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Da meteora della Serie A a pluridecorato economista: Aaltonen si racconta

ESCLUSIVA TMW - Da meteora della Serie A a pluridecorato economista: Aaltonen si racconta
mercoledì 02 settembre 2020 05:40Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Quando un gol ti cambia la vita, ma tu ne hai in mente un'altra: è il caso di Mika Aaltonen, primo finlandese ad aver giocato in Serie A. Con pochissima fortuna: una manciata di minuti a Bologna, squadra in cui arrivò in prestito dall'Inter. I nerazzurri se ne innamorarono una sera di ottobre, precisamente il 21 ottobre 1987: Inter-TPS Turku. Sulla carta non ci doveva essere storia, invece vinsero i finlandesi con una botta dalla distanza del loro numero 10. Fu il suo pass per l'approdo in Italia. Esperienza tutt'altro che memorabile, ma nel nostro Paese Aaltonen ha avuto la possibilità di frequentare l'università a Bologna, aprendosi di fatto una strada alternativa a quella del calciatore. Preso il dottorato di Economia oggi è uno stimato professore universitario, ha scritto circa 100 articoli scientifici, uno di essi premiato dal The Emerald Literati Network Highly Commended Award e libri. Un economista di fama internazionale, membro dell'American Council for the United Nations e dello Speakers Forum, direttore del Progetto Strax (microeconomia), consulente della Nokia. In definitiva, il calcio è stato relegato a una esperienza retribuita che gli ha permesso da conoscere il mondo, viste le sue esperienze, oltre che in Italia, in Germania, Svizzera e Israele. Ai microfoni di Tuttomercatoweb si racconta:

Lei è il primo finlandese che abbia mai giocato in Serie A. Che così è per Lei l'Italia?
"Devo dire che avete un Paese bellissimo e pieno di storia. Ho anche lavorato in diverse occasioni in Italia, all'Università Gregoriana come ricercatore. Ho portato diversi gruppi di senior manager per trarre ispirazione. Soprattutto a Firenze, culla del Rinascimento, a Venezia e l'eterna Roma".

La sua vita da calciatore cambiò per una rete in Coppa UEFA all'Inter. Come andarono le cose dopo quel gol?
"Da quel gol che decretò la sorprendente vittoria della nostra squadra a San Siro arrivarono sei-sette offerte in Europa, due di esse dall'Italia: una dall'Inter, l'altra dalla Lazio. Entrambi i club si presentarono a casa mia, a Turku, per discutere dei dettagli. Scelsi alla fine i nerazzurri. Puetroppo con i nerazzurri ho giocato solo un'amichevole contro l'Unione Sovietica

È piuttosto inusuale in Italia vedere un giocatore smettere di giocare nel fiore degli anni per dedicarsi a tutt'altro
"Ho sempre amato scrivere, leggere, pensare e parlare. Durante la mia carriera di calciatore ho parallelamente fatto il mio percorso accademico, anche all'estero, dato che ho giocato in Svizzera, Germania, Israele. Oltre che Italia e ovviamente Finlandia".

Della sua esperienza in Germania abbiamo letto che si è trovato ad assistere alla caduta del muro durante una partita dell'Hertha, sua squadra dell'epoca
"Era un giovedì e il sabato avremmo dovuto giocare all'Olympiastadion. La dirigenza dell'Hertha decise di dare ingresso libero nell'intervallo della partita a chi venisse da Berlino Est. Fu un momento di grande euforia".

Dopo essere stato calciatore è diventato un importante dirigente Nokia e oggi ha una cattedra all'università. Si immaginava una carriera simile?
"Leggo e scrivo tanto e ho avuto la fortuna di lavorare con i migliori esperti dei settori in cui ho lavorato. Ho un dottorato di ricerca e sono professore in economia. Quando ero giovane sognavo di diventare uno scrittore, ma più simile a Paul Auster o Julian Barnes. E per certi versi a Umberto Eco".

Vujadin Boskov diceva: 'Testa di calciatore è buona solo per tenere cappello'
"Nel Nord Europa, specialmente in Svezia, è generalmente accettato e preferibile che gli sportivi abbiano una doppia carriera, una nello sport e l'altra nell'ottenere un'istruzione professionale o accademica. Contemporaneamente".

Da economista: si aspettava una simile evoluzione del mondo del calcio rispetto ai suoi tempi?
"È passato davvero tanto: da quando giocavo in Italia sono cambiati gli stadi, gli accordi con le televisioni, altre forme di reddito".

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