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Giro di boa: tutte ferme ad aspettare la Juventus, con Garcia che scrive le sue memorie. Della Valle, nel calcio servono le emozioni e non solo i bilanci. Napoli gongola con Higuain

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
15.01.2016 07.59 di Alberto Di Chiara   articolo letto 90384 volte

Al giro di boa possiamo dare conferma del fatto che quello che stiamo vivendo ad oggi, sia un campionato all'insegna dell'equilibrio e della imprevedibilità, ma anche della mancanza di veri campioni, forse a parte Higuain a Napoli, che facciano la differenza. Come già detto in altre occasioni, basta un po' di calo fisico e di stanchezza mentale e tutti possono perdere contro tutti. Vedi Inter, Fiorentina, Roma. Il fatto stesso che la Juventus si sia potuta permettere di prendersi una vacanza per quasi metà del girone d'andata e risvegliarsi poi di colpo e finire lo stesso girone davanti a Roma e Fiorentina, a pari punti con l'Inter e a due punti dalla capolista Napoli, la dice lunga sul livello del nostro campionato.

D'accordo, finalmente un campionato all'insegna dell'equilibrio dopo anni di egemonia juventina, ma parlando della prime della classe, non stiamo certo assistendo ad un campionato dal livello tecnico spettacolare. Ci siamo impoveriti sia economicamente che sotto il profilo tecnico. Nel mercato dei saldi di gennaio si vende fumo e si enfatizza il niente. Il Milan ad esempio, prende respiro con il pareggio di Roma e si consola con il rientro di Boateng, parte dei rinforzi di gennaio. Il giocatore ghanese dopo la fallimentare esperienza tedesca con lo Schalke 04 e il non aver passato le visite mediche sia con lo Sporting di Lisbona che in Arabia con l'Al Ittihad, ha fatto parlare di sé più per il rapporto con la Satta che di altro. Di positivo c'è comunque da sottolineare un taglio di capelli quantomeno più decoroso di quello delle ultime apparizioni italiane. A Roma intanto Garcia ha messo a scrivere appunti in panchina: sarà passato alle le sue memorie romane!? Il futuro è Spalletti.

A Firenze ci si mangia un po' le mani per essere arrivati ad un passo dal diventare la "capolista" nel girone d'andata. Ma in fin dei conti il campionato dei viola, vista anche la rosa, si può considerare ad ora più che positivo. Il cammino della squadra di Sousa è stato costante e caratterizzato da un ottimo livello di gioco. Nonostante ciò tra pubblico e società non corre buon sangue: non c'è niente da fare. La piccola contestazione fatta alla proprietà a fine gara con la Lazio può sembrare di poco conto ma è sintomo di un malumore che cova latente e sbotta ogni volta che accade qualcosa di negativo. Questa non può essere solo una colpa da attribuire al tifoso fiorentino, troppo pretenzioso per antonomasia: la sua parte ce l'ha la società, rea di non aver mai creato un feeling con una città e un tifo per certi versi unico. La proprietà dovrebbe capire che la gestione di una società di calcio, a differenza di altri tipi di società, è si basata su un equilibrio finanziario da rispettare e su questo non ci piove, ma anche sulla creazione di emozioni. I tifosi hanno bisogno di sentirsi metaforicamente parte integrante di un progetto che riguarda la loro squadra del cuore. C'è una fede da rispettare il che se ne dica . Ci vuole più dialogo con la città e con i tifosi. Bisogna entrare di più nelle vene di una Firenze che sprizza passione per la propria squadra da ogni poro. Ci vorrebbe più rispetto verso una tifoseria che in fin dei conti ti ha seguito anche quando era nei meandri del calcio. Mi sembra invece che la proprietà faccia di tutto per non avere un dialogo, aldilà della indubbia solidità economico finanziaria che i Della Valle garantiscono e credetemi coi tempi che corrono non è poco. Ci vorrebbe una o più persone che si possano interfacciare con una certa credibilità verso la tifoseria. Sembra che la società si voglia circondare per lo più di uomini ombra, che non offuschino in qualche modo l'immagine della proprietà stessa. Se si pensa poi al fatto che, quando Prandelli e Montella erano diventati delle vere icone per Firenze, sono stati allontanati non in maniera serena e consensuale. E poi che in società non ci sia una figura e dico una che possa minimamente rappresentare in maniera forte e di impatto emotivo Firenze e la Fiorentina. Il fatto stesso che Sousa stia diventando, grazie ai risultati ottenuti e al suo modo di fare, una icona per Firenze può preoccupare un pochino visto i trascorsi.

Comunque alla fine di questo girone di andata a diventare campione d'inverno è stata la squadra che ha espresso insieme alla Fiorentina il gioco migliore. Napoli giustamente gongola: ha in Higuain, ma non solo, delle individualità tecniche superiori rispetto alle sue più dirette antagoniste. Ma questo campionato ci insegna che non ci si può adagiare un attimo. Le previsioni possono capovolgersi in ogni momento. C'è tutto un girone di ritorno da giocare, sperando che oltre alle emozioni di classifica, aumentino e migliorino le emozioni per le giocate di squadra o individuali.


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