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Okon: "Io e Vieri, dall'Australia a Prato insieme. Oggi in Belgio per il sogno dei figli"

ESCLUSIVA TMW - Okon: "Io e Vieri, dall'Australia a Prato insieme. Oggi in Belgio per il sogno dei figli"
mercoledì 09 dicembre 2020 10:10Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Sul finire degli anni '80 una sconosciuta Nicole Kidman faceva il suo esordio cinematografico con il film "Un'australiana a Roma". Più o meno in quel periodo un australiano tentava la fortuna in Italia, al seguito del coetaneo Christian, figlio dell'ex Juve Roberto "Bob" Vieri. Arriveranno anche loro a Roma, qualche anno più tardi. Il Christian in questione è Vieri, l'amico è Paul Okon, giocatore fra i più importanti d'Australia, fra i primi a giocare nel campionato italiano dalla riapertura delle frontiere. Ex Lazio, Fiorentina e Vicenza, Okon ci racconta la sua esperienza e anche il suo presente. In esclusiva per Tuttomercatoweb:

Che fine ha fatto Paul Okon?
"Mi sono trasferito in Belgio, a Brugge, per dare ai miei figli un'opportunità nel mondo del calcio. Il più grande ha 15 anni, il secondo ha 11 anni e il terzo 8 anni e il più piccolo ha fatto 6 anni da poco".

Lei con l'Italia conserva molti ricordi: a partire dalle origini, all'esperienza con Lazio, Fiorentina e Vincenza. In mezzo un approdo praticamente da bambino a Prato, con Bobo Vieri
"Ho fatto una bella esperienza tanti anni fa con il mio amico Bobone, e la città di Prato mi è rimasta nel cuore. Io, anche se mia mamma era italiana, non avevo il passaporto italiano e all'epoca non era semplice tesserare calciatori stranieri, addirittura fino ai primi anni '90 le società ne potevano avere soltanto tre. E così a differenza di Bobo, che è nato a Bologna quindi italiano, sono tornato in Australia. Un anno dopo il mio ritorno in patria la legge in Italia è cambiata e bastava avere un genitore italiano per ottenere il passaporto, ma ormai era troppo tardi. Ma ricordo tutto di quel periodo, il viaggio insieme a Bobo, organizzato da suo padre. Stavo da suo nonno Enzo Vieri: un grande, numero uno".

Vieri che ha ritrovato, ironia del destino, alla Lazio nel 1998
"Una cosa impensabile. Due amici dell'Australia che si sono ritrovati, nella stessa squadra in Italia. Fu bellissimo".

Calciatore d'Oceania nel 1996 e in patria la chiamavano il Beckenbauer d'Australia
"È una cosa che ho sentito parecchie volte perché avevo un po' il suo stile, ma non esageriamo: Beckenbauer è un mito".

Un australiano che riesce a giocare in una Serie A che all'epoca era il miglior calciatore al mondo. Cosa si prova?
"Essere in Italia è stato un sogno. Non solo perché la mamma italiana, ma in Australia si guardava all'epoca molto il campionato di Serie A e quindi ero un appassionato".

Che squadra tifava?
"La Juve, il mio idolo era Platini all'inizio e poi Roberto Baggio. Per questo avere la possibilità di fare quell'esperienza puoi immaginare cosa abbia significato per me".

Alla Lazio ha avuto Zeman come allenatore. Negli articoli dell'epoca si legge di qualche problemino con lui
"No, dai. Zeman è l'allenatore che mi ha insegnato di più. Una persona sincera e onesta, direi straordinaria. Posso dire solo belle parole. In campo ha il suo modo di lavorare e io ritornavo da un grosso infortunio, per cui i suoi carichi di lavoro magari era un po' esagerati per me. Ma lo ritengo un grandissimo allenatore, perché migliora realmente i giocatori. Guarda quanti ne ha portati in Nazionale".

A Roma ha vissuto una disavventura, vittima di un ladro... dentro casa
"È vero. Mi sono ritrovato da un momento all'altro fuori di casa, non potevo rientrare perché il proprietario dell'appartamento aveva cambiato la serratura. Ricordo che rientravo e c'era il cancello davanti, non potevo nemmeno avvicinarmi. Il proprietario stava fuori con altri 3-4 scagnozzi. Mi ha fregato tutta la roba. Ho dovuto fare causa, sono andato alla polizia ma alla fine erano tutti amici suoi. Secondo lui io stavo in casa abusivamente: la verità è che abbiamo discusso per il contratto e lui se ne approfittava, mi faceva pagare troppo l'affitto, mi faceva pagare di più le utenze. Ho scoperto che faceva così con altri. La causa è andata avanti quasi un anno e alla fine almeno ho recuperato la roba che avevo in casa.

Da lì il trasferimento a Firenze, ma lo spazio è poco
"C'era Giovanni Trapattoni. Mitico, Giovanni. Mi aspettavo di giocare di più, ma nel calcio succede questo. Firenze è una bella città e mi dispiace aver giocato poco".

Come è finito in Serie B a Vicenza?
"Avevo 33-34 anni e andavo via dall'Inghilterra. Volevo semplicemente tornare in Italia e mi hanno proposto Vicenza. Non ci ho pensato più di tanto, perché volevo tornare in Italia. Sono rimasto solo 6 mesi, ma ho bei ricordi. E Vicenza è una bella città".

Lei è allenatore, ha guidato le giovanili dell'Australia e anche squadre di club. Aspettative per il futuro?
"Ora sono in Belgio, i bambini si sono ambientati bene, stanno imparando la lingua e sono nell'Accademy del Brugge. Punto a lavorare qui, magari come allenatore o nello staff tecnico di una squadra".

È davvero così difficile emergere calcisticamente in Australia?
"La cultura in Australia è differente. Il calcio è seguito, è lo sport preferito dai bambini ma non è della cultura del paese. Ci sono 4-5 sport che purtroppo tipo il rugby o il football australiano che hanno più appeal, in quanto sport australiani, di conseguenza hanno l'appoggio del Governo e dei giornali. Abbiamo avuto anche una bella Nazionale con giocatori importanti ma il ciclo si è esaurito e adesso è un periodo abbastanza triste. Non abbiamo più i talenti come una volta e se i miei figli vogliono fare i calciatori devono andare in Europa. Come ho tentato di fare io e come ha fatto Vieri".

Lei ha avuto l'onore di rappresentare la Nazionale maggiore. Qualche rimpianto?
"Beh, le Olimpiadi del '92 quando ho sbagliato il rigore decisivo al Nou Camp contro il Ghana. Potevamo salire sul podio ed è svanito tutto in quel mondo. Ci ripenso e dico: 'Cazzo, potevamo vincere una medaglia e ho sbagliato proprio io'".

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