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Acquafresca: "Basta col calcio giocato. Futuro? Mi vedo più dirigente che allenatore"

ESCLUSIVA TMW - Acquafresca: "Basta col calcio giocato. Futuro? Mi vedo più dirigente che allenatore"
mercoledì 30 dicembre 2020 09:09Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

A soli 33 anni Robert Acquafresca ha deciso di appendere le scarpette al chiodo. Dopo un anno fermo e una parentesi in naftalina al Sion l'attaccante ha deciso di prendere questa decisione. Chiude con oltre 300 partite tra i professionisti, 67 reti e una trafila con le giovanili della nazionale italiana, fino all'Olimpica con cui ha partecipato ai Giochi di Pechino 2008. Ai microfoni di Tuttomercatoweb ci racconta la sua nuova vita:

Robert Acquafresca, cosa ti ha fatto maturare la decisione di ritirarti?
"C'erano delle possibilità ma non è arrivato quello in cui speravo. Le mie aspettative erano quelle di ricevere almeno la proposta di un bel progetto, cosa che purtroppo non si è verificata. Certamente il Covid ha accelerato la mia decisione. Ma è stata tutta una serie di cose che mi hanno portato a questa decisione".

Te lo immaginavi di chiudere la carriera così presto?
"È inevitabile, devi essere realista. A 30-32 anni vai a scadenza e quando le offerte iniziano ad essere quelle che non ti aspetti inizi a farti due domande, a pensare a quello che può essere il dopo. Io a dire la verità mi sono portato avanti da un po' di tempo: ho cose che mi portano via tempo, che mi piace fare e parlo a livello immobiliare: con mia moglie abbiamo immobili a livello turistico sia a livello annuale. Abbiamo un nostro sito e lo stiamo strutturando bene".

L'ultima esperienza, in Svizzera, è stata sfortunata
"Potevo restare in Sardegna, andare all'Olbia. Ci siamo incontrati con la proprietà, ma poi è arrivato il Sion che giocava l'Europa League. Ero partito bene, poi non mi hanno fatto più giocare".

Cosa è successo?
"Andrebbe chiesto a loro, perché io non l'ho mai capito. Ma ci siamo passati in tanti in quella situazione: io, Tramezzani e altri sei giocatori come Constant. Non mi hanno mai detto il motivo per il quale non giocavo, non mi hanno dato spiegazioni. Così come con gli altri".

Torniamo agli esordi: torinese di nascita, ti metti in mostra con le giovanili del Torino e sei aggregato in prima squadra nell'estate 2005. Poi, la beffa del fallimento
"Avevo fatto un bellissimo ritiro, però poi le cose purtroppo per il Torino andarono male. Unico caso di squadra che si conquista la promozione in Serie A e fallisce. Potevo tornare al Torino, con l'arrivo di Cairo però non se ne fece nulla".

La Serie A la fai comunque quell'anno a Treviso. Ma è a Cagliari che ti metti realmente in mostra
"Il Cagliari è la mia squadra, è dove ho toccato il punto più alto esprimendomi nel miglior modo possibile. Sarò sempre grato a questa società. E poi mia moglie è sarda, la qualità di vita è altissima. Ho anche fatto parte alla nazionale sarda e la cosa mi ha fatto piacere perché significa che ho lasciato un buon ricordo a Cagliari. Mi hanno fatto sentire uno di loro".

L'Inter è la grande illusione, dopo due ottime stagioni in Sardegna. È il 2009 ma il club decide di sacrificarti per arrivare a Diego Milito
"Le premesse c'erano tutte, quindi è stato un peccato. Poi hanno avuto ragione scambiandomi con Milito. E dire che già a gennaio 2009 mi chiamavano per fare il ritiro: fu un'illusione, un grande sogno che non è diventato realtà".

Rimpianti?
"Avrei potuto fare delle scelte diverse, avrei potuto fare di più sicuramente ricordando l'inizio della mia carriera. È indubbio che le cose non sono andate come io volevo. Sicuramente la colpa è anche mia ma le mie scelte tendevano a premiare l'aspetto tecnico e mai quello economico. Anche perché secondo me quando arrivi a guadagnare detreminati soldi bisogna accontentarsi di quello che si ha. Il calcio è stato un grande sogno per me, ed è stato un onore arrivare a determinati livelli. Quando ripenso a mio papà e mia mamma che non mangiavano per portarmi all'allenamento posso dire di essere uno che ce l'ha fatta".

Il tuo ricordo più bello da calciatore?
"La salvezza miracolosa con Ballardini (stagione 2007/08) fu quacosa di miracoloso. Feci 10 gol, avevamo uno squadrone. cose che ti cambiano a tratti la stagione"

Ti rivedremo nel mondo del calcio?
"Non mi vedo molto come allenatore. Mi piacerebbe un lavoro dirigenziale".

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