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L'arte del silenzio. Che Dani Alves non ha ancora compreso

07.03.2018 11:00 di Raimondo De Magistris    articolo letto 29536 volte
L'arte del silenzio. Che Dani Alves non ha ancora compreso
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio. Nell'epoca dei tuttologi del web, quella in cui tutti si sentono in diritto e in dovere di commentare qualsiasi cosa, questa massima è ancora più valida. Ha un suo valore, ovviamente, anche nel calcio. Perché a volte certe dichiarazioni è meglio risparmiarsele e Dani Alves, negli ultimi mesi, di dichiarazioni fuori luogo ne ha fatte tante, troppe. L'ultima, ma non la prima, nella conferenza stampa tenuta alla vigilia della sfida contro il Real Madrid. L'argomento era la tragica scomparsa di Davide Astori, capitano della Fiorentina, e Alves s'è espresso così: "Non ne siamo stati perturbati più di tanto perché non lo conoscevamo molto. Sono addolorato per la sua famiglia. Penso che Davide abbia fatto quel che doveva in questo mondo caotico e che ormai sia in un mondo migliore. Nel mondo però ogni giorno muoiono di fame migliaia di bambini che non ricevono altrettanta attenzione. E sono invece altrettanto importanti. Tutti dobbiamo morire prima o poi perché siamo di passaggio. Magari siamo tristi, ma non di certo come i suoi famigliari". Parole al vento. Non perché le migliaia di bambini del mondo che non ricevono altrettanta attenzione non la meritino. Ma, onestamente, che contrapposizione è? Era una domanda a un calciatore su un collega tragicamente scomparso e in questi casi unirsi al cordoglio senza aggiungere altro non è retorica, ma semplicemente doveroso. E' umanità, che stride con il voler andare controcorrente a tutti i costi. Di ben altro tenore, ma comunque evitabili, le sue dichiarazioni sulla Juventus. La squadra che gli ha permesso in una stagione di rilanciarsi dopo che l'avventura al Barcellona s'era esaurita, di vincere una Serie A, la Coppa Italia e di sfiorare la Champions League. Da quando s'è trasferito a Parigi l'esterno brasiliano ha avuto solo parole al veleno per la sua ex squadra e proprio quella sconfitta a Cardiff col Real Madrid, a suo dire, è stato il motivo del trasferimento al Paris Saint-Germain: "Il mio obiettivo è tornare a vincere la Champions League, per questo ho lasciato la Juventus", ha detto più volte negli ultimi mesi Inevitabile che questa mattina quelle dichiarazioni tornino in auge, perché nei 180 minuti il PSG proprio contro il Real ha fatto una figura di gran lunga peggiore e Dani Alves non ha dato alcun apporto significativo per cambiare il volto del match. Proprio come a Cardiff, quando al pari degli altri chiuse il match con una insufficienza piena. Ma allora, almeno, arrivò in finale.

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