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Calcio femminile

Italdonne, Gama: "Dopo il Mondiale bisogna seminare. E servono tutele"

16.11.2019 12:34 di Tommaso Maschio   articolo letto 3934 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Intervistata da Sportweek il difensore della Juventus Women e dell’Italia femminile Sara Gama ha parlato a tutto tondo partendo dall’impatto del Mondiale sul mondo del calcio in rosa, passando per campionato e Nazionale, per chiudere poi coi temi d’attualità: “Post Mondiale? L’ho vissuta serenamente. Gli altri avevano l’entusiasmo di chi ha scoperto qualcosa, a noi toccava restare sveglie senza illudersi. L’impatto è stato potente, ma noi eravamo in questa specie di bolla. Però piano piano abbiamo capito, dai racconti degli amici e dei parenti. Ci siamo rese conto di quello che era successo quando siamo tornate in Italia. Ora non dobbiamo però sprecare questo impatto mediatico. - continua Gama - Il lavoro culturale seguito al Mondiale è evidente, ma c’è ancora tanto da fare e mi auguro che non si cada in un errore banale come quello di non seminare, ma raccogliere. Bisogna investire in campo per le bambine vicino a casa e non a chilometri di distanza. Le bambine devono giocare per divertisti, non giocare per aver successo, poi qualcuna di loro, sempre più rispetto al passato, potrà intraprendere anche la carriera sportiva. Ora fare la calciatrice non è ancora un lavoro, ma mia auguro che in futuro sia diverso. L'obiettivo è che le calciatrici, e tutte le atlete, possano avere le tutele previdenziali”.

Per il titolo siete sempre voi le favorite?
“Se hai lo scudetto cucito sulla maglia sei favorito, ma di anno in anno gli altri club crescono. Due anni fa era una cosa fra noi e la Fiorentina, ma lo scorso anno eravamo già tre squadre in cinque punti e ora il numero di rivali è ulteriormente salito”

C’è rammarico per non essersi qualificate a Tokyo 2020?
“Olimpiade? Era talmente difficile riuscire a qualificarci. Non siamo andate in Francia con l’idea di qualificarci per Tokyo, ma alla viglia della sfida contro l’Olanda un po' ci speravamo. Ma è andata così, pazienza, credo però che i meccanismi di qualificazione delle squadre europee andrebbero un po' riviste visto che al Mondiale sette squadre su otto ai quarti erano europee e solo tre potevano andare ai Giochi”.

Cosa pensa della definizione di nuovi italiani?
“Non sono definizioni che amo. Questa è l’Italia di oggi, magari una volta era nuova anche quella di ieri. Poi ognuno ti può strumentalizzare o prendere ad esempio, ma è una cosa che fanno gli altri. Io mi sento io e basta. Rifuggo ogni definizione o inquadramento, tutto quello che imbriglia mi dà fastidio. Bisogna essere più fluidi”.


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