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Calcio2000

B. Cirillo racconta: "Il caso Materazzi? Mi ruppe il labbro con un pugno"

“Ho esordito in Serie A, a Torino, contro la Juve. Marcai giocatori come Del Piero, Nedved e Casiraghi. Quel giorno capii di avercela fatta...”
01.01.2018 16:31 di Chiara Biondini  Twitter:    articolo letto 27746 volte
Fonte: N.230 Calcio2000 intervista di Stefano Borgi
© foto di Dario Fico/TuttoSalernitana.com

Ha giocato con Vieri e Ronaldo, ha vinto l'Europeo Under 21 con Pirlo e Gattuso. Bruno Cirillo dice che nel calcio bisogna essere bravi... e fortunati come ha raccontato in una lunga intervista rilasciata al bimestrale Calcio2000.
"Sono fortunato perché la mia famiglia mi ha sempre sostenuto. Sono fortunato perché i compagni e gli allenatori che ho avuto mi hanno insegnato il mestiere. Sono fortunato perché avevo la mentalità giusta per fare sacrifici ed una voglia matta di arrivare”. Proseguiamo con la metafora musicale: sei fortunato perché ti hanno regalato un sogno? “Certo! Il sogno di diventare calciatore, il sogno di ogni bambino”. E con il Pino nazionale come la mettiamo? Se ti faccio sentire “Yes i know my way”, che mi dici? “Ti dico che ho sempre saputo qual era la mia strada – risponde Bruno- a qualsiasi costo. Tanta gente più brava di me si è persa, non ha raggiunto l'obiettivo. Io invece volevo fare il calciatore e ce l'ho fatta”.
Ok, apriamo l'album dei ricordi: quando hai capito che il calcio sarebbe stato il tuo futuro?
“Quando mi chiamò la Reggina facevo il primo anno di superiori. Fui bocciato ed a quel punto mio padre mi disse che se non studiavo non avrei giocato a calcio. Anzi, sarei andato a lavorare nella sua azienda di elettricità. Fu una spinta importantissima, frequentavo le serali, per me e per far felici i miei. Dopo gli anni in primavera vado a Tricase in C2, e lì la Reggina mi richiama in Serie B. Ottenemmo una storica promozione in Serie A e con la Juve esordii nel massimo campionato. Quel giorno marcai giocatori importanti: Del Piero, Nedved, Casiraghi... A quel punto cominciai a crederci davvero”.
Il 19 marzo 2000 segni il tuo primo gol in Serie A... e che succede?
“Succede che non ho capito più niente. Era un Roma-Reggina della 26° giornata, decisiva per la salvezza. Vincevano 1-0 (gol di Cozza al 29' ndr.) parto dalla mia metà campo, faccio gol, e dopo quella cavalcata sono andato dritto. Sfortunatamente ero sotto la curva Sud, ma giuro non ci ho pensato. Mi sono buttato a terra, molti l'hanno presa come una provocazione, ma non l'ho fatto apposta. La verità è che non ne avevo più...”
L'anno dopo vai all'Inter. Sensazioni?
“Secondo te? Ho toccato il cielo con un dito. Una gioia indescrivibile. Devo dire però che, se ci arrivavo dopo, forse era meglio. Tra l'altro quella non fu un'annata buona per l'Inter (5° in campionato con 51 punti, qualificata in Coppa Uefa ndr.) C'erano grandi giocatori: Ronaldo, Seedorf, Recoba, Pirlo, Zanetti, Vieri. Allenatore Lippi. Devo continuare? Capirà che per i giovani non era facile affermarsi”.
Nessuna nota positiva?
“Come no? Ho conosciuto compagni che poi sono diventati grandi amici, come Michele Serena e Laurent Blanc. Soprattutto Blanc è stato un campione straordinario. Forse perché era un ex del Napoli, ma tra di noi si instaurò da subito un'intesa fantastica. Blanc ogni fine allenamento mi teneva 25-30 minuti con lui a fare tecnica individuale. Mi ha insegnato tantissimo. Non mi sorprende che dopo abbia fatto l'allenatore a grandi livelli”.
In quell'anno vinci l'Europeo Under 21, con tre elementi che sarebbero diventati campioni del mondo: Pirlo, Gattuso e Perrotta...
“Che dire? Una grande squadra allenata da un altro campione del mondo, Marco Tardelli. Con me c'erano altri due giocatori provenienti dalla Reggina: lo stesso Pirlo e Baronio... Fu una grande soddisfazione, uno dei più bei momenti della mia carriera”.
Dal 2001 al 2003 sei a Lecce, dal 2003 al 2005 al Siena. E lì ti scontri con Materazzi...
“Mi spiace che i due anni di Siena vengano ricordati solo per l'episodio con Materazzi. Furono due anni spettacolari, giocai da centrale e terzino destro. Da quel momento fui apprezzato anche all'estero”.
Scusa se insistiamo... come andò realmente con Materazzi?
“Allora... Lui era a bordo campo perché squalificato, io marcavo Kily Gonzales. Diceva all'argentino di puntarmi perché ero scarso ed ero in difficoltà. Un comportamento antisportivo del quale gli chiesi conto a fine partita. Lui mi stava aspettando nel tunnel e, mentre avevo le mani nelle tasche del giubbino, mi sferrò un pugno in pieno volto. Mi ruppe il labbro, anche perché aveva 4-5 anelli...”
Domanda secca: ti sei mai pentito di essere andato davanti alle telecamere a mostrare il labbro ferito? Sembrò una scena un po' plateale...
“No, fu tutto spontaneo. In quel momento ero la vittima, adrenalina a mille, certi atteggiamenti vanno denunciati e sopratutto evitati”.
Poi tutto finì a tarallucci e vino...
“Si, nella sede della Gazzetta dello Sport. Mi chiese scusa, penso fosse sincero. Poi Materazzi l'ho rincontrato in India, nel 2014, quando giocavo nel Pune City. Anche lì ci siamo salutati cordialmente... Incidente chiuso”.
Nel 2005 inizia l'avventura all'estero. Grecia, Spagna, ma anche Cipro e Francia...
“Da tempo dentro di me c'era la voglia di provare un'esperienza all'estero, capitò l'AEK Atene e con essa la Champions League. Esperienza indimenticabile...”
Soprattutto il gol in semi rovesciata contro l'Anderlecht...
“Lo considero il punto più alto della mia carriera. Più dell'esordio in Serie A, più dell'europeo Under 21 vinto con la maglia azzurra. Ho sempre sognato fare un gol in Champions League ed eccolo qua. Peccato che non servì a qualificarci al turno successivo, ma la prodezza rimane”.
Dicevi dell'esperienza all'estero?
“Che la consiglio a tutti. A me è andata particolarmente bene perché in Grecia ho giocato in grandi squadre ed ho messo su famiglia. Però conoscere gente diversa, culture diverse, costumi diversi, mi ha arricchito come persona. E poi ho imparato tante lingue: l'inglese, il greco, lo spagnolo ed il francese”. (Bruno, oltre che in Grecia, ha militato anche nel Levante, con i ciprioti del Larnaca e nel Metz ndr.)
Per poi finire dove tutto è cominciato...
“La mia è stata una scelta precisa. Ho cominciato a Reggio Calabria, volevo finire a Reggio Calabria. Quella della Reggina è una maglia che sento mia, è una società che mi ha lanciato nel calcio che conta. La Reggina è una squadra che terrò sempre stretta nel mio cuore”.
Torniamo alle origini, quando tifavi Napoli. Sei d'accordo col conferimento della cittadinanza onoraria a Maradona?
“Secondo me si. Ha fatto tanti errori, è vero. Spesso è stato un esempio negativo, è altrettanto vero. Ma sempre fuori dal campo. Dentro il campo è stato il più grande, ha portato tanta felicità, i napoletani hanno sognato, pianto, gioito grazie a lui. Nel conto totale tra cose buone e meno buone... è giusto così”.
Chi è oggi Bruno Cirillo?
“Un agente di calciatori, che opera sopratutto in Grecia. Ma ho assistiti anche in Italia. Collaboro con Federico Pastorello che è stato il mio procuratore per 15 anni”.
Lei ha smesso nel 2015. Cosa pensa oggi del ruolo di procuratore?
“Che anche a livelli bassi si pensa più al guadagno che alla felicità del calciatore. E questo secondo me è un errore”.
Ogni riferimento al caso Donnarumma è puramente casuale...
“Non mi permetto di giudicare il caso singolo. Però dico che oggi si è perso un po' il senso della realtà. Io, per i miei calciatori, cerco di essere come un fratello maggiore. Dico loro di fare vita sana, di stare sempre concentrati, di rimanere con i piedi per terra. Io porto il mio esempio: se ce l'ho fatta è perché ci ho creduto, con tutte le mie forze. Ma ho fatto anche tanti sacrifici. Senza questa mentalità non si va da nessuna parte”.

Soprattutto, aggiungiamo noi, non si diventa “ragazzi fortunati”... Com'è successo a Bruno Cirillo.

Reggio Calabria, Lega Pro 2014-2015, Reggina-Savoia 2-2, giocata allo stadio Granillo, nella foto: Cirillo Bruno
 
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com

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