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Lazio, la critica contro Inzaghi: ecco perché dargli ancora fiducia

04.12.2018 09:15 di Riccardo Caponetti    articolo letto 3698 volte
Lazio, la critica contro Inzaghi: ecco perché dargli ancora fiducia
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Se dopo l’1-1 contro il Milan di una settimana fa il bicchiere era mezzo pieno, il pareggio contro il Chievo racconta tutto il contrario. Il bicchiere della Lazio non solo è mezzo vuoto, ma è quasi prosciugato. Una manovra lenta, poca cattiveria e tante disattenzioni. Troppo brutta la squadra di Inzaghi nel primo tempo per essere vera, servirà cambiare rotta per raggiungere l’obiettivo Champions: il ritiro punitivo che scatterà oggi è il primo passo. Il problema è sì tecnico, ma è sopratutto mentale. “Questa squadra ha poco carattere”, si sente dire per le vie di Roma. Un leit motiv che accompagna i biancocelesti dalla scorsa stagione. L’eliminazione col Salisburgo in Europa League in 5 minuti, la sconfitta con l’Inter all’ultima giornata di campionato dopo un’ora di dominio e questi primi mesi di campionato. Tra i principali responsabili di tutto ciò c’è Simone Inzaghi, ora finito nell’occhio del ciclone. Secondo molti è lui il principale colpevole della mancanza di carattere, a lui si imputa poco coraggio oltre al suo integralismo tattico. Dopo il triplice fischio del Bentegodi, le critiche sono aumentate esponenzialmente e tra i tifosi biancocelesti comincia a serpeggiare il desiderio di cambiare allenatore. Ma siamo sicuri che l’addio di Inzaghi sia la cura per questa Lazio leggermente influenzata? Ecco 5 motivi per cui bisogna ancora dargli massima fiducia: 1 - Mancanza di alternative. In questo momento della stagione non esiste un profilo valido che possa prendere il suo posto. Sarebbe inutile puntare su un nome poco altisonante e poco convincente soltanto per il gusto di dare una sterzata: sarebbe un passo indietro enorme. Se si vuole sostituire Inzaghi, bisogna prendere un allenatore top, ma in questo caso subentrerebbe il problema ingaggio. 2 - Aspettative rispettate. La Lazio non sta giocando il calcio spumeggiante dell’anno scorso, è vero, ma è in linea con gli obiettivi estivi: è a -1 dal 4° posto occupato dal Milan e si è qualificata ai sedicesimi di finale di Europa League. 3 - Seconda pelle. Inzaghi è a Roma dal 1999, è uno di casa a Formello e si sente laziale a tutti gli effetti. Per lui la maglia biancoceleste è come se fosse una seconda pelle. Ha dimostrato ampiamente di saper gestire la pressione e l’ambiente della Capitale, che conosce come le proprie tasche. Inoltre accentrando su di sé le simpatie dei tifosi, distoglie le attenzioni da eventuali critiche al presidente Lotito, che negli ultimi anni sono diminuite a dismisura. 4 - Legame forte con il gruppo. Inzaghi è il leader indiscusso dello spogliatoio, è seguito e rispettato. La squadra è con lui, sia i più giovani che i veterani come Immobile, Lulic e Radu. E l’unità di intenti, nel calcio, è fondamentale. 5 - Limiti della rosa. Ultima, ma non per importanza, la constatazione che nella rosa della Lazio ci sono tanti elementi che non sono da Champions. Il tecnico può sbagliare alcune scelte, può non riuscire a caricare a dovere la squadra, ma alla fine - nel bene o nel male - in campo ci vanno i giocatori, molti dei quali non si stanno rivelando adeguati per l’obiettivo da raggiungere.

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