadra di Claudio Ranieri dalla C1 verso la B. Stagione 1988-89, seconda e ultima in rossoblù per l'attaccante romano cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, ceduto poi al Taranto dove conquistò un'altra promozione il campionato successivo. Eppure nel suo curriculum non c'è nemmeno una partita in serie A. Nel '94 ha chiuso col calcio e aperto un bar nel centro di Firenze. Oggi ha 48 anni e la sua specialità è diventata il caffè.
Buongiorno Coppola, ma che ci fa un bomber dietro il bancone?
«Quando ho smesso di giocare mia moglie aveva già una licenza, poi l'idea mi ha sempre accattivato. Ed eccoci qua».
Ci sveli subito il retroscena di quella capriola.
«Un compagno nella Primavera della Fiorentina, Gigi Sacchetti, la faceva spesso, ma la sua era in avanti, infatti poi crossava. La mia, invece, è stata all'indietro. Ero chiuso all'altezza del calcio d'angolo, vidi Pulga con la coda dell'occhio, strinsi il pallone con entrambi i piedi, mi buttai e via. Mi riuscì proprio bene. La verità? Ce l'avevo in canna già da qualche settimana».
L'addio al Cagliari?
«Una ferita che ancora brucia. Fui ceduto per un miliardo di lire, una cifra importante ai tempi. Ranieri era un allenatore ancora giovane, contava poco, e la società con la mia cessione tirò il fiato. Ma sa qual è la cosa che più mi ferisce? Aver letto sui muri al Poetto che ero andato via per i soldi».
Non era vero?
«Io sarei rimasto per molto meno di quello che sono andato a guadagnare. La verità non è stata mai raccontata. Ero mortificato. E oggi non mi vergogno a dirlo: in quei giorni ho pianto».
Lei segnava tanti gol eppure non ha mai giocato in serie A.
«Il più grande rimpianto. La mia generazione non è stata fortunata. Oggi ci sarei dentro, eccome».
Si rivede in qualche attaccante?
«Io ero duttile, avevo un buon colpo di testa, tecnica, corsa. Forse in Di Vaio, anche se lui è più centravanti».
La rete più bella in rossoblù?
«La punizione contro il Casarano. Io sono destro ma calciai col sinistro. Che botta».
Che cosa le resta della Sardegna?
«L'affetto della gente, il mare e una casa a Torre delle Stelle dove torno ogni estate, per ora».
In che senso per ora?
«Con mia moglie stiamo valutando la possibilità di vivere in Sardegna».
Addirittura?
«Sì sì. Io l'Isola ce l'ho proprio dentro e, tra l'altro, sono il suo primo sponsor visto che ogni volta che vado a correre indosso il k-way giallo fosforescente con la scritta "Formaggi ovini sardi". E certo non passo inosservato».


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