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Il calcio dei grandi impari dalla Serie C. Riformate!
sabato 14 marzo 2020 14:02In primo piano
di Leonardo La Cava
per Catanzarosport24.it

Il calcio dei grandi impari dalla Serie C. Riformate!

Servono riforme urgenti per ridare slancio al calcio italiano.

Dal dopoguerra ad oggi è la prima volta che il calcio si ferma. Si ferma a ragion veduta per l’emergenza coronavirus, a salvaguarda della salute pubblica. Quando si riprenderà? Ad oggi nessuno può dirlo, di certo ci auguriamo al più presto possibile perché ciò starà a significare che gli italiani sono riusciti a debellare il male del Virus. E’ nello stato di fatto delle emergenze che emergono le varie criticità di tutto il sistema così come nel calcio, che tra i suoi centinaia e centinaia di articoli e regolamenti ad “hoc” non c’è traccia di cosa bisogna fare in caso di interruzione forzata. Intanto nei giorni scorsi si è tenuto il consiglio straordinario della FIGC, anche in conference call alla quale, tra gli altri hanno partecipato il presidente della FIGC Gabriele Gravina ed il presidente della Serie C Francesco Ghirelli per abbozzare qualche piano di emergenza da adottare se il 3 aprile si ritornerà in campo ed un nuovo e straordinario vertice è previsto per il 23 marzo che per larghi tratti dovrà dare le linee guida sul proseguimento dei campionati della stagione 2019-2020 al momento congelati.

A tal proposito in mattinata è intervenuto ai microfoni di “Uno mattina” programma RAI, il presidente del CONI Giovanni Malagò, che ha dichiarato: "In Europa abbiamo assistito a squadre italiane che non sono potute partire, squadre straniere che non sono venute in Italia, partite giocate a porte chiuse e altre in stadi stracolmi. Un brutto spettacolo". Sulla sospensione fino al 3 aprile: "Se per quella data si vedrà la luce in fondo al tunnel, allora si potrà programmare un nuovo calendario. Altrimenti, allo stato dell'arte, non sarà più possibile".

Per il momento si va avanti con l’hastag #IoRestoaCasa e si vive nella speranza dell’hastag #AndraTuttoBene, perché sarà così, il Virus sarà debellato se tutti quanti ci atterremo alle direttive del Governo che ha imposto straordinarie misure restrittive per salvaguardare la salute degli italiani. Allo stesso tempo però, la situazione generale va affrontata, dalle menti che ci governano, con la consapevolezza che fin da subito bisognerà riprogrammare il futuro. Anche il governo del calcio ha moralmente e materialmente questo dovere. Per quanto possa sembrare cinico questa emergenza dà ai governati del calcio la possibilità di mettere mano alle riforme, rimodulando il format dei campionati ma rivedere la redistribuzione dei proventi della Legge Melandri.

Nel calcio italiano professionistico ci sono 100 società le 20 di A, le 20 di B e le 60 dei tre gironi di Serie C la tassazione è uguale per tutti, i proventi no. La suddivisione dei diritti tv previsti dalla legge Melandri attualmente riserva alla terza serie appena il 2%. Eppure di qualche modifica la legge Melandri è già stata oggetto, quando nel 2018 la legge “Lotti” (che porta i nome dell’ex ministro dello Sport) toccò i criteri di distribuzione dei ricavi televisivi in serie A riducendo il gap tra grandi e piccoli club con una forbice che passò dal rapporto 4,3 a 1 a 2,5 a 1. Il ritocco riguardò la fascia di suddivisione dei proventi da ridistribuire in parte uguali che passò dal 40 al 50%. In concreto i grandi club hanno dovuto rinunciare ad una cifra che va dai 5 milioni ai 10 milioni di euro a testa ha permesso però di dare ai piccoli club di A più energia economica tra il 20/30% di budget in più reinvestita nell’allestimento delle rose. Il resto della torta è poi diviso con i seguenti criteri tra i club di A: 17 % pubblico, 28% risultati e 5% utilizzo dei giovani. Da dove arriva quel 2% destinato alla Serie C, è la fetta della torta del 10% (in altri nazioni è del 15%) del totale di mutualità da ripartire dalla Serie B ai dilettanti: 7,5% alla Serie B, 2% alla Serie C e 0,5% ai dilettanti. L’ultima ripartizione dei proventi dei diritti televisivi è stata di 1.400 milioni di euro di cui 1.100 in Serie A e 130 dalla B ai Dilettanti.

Il presidente della Serie C Francesco Ghirelli lo ha detto a più riprese, il “2020 dovrà dire se la serie C strutturata sul professionismo di 60 società è economicamente sostenibile”. Basterà la defiscalizzazione che ha anche portato allo sciopero del 22 dicembre a mettere a posto le cose? La richiesta al governo era stata di un sostegno attraverso provvedimenti che vanno dalla restituzione del credito di imposta a nuove forme di contribuzione al calcio (1% dell’ammontare degli introiti delle scommesse etc.), dalla revisione della legge Melandri ad una modifica relativa all’imposizione IRAP sui contratti dei tesserati. Una richiesta di defiscalizzazione non fine a se stessa ma da reinvestire per il potenziamento e la costruzione di centri sportivi e per la formazione di giovani calciatori.

Ora il governo politico è alla prese con problemi molto seri riguardanti l’emergenza del CoronaVirus, intanto la pausa forzata dovrà servire al governo calcistico che ne potrà approfittare di buttare giù un programma di riforma su larga scala, dalla Serie A alla Serie C il calcio italiano va strutturato.

Un primo passo in Serie C è stato fatto con il Convegno del 28 gennaio scorso a Roma, sulla scia del Consiglio Direttivo di Serie C che ha approvato la linea seguita dalla Lega di porre al centro la formazione dei giovani calciatori e il ruolo sociale per il Paese. La credibilità della Serie C ha trovato un suo riferimento forte nell’istituzione del nuovo regolamento 2019-2020. Al convegno alla presenza del ministro Spadafora e del sottosegretario Manzella, la Serie C ha confermato la linea di riforma istituendo una Commissione che lavori per il progetto di modello-tipo di club di Serie C che punti al contenimento dei costi al fine di migliorare la sostenibilità economica. Questo è un segno di credibilità di un’azione di riforma che, mentre chiede aiuti e consensi al Governo, a partire dalla revisione della Legge Melandri si pone la questione interna dei costi. La Commissione è formata da: Gianfranco Andreoletti, Francesco Bonanni, Pietro Lo Monaco, Alessandro Marino, Emanuele Paolucci e Marco Scianò. Il Presidente Ghirelli provvederà, altresì, ad integrare la stessa con professionisti e studiosi di economia aziendale e Presidenti di altri club di Lega Pro.  Una ulteriore Consiglio avrebbe dovuto tenersi il 16 marzo con all’ordine del giorno le modifiche dello statuto ed il progetto di riforma dei campionati, ma visto l’emergenza sanitaria potrebbe slittare a data da destinarsi.
 

Leonardo La Cava

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