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Il Milan parlerà cinese: chi l'avrebbe detto qualche anno fa. Il modello Juventus per rilanciare la Serie A ad alto livello. Addio Pasqual, era proprio necessario?

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
14.05.2016 09.36 di Alberto Di Chiara   articolo letto 54716 volte

Dopo la Roma agli americani e l'Inter agli indonesiani, ora pare che anche Berlusconi ceda a mani cinesi. Chi lo avrebbe mai detto una manciata di anni fa... La crisi economica, una tassazione che non aiuta, ma fondamentalmente è il nostro sistema calcio che non va. Non siamo da tempo il campionato più allettante e bello d'Europa. Paesi come l'Inghilterra e la Spagna hanno allungato il passo e Germania e Francia forse ci hanno già sorpassato. Ci battono in tutto: infrastrutture, organizzazioni societarie e via dicendo. Facciamo fatica anche a trovare ricchi investitori dall'estero perché non vedono nel nostro sistema prospettive future degne da essere prese in considerazione. Abbiamo perso anche la nostra identità, il nostro spirito di appartenenza. Non tiriamo più fuori un giovane italiano dai nostri serbatoi ormai a secco di talenti. Si giocano partite con 22 stranieri in campo, di fronte a stadi sempre più vuoti e fatiscenti. Si assistono a partite che una decina di anni fa si faceva fatica a vederle in Prima Categoria. Quei pochi soldi che girano vengono per lo piu gestiti male. È chiaro che non mi riferisco a tutte le società: la Juventus è quella che sta tenendo meglio il passo con le grandi d'Europa per esempio. La famiglia Agnelli è da quasi 100 anni al timone, ha uno stadio di proprietà, un centro sportivo invidiabile, sono in progetto altre infrastrutture per migliorare ancora. Ha una rete commerciale ben gestita, uno spirito di appartenenza molto alto quindi una mentalità ben consolidata. È' riuscita a creare uno spogliatoio compatto e unito formato da una zoccolo duro composto da Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci, Marchisio... l'anno passato Pirlo. Notare bene: tutti italiani, contornati da giocatori di elevata caratura tecnica giovani e di prospettiva. Nello stesso tempo hanno mandato a farsi le ossa, tanto per usare un gergo d'altri tempi, tanti altri giovani promettenti sperando che possano poi diventare da Juve.

Dopo 30 anni insomma, ritornando a casa del diavolo, Berlusconi sta per lasciare. 30 anni di successi straordinari, più che la fine di un ciclo è la fine di un era: ma i primi scricchiolii, al di là delle minori disponibilità economiche, ci furono dal momento in cui Braida lasciò da solo Galliani, che per quanto bravo e di personalità a gestire l'impero calcistico berlusconiano, aveva bisogno di un apporto tecnico da cui attingere da chi il calcio lo aveva praticato. Certe sfumature, certe accorgimenti, li può individuare solo chi il calcio lo ha fatto davvero. Non a caso lo stesso Galliani, dopo Braida, si è affidato troppo a procuratori o presunti tali che curavano più i propri interessi che quelli del club rossonero. E di anno in anno il Milan ha perso sempre più in qualità e valore. Ora siamo arrivati alla svolta. L'ex cavaliere è anche stanco e con qualche anno in più. A parte Barbara, gli altri figli non sembra abbiano la sua stessa passione calcistica. Quindi porte aperte ai cinesi.

Domenica scorsa sono andato a vedere Fiorentina-Palermo. Non mi soffermo a commentare una partita di fine stagione a dir poco inguardabile e a ritmi balneari. Diciamo che ci può anche stare. Quello che mi ha lasciato perplesso è stato l'addio a Manuel Pasqual annunciato da parte della società direttamente dallo stadio a fine partita, con relativi ringraziamenti di rito, naturalmente al di là della bellissima manifestazione, più che meritata ed emozionante, di affetto che l'intero stadio gli ha tributato dopo 11 anni di militanza viola. Mi spiego: Pasqual non ha dato l'addio al calcio giocato, anzi, da quello che ha detto nelle interviste post-partita, la sua volontà era quella di finire la carriera a Firenze. Quindi mi chiedo, a meno che non ci siano cose di cui non siamo a conoscenza, una società come la Fiorentina che ha un giocatore in squadra da undici anni e che mi pare che la sua parte l'abbia fatta e la possa ancora fare visto quello che c'è in giro, benvoluto da tutti, professionalmente impeccabile, che ti chiede di finire la carriera in maglia viola, perché non viene ascoltato?

Perché questa comunicazione con saluti ufficiali fatta all'ultimo momento davanti a tutti per dire: "Caro Pasqual, che non ti venga in mente di chiederci di rimanere, tanto il comunicato ufficiale lo abbiamo scritto". Un neo da parte della società che eppure in queste ultime settimane aveva fatto di tutto per cercare di avvicinarsi al passato glorioso della Fiorentina, visto che fra i tanti appunti verso la società c'è sempre stato quello di non dare troppa importanza e riconoscenza al glorioso passato viola pre-Della Valle. Ecco allora visite al museo delle vecchie glorie ed inviti in tribuna autorità, foto con i viola club ed interventi vari, così tutto insieme. Forse anche troppo, da sembrare quasi poco naturale direi. Ma mettiamoci un punto. Bisogna dire che da cinque anni la Fiorentina c'entra l'obiettivo europeo, ora basterà smussare qualche angolo perché oltre che in campo la società possa fare qualcosa di più anche fuori, per far emozionare ed entusiasmare un pubblico come quello viola che di passione vive. Sarebbe un delitto fargliela passare.


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