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ESCLUSIVA TMW - Ghirelli: "25% allo stadio? In C è diverso che in A. Altrimenti servono soldi"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
venerdì 02 ottobre 2020 22:04Serie C
di Ivan Cardia
esclusiva

Ghirelli: "25% allo stadio? In C è diverso che in A. Altrimenti servono soldi"

"Ho concluso l'assemblea dicendo che sono orgoglioso di essere il presidente della Serie C". Francesco Ghirelli, numero uno di Lega Pro, commenta a TMW e TuttoC così l'assemblea che è andata in scena quest'oggi. Non era scontato: "Con argomenti che in genere potrebbero evocare scontri e difficoltà, vi è stata un'ampia unità: per esempio, sull'accordo con l'AIC vi è stato un solo voto contrario e tutti gli altri a favore. Un altro argomento che poteva essere foriero di difficoltà era quello relativo alle risorse derivanti dall'impiego dei giovani. Poteva creare una divisione, invece vi è stata una discussione molto serena, con grande rispetto per gli argomenti degli altri. E grazie a questo ho potuto concludere dicendo di essere molto orgoglioso del mio ruolo. In questo momento storico, basta accendere una tv per constatare cosa succede: è difficile trovare due che vadano d'accordo. Noi siamo 60, con delle difficoltà che ci portiamo dietro da anni e una situazione drammatica dovuta alla pandemia. Chi guarda alla Serie C con gli occhi di tre anni fa sbaglia tutto".



Sulle liste avete fatto un passo indietro. Come l'avete spiegato, per esempio, al governo?

"Ci sono momenti in cui si fa un passo indietro per farne due in avanti. Abbiamo fatto un passo indietro sul numero di questo campionato: è un dato oggettivo, non lo nego. Però ne abbiamo fatti due avanti: superiamo le Colonne d'Ercole. Sul minutaggio e le liste, argomenti sui quali non eravamo mai arrivati a discutere: ora possiamo dire che fanno parte del patrimonio della C. Da questa prospettiva, ritengo che anche l'AIC abbia fatto un passo in avanti in quella direzione. Chiunque ci sarà in futuro, che sia il sottoscritto o altri, potrà far partire la discussione da un'acquisizione: abbiamo trasformato queste cose in programmatiche. Ora parliamo di un progetto di lungo periodo".



Evitare il rinvio del campionato era una priorità. 

"Io ho sempre insistito su questo punto, anche se a qualcuno sembravo matto. Ma era un passaggio di fondo: per noi può avere un senso discutere di liste a 22 o 24. Ma per i tifosi sarebbe stato incomprensibile uno sciopero per questo motivo. È stata una trattativa lunga e complicata. Lo dico a chi dice che non ci siamo parlati: l'abbiamo fatto. Poi, devo ringraziare l'avvocato Sergio Campana (storico ex presidente dell'AIC, ndr). Mi ha chiamato e mi ha detto che dovevamo trovare una soluzione. L'ho ringraziato anche privatamente: mi ha dato la spinta decisiva a lavorarci, perché ci avremmo perso tutti come sistema calcio. E invece dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione, perché il problema rimane".



In fin dei conti, è sempre economico. 

"Ne abbiamo discusso anche oggi. Uno dei problemi per cui non si afferma per intero la questione dello sviluppo dei giovani è che ci servono risorse da mettere su quella voce. Dobbiamo spingere in avanti questo processo, ed è un problema che si deve porre il sistema calcio italiano".



A partire dalla revisione della legge Melandri?

"Sì, ma in generale serve un intervento finanziaro che ci dia una spinta da questo punto di vista. Ma ne abbiamo bisogno ora, in tempi brevi. Io intanto ringrazio Gabriele Gravina, che ha offerto il tavolo della discussione. Abbiamo tenuto la barra ferma sul fatto che si giocasse il 27, anche quando sembrava che il filo fosse spezzato. E poi ovviamente l'assocalciatori: si capiva che erano in difficoltà. Alla fine una soluzione si è trovata. Oggi concludiamo con un solo voto contrario e penso dica tanto".



Torniamo alle liste: non era più 'furbo' programmare una riforma di quel tipo direttamente per l'anno prossimo? Se sono serviti gli interventi di Gravina e Campana, vuol dire che c'è stata oggettivamente una mancanza di dialogo. 

"Sicuramente c'è stata. Anche per colpa mia, sarebbe sciocco dire il contrario. Però adesso siamo andati avanti, e si parla di liste e minutaggio come di qualcosa di acquisito. Poi mi assumo anche di una parte di questa mancanza di dialogo. E se volete vi dico anche che siamo stati così rapidi perché l'accelerazione ce l'ha imposta la pandemia. Non l'abbiamo certo voluta noi. E ripeto quel che ho già detto in passato: sono preoccupato per i prossimi mesi. Da febbraio non abbiamo un euro dai botteghini, in più abbiamo tanti costi legati ai protocolli sanitari".



E mancano gli incassi degli abbonamenti.

"Gli abbonamenti sono la benzina che si mette nel motore in mesi come agosto, nei quali altrimenti non arrivano altre risorse".



In assemblea si è discusso anche di altri soldi, quelli derivanti dal minutaggio. C'era uno squilibrio tra i gironi. 

"Si è discusso sul criterio di ripartizione delle risorse derivanti dalla legge Melandri sulla base del minutaggio. Anche lì, poteva essere una discussione molto aspra e invece tutto sommato è stata pacata e rispettosa delle singole posizioni".



Le società del girone A non ne sono uscite molto felici. E c'è chi minaccia addirittura lo sciopero.

"A questi ultimi risponderei come ho risposto ai calciatori: saremmo fuori dalla realtà. Per il resto, è evidente che una discussione ci sia stata. Il punto è legato ai criteri: al sud lamentano la presenza di meno giovani, anche per una maggiore competitività. Al nord chiedevano un criterio diverso. Io non mi nascondo: alcune società non sono contente. Ma anche per questo sono orgoglioso: in altre leghe sarebbe finita a sediate, credo".



Per chiudere: si è posto il tema dell'assemblea elettiva?

"No, è presto. Se fosse stato possibile l'avrei posto io da subito, da settembre. Ma dobbiamo aspettare la convocazione dell'assemblea federale". 



Arriviamo al campionato. È ripartito, ma senza il Trapani.

"Io partirei da un presupposto. Se due anni fa non ci fosse stata Bitonto-Picerno in Serie D, oggi saremmo partiti con 60 squadre. Questo perché negli ultimi mesi vi è stata un'azione molto spinta, e anche di credibilità della Lega, per avere una serie di interventi dal governo, penso per esempio alla cassa integrazione, alla questione dell'IRAP, all'aiuto della FIGC sul fondo salva calcio. Ci siamo inventati il Comitato 4.0: un soggetto forte, che va al tavolo della trattativa con l'esecutivo. Tutto questo ci ha portati ad arrivare ai nastri di partenza in 60. Sembrava una cosa impensabile in tempi normali, figuriamoci in una situazione di questo genere". 



Il problema Trapani, però, c'è. 

"Non ci possiamo nascondere. È un fatto negativo che ci troviamo a dover governare. Quando parlo del Trapani, vedo il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Un sistema non funziona solo per la sua capacità di evitare determinate cose, ma anche perché dimostra di avere gli anticorpi per reagire. Io non dimenticherò mai Cuneo-Pro Piacenza. Siamo finiti sul New York Times. Potrei raccontare quella giornata minuto per minuto. Gli anticorpi messi allora hanno impedito che si ripetesse: il Trapani non è sceso in campo perché hanno funzionato. A me dispiace, ovviamente, perché è una città con una lunga tradizione, che ha vissuto una crisi societaria per ragioni anche extra-calcistiche, in una regione con una grande storia. Vedremo come andrà a finire, ci sono tanti punti di criticità, dalla verifica sui requisiti di onorabilità alle vicende societarie. Vediamo. Anche la mancata presentazione in Coppa Italia non è stata bella. Vederemo come andrà a finire: le norme dicono che senza presentarsi in due partite si viene esclusi. E anche in questo caso, parliamo di regole figlie della vicenda del Pro Piacenza. In precedenza servivano quattro partite". 



Fari sul Trapani, ma anche a Livorno c'è una situazione da seguire. Perché i problemi arrivano spesso dall'alto?

"Io non voglio fare polemica, sarebbe sbagliato. Ma c'è un problema. Ci dobbiamo interrogare sul perché avviene. È evidente che, a prescindere dalla vicenda Trapani che forse è un caso, la questione si ponga soprattutto per chi viene da tanti anni in B. Poi la paghiamo noi, ma non è bello per tutto il calcio italiano".



A proposito dei requisiti di onorabilità, non c'è un modo per accertarne l'esistenza prima?

"Beh, diciamo che le norme ci sono. La FIGC, però, non ha purtroppo strumenti come per esempio quelli della Guardia di Finanza: lì sicuramente paghiamo un po' di pegno. E poi i controlli si possono fare su chi acquista le quote societarie. È una domanda da porsi, anche in una situazione come questa: dobbiamo poter verificare come girano i capitali. Per essere chiari, non sto parlando del Trapani. Ma, in un periodo di crisi, ci sono dei capitali che non sono di chiara provenienza. È il momento in cui si rischiano più infiltrazioni". 



La Serie A è preoccupata dall'evoluzione del contagio. Il nuovo protocollo non aumenta troppo il rischio sanitario per i giocatori?

"Io parlo per noi, e ricordo sempre un fatto. Siamo stati la prima lega ad aver bloccato il campionato, alle prime avvisaglie serie del Covid-19. Abbiamo messo fin dall'inizio la salute al primo posto, lo faremo ancora. D'altra parte, il protocollo sanitario crea delle difficoltà. E penso anche agli stadi: o si riapre, in maniera progressiva e tenendo conto della curva epidemiologica del Paese, oppure serve un intervento di sostengo. Sui tamponi e sulla situazione economico-finanziaria in generale. È evidente che ci sono dei problemi. Pensi allo sponsor: senza stadio, l'investimento pubblicitario non arriva. Parlo non solo del calcio, ma anche della pallavolo, della pallacanestro. Altrimenti rischiamo di andare davvero in crisi a novembre-dicembre. Sin dall'inizio, con l'aiuto di PWC, abbiamo valutato che il danno potesse essere di 80-100 milioni. O si ragiona di un intervento di questa natura, oppure non possiamo farcela".



Parliamo di stadi: in molte regioni non sono praticabili, mentre altrove si può fare quasi tutto.

"Guardi, il presidente del Teramo mi ha mandato le immagini dello stadio, dove si è riaperto con una grandissima attenzione. A 150 metri c'era un supermercato: non le dico la differenza".



A che punto siete?

"Noi abbiamo proposto il 25%. Il DPCM parlava di 1000 persone (numero che dovrebbe essere confermato anche nel prossimo intervento normativo, ndr). Bisogna essere chiari: quando noi parliamo del 25%, stiamo discutendo dei nostri stadi. Nei quali vorrebbe dire molto meno di 1000 tifosi. Poi lo stesso riferimento dalla Serie A, ma non è la stessa cosa ovviamente. Per ora, ci hanno dato una mano alcuni presidenti regionali, penso all'Emilia Romagna, ma anche a Toscana, Abruzzo, Veneto. Il problema di fondo, però, resta. Altrimenti servirà un intervento economico o non reggiamo".



Superato lo scoglio della scuola, tornerete a chiedere qualcosa al governo?

"L'abbiamo fatto anche recentemente, abbiamo chiesto come Comitato 4.0 un incontro con Spadafora, Speranza e Bonaccini. Consideri che stanno discutendo del DPCM per il 7 ottobre. E noi mercoledì giochiamo: è un'urgenza".



Il 13 il governo deciderà sul credito d'imposta e il suo eventuale ampliamento.

"Sono 90 milioni. O aumentano le risorse o aumentare i destinatari non ha senso: un altro intervento a pioggia non serve a nessuno".



La Serie A ha ottenuto un rinvio delle mensilità fino al 16 novembre. Voi l'avevate già ottenuto, proverete ad andare oltre?

"Adesso fermiamoci. Intanto ci prendiamo questo".



Guardiamo le cose belle: avete presentato il nuovo logo.

"È il simbolo della speranza. Le vele, i colori dell'Italia: l'abbiamo lanciato nel pieno della pandemia per dare un messaggio di leggerezza, di gioia, di colore. Devo dire che ci è venuto anche bene: è un inno a voler tornare normali". 



È una cosa che colpisce: dopo questa crisi, i tifosi hanno capito che i calciatori di C sono lavoratori normali. Più vicini a loro che a CR7, per capirsi.

"L'operazione cassa integrazione ci ha posizionati. Ci ha ricollocati nella faglia tra i dilettanti e il professionismo d'elite. È quella la nostra dimensione".



A proposito di faglia. Di semi-professionismo si tornerà a parlare?

"Ora parlerei più di apprendistato. Ne abbiamo bisogno. Col Cura Italia 1 il calcio è stato equiparato per la prima volta al settore industriale: ci dà più strumenti, ma ci spinge anche ad avere un livello di professionalità che regga questa sfida. Adesso abbiamo bisogno dell'apprendistato. Poi si parlerà di riforma, nella quale rientra il semiprofessionismo. Siamo condannati a essere quelli che spingono per la riforma: deve obbligare il calcio italiano a ragionare di sistema. Dobbiamo avere la consapevolezza di evitare questa separazione. Siamo i primi che parlano di riforma: ci auguriamo che si crei un tavolo per parlarne". 



Partirà il campionato Primavera 3.

"Nasce da un'esigenza pratica, neanche positiva. Mentre il Novara retrocedeva in C, il settore giovanile conquistava la Primavera 1: il rischio era di perdere un patrimonio, facendoli giocare nella Berretti. Lì sono stati bravi i dirigenti del Novara a prendere alcuni talenti, penso a Barbieri, e portarli subito in prima squadra. Da lì abbiamo spinto per ottenere la Primavera 3: parte da quest'anno, ci sarà una competitività maggiore e positiva. Ed è nata da una vicenda negativa".



Chiudiamo con un tema spinoso: la prossima giornata la vedremo?

"È una prova anche per noi. Le spiegazioni mi stanno benissimo: può succedere, anche se non dovrebbe. I rimborsi vanno bene. Però un altro blackout sarebbe insostenibile e porterebbe a una scelta drastica. Siamo senza pubblico: nella scorsa stagione abbiamo aperto gli abbonamenti per questo motivo. Passare da tutto in bianco a tutto in nero non sarebbe accettabile. Io l'ho vissuta malissimo". 

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