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Calcio femminile

Italia femminile, Parisi: "Mondiali sono sia punto d'arrivo che di partenza"

10.05.2019 19:23 di Tommaso Maschio   articolo letto 2802 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

La centrocampista dell’Italia femminile, e della Fiorentina Women’s, Alice Parisi ha parlato al sito della FIGC del suo percorso nel calcio dagli inizi fino alla maglia azzurra: “Essere una calciatrice è la passione più bella del mondo trasformata in un lavoro. La palla mi ha sempre attratto fin da quando ero piccolina tanto che i maestri andavano dai miei genitori dicendogli che ero sempre attaccata alla rete a vedere quelli che giocavano a pallone ed erano preoccupati perché erano tutti più grandi. Poi un giorno mio papà gli disse di lasciarmi provare e che se mi facevo male amen. Quindi è iniziata così, ho provato con la pallavolo, ma giocavo sempre coi piedi e così alla fine ho continuato con il calcio giocando fino ai 15 anni coi maschi perché vivo in un paese piccolo di montagna e non c’erano squadre femminili vicine”.

Chi ha rivestito un ruolo decisivo nella sua carriera?
“Un ruolo significativo nel mio percorso ce l’ha avuto la mia famiglia, in particolar modo mio papà che per un anno fu pure il mio allenatore. La mia famiglia mi ha sempre appoggiato, non mi ha mai messo in testa dei dubbi e questa è stata la mia fortuna più grande. Ricordi? Risale a quando mi allenava mio padre, non volevo uscire dal campo per andarmi a fare la doccia e calciai il pallone verso la metà campo. Poi alzai lo sguardo e vidi che era diretto verso di lui tanto che lo colpì. Lui si girò e mi fece una parte che non dimenticherò”.

Quale episodio l’ha segnata di più?
“Se devo pensare a un episodio che ha segnato la mia carriera penso a quando mi sono laureata dopo tre anni di università in cui misi un po' da parte il calcio giocato. Ero a un bivio: continuare a giocare o trovarmi un lavoro. Dopo i primi allenamenti post laurea il calcio tornò prepotentemente nella mia vita e capì di dover investire ancora nel calcio. Poi passai alla Fiorentina che era l’ambiente che rappresentava maggiormente il calcio come lo intendevo io”.

Cos’è per lei la maglia azzurra?
“La maglia azzurra per me ha sempre significato un banco di prova importante, ho esordito molto giovane, a 16-17 anni. Quindi se sento lo stimolo di alzare sempre l’asticella è per la maglia azzurra. Poi in gara sento un grande senso d’appartenenza a un paese, a un movimento, non è facile esprimere a parole cosa si prova quando si veste la maglia azzurra”.

Che ricordi ha di Italia-Portogallo?
“La ricordo come il regalo più bello che potevo farmi a fine stagione dopo un anno travagliato a causa del grave infortunio dell’aprile 2017 in cui, proprio in Nazionale, mi ruppi tibia e perone. Quando arrivò la convocazione per quella gara fu una grande emozione, poi la partita mi ha portato a dover entrare in campo prima di quanto mi aspettassi. È stata un’emozione forte perché ero a casa mia, in un Franchi in cui non avevo giocato per l’infortunio e sembrava quasi una maledizione. E poi il peso di quella vittoria ha fatto sì che fosse la giornata perfetta”.

Fra poco meno di un mese iniziano i Mondiali
“Vedo il Mondiale come un punto d’arrivo di un gruppo che lavora assieme e seriamente da tempo, ma anche un punto di partenza perché è veramente un qualcosa che dà continuità a questa crescita sia sportiva sia sociale”.


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