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Il trionfo della bellezza

17.04.2019 08:00 di Marco Conterio    articolo letto 18635 volte
Il trionfo della bellezza
© foto di www.imagephotoagency.it
Ha vinto l'arte. Sul denaro, sui milioni, su Ronaldo, sui pronostici. Ha vinto la bellezza. Ha vinto la filosofia. L'Ajax non è solo astrazione, è velocità di pensiero e d'esecuzione. Davide d'Olanda, un Golia dopo l'altro scava la fossa alla Superlega e a chi la considera l'unica via e lo spartiacque del calcio che fu con quello che sarà. Quella degli inviti per diritto divino e di conto in banca, l'Ajax è progetto, visione, realtà. Il secondo tempo dell'Allianz Stadium è il trionfo di ogni meraviglia calcistica. Tempi, spazi, velocità. Ubriacanti, scattanti, veloci, omogenei: Erik ten Hag è perfezionista, il dettaglio che ha curato per sconfiggere la Juventus è stato il pressing su Emre Can. Altro che Cristiano Ronaldo, con la superbia di chi ha la sua religione aveva detto "non marchiamo nessuno a uomo, neanche lui". Ha avuto ragione, terrena, pratica, contro chi pare quasi di un altro pianeta calcistico e sportivo. La chiave era stringere le maglie su un mediano, perché era lui, a detta del tecnico, a rovinare le pennellate del suo quadro ideale. Di quel che aveva in mente, mentre si sbracciava, discuteva con Massimiliano Allegri, si sedeva mani in tasca. Mentre indicava a Frenkie de Jong la luce in fondo al tunnel. Mentre questi la trovava, mentre davanti danzavano allo specchio, salvo poi decidere di trovare la posa giusta. Donny Van de Beek è il meno chiacchierato e il più lucente delle stelle dell'Ajax. Ha il numero del libero di un tempo, il 6, lui che vive di ordinata anarchia tattica. Interno e trequartista, falso dieci e vero tutto. E' stato l'equilibratore e il direttore del secondo tempo delle meraviglie degli ajacidi mentre a saltare in alto, verso il cielo, è stato Matthijs de Ligt. In un secondo lungo un'eternità, ha varcato quelle che un tempo erano Colonne d'Ercole. Leonardo Bonucci è andato fuori tempo, come un lirico che stecca. Daniele Rugani ha perso l'occasione di sfoggiare l'enciclopedia della difesa italiana e Alex Sandro è sembrato piccolo, davanti al gigante con la fascia fluorescente, vent'anni e la personalità che vale il doppio. Artista della difesa. Artista del gol. Ha vinto lui, ha vinto Van de Beek, ha vinto De Jong. Ha vinto Ten Hag. Ha vinto la bellezza, ieri. Con merito.

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