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Editoriale

2013: i dieci oscar del calcio italiano

Nato ad Avellino il 30-09-1983 vive a Milano dal 2005. Per 9 anni caporedattore Calcio e volto principale della testata "Sportitalia". Dal 2007 dirige Tuttomercatoweb. Organizzatore e conduttore dei Gran Galà del Calcio AIC 2011 e 2012
06.01.2014 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 34810 volte
© foto di Federico De Luca

Anno nuovo, vita nuova, calcio nuovo...macché! L'Italia, tra uno scandalo e l'altro, guarda avanti. Guarda a quel Mondiale che dirà addio a Cesare Prandelli, guarda ad un'Europa sempre meno italiana e ad un futuro con più ombre che luci. E' tempo, ancora, di bilanci. Dopo il pagellone dei Direttori Sportivi, vogliamo consegnare 10 oscar virtuali ai protagonisti del nostro calcio, consapevoli che non avremmo avuto tempo in un editoriale se avessimo voluto consegnare i tapiri. Dieci posson bastare, come le dieci ragazze di Lucio Battisti.

Un oscar di diritto va ad Antonio Conte. Miglior allenatore italiani, stravince il campionato a mani basse ed è pronto a servire il tris. La vittoria sulla Roma è un'ulteriore conferma. Lo Scudetto, la Juve, lo ha già vinto a gennaio. Scudetto che sta ai giallorossi come Laura Pausini all'hip hop.
I bianconeri avrebbero potuto fare meglio in Europa ma la squadra ancora non è pronta per vincere la Champions, certo poteva e doveva passare il turno. Comunque è il miglior allenatore italiano in Italia anche per il 2013. Speriamo il Real non se ne accorga.

Vince il premio anche l'Avvocato Beppe Bozzo, da Cosenza ma trapiantato a Roma. Lavora senza megafono, non nasconde false residenze a Montecarlo, gestisce calciatori e allenatori di primo livello e oltre a fare gli interessi dei suoi assistiti lavora bene anche per le società che lo chiamano per fare da intermediario. W la gente che si fa da sola e soprattutto w la meritocrazia.

Daniele Pradè ha dimostrato ai Della Valle che facendo calcio intelligente arrivano sia i risultati in campo che nel bilancio. Si sceglie validi collaboratori, ottime intuizioni e perfetta gestione dello spogliatoio.

L'Oscar alla carriera a Francesco Totti. Un esempio per i giovani. Fa beneficenza e non lo dice. Corre e si sacrifica come un 18enne ed è l'esempio del professionista. Averne di calciatori come Totti, un Panda.

Barbara Berlusconi ci ha conquistato con il carattere e la determinazione. Non avrà l'esperienza del padre, però, prima di alzare la mano e di chiedere la parola ha studiato in silenzio per due anni. Donna di carattere e dalle ottime intuizioni. Per il Milan può essere solo un bene il rapporto tra padre e figlia. Unico errore commesso: aver avuto una storia sentimentale con un tesserato della sua società. Ma si sa, al cuor non si comanda...

In Federazione è il nuovo che avanza. Il calcio italiano, però, non ama i giovani e preferisce tenerli in seconda fila. Demetrio Albertini è il futuro del pallone di casa nostra. Giovane con idee, influente nell'AIC e possibile DG del Milan. Avanti con Demetrio...

Oscar a Sergio Gasparin. In Italia, sapete come funziona? Mangiamo e ci dimentichiamo. Chi retrocede lavora, chi macina successi lo accantonano. O perché troppo bravo o perché a qualcuno dà fastidio. Gasparin con il Catania ha ottenuto numeri da record, grazie anche al lavoro passato di Pietro Lo Monaco, eppure oggi è osservatore di se stesso. W Cosentino, questo si che è calcio...

Un Oscar ad Infront Italy. Tutti ne parlano male perché ha le mani in pasto un pò ovunque. Paga la Lega e trova gli sponsor a diverse società di A ma se non fosse per Infront oggi il calcio italiano sarebbe già saltato in aria. Un miliardo all'anno per un prodotto che, forse, vale a malapena 600 milioni. Crea l'asta con Sky e prende soldi da Mediaset. Chiamateli scemi...

Del nostro Oscar non saprà cosa farsene, però, glielo spediamo lo stesso. Massimo Cellino ha difeso le idee, ha portato un progetto e si è messo contro le istituzioni per un maledetto stadio per il suo Cagliari. Si è fatto la galera con dignità e giocando tutte le partite in trasferta si è salvato fischiettando. Presidente, l'Oscar è suo. Ogni tanto lo guardi pensando ai momenti peggiori che le hanno fatto vivere in quest'ultimo anno maledetto.

10° Troppo facile, per chi sta leggendo, pensare... "Vabbè, ovvio che un Oscar finiva ad Udine". E, invece, come sempre me ne infischio degli invidiosi e con tutto il cuore consegno l'Oscar del 2013 a Gianpaolo Pozzo, proprietario dell'Udinese. Solo chi lo conosce lo ama. Il Presidente più longevo del nostro calcio, dopo 27 anni ancora non si è stancato di questa giungla. Dalle 9 alle 21 lo trovate allo stadio, dove c'è la società e la sua poltrona. Da lì controlla la nascita del nuovo Friuli, parla con allenatori, dirigenti e calciatori. Pozzo è il vero Presidente-Signore del nostro campionato. Poi qualcuno si chiede come faccia a funzionare alla perfezione il giocattolo. Collaboratori validissimi (Collavino-Rigotto-Giaretta-Campoccia) e delle intuizioni da Presidente-operaio. Ha un grande vantaggio, rispetto a tutti i colleghi: fa calcio perché ama la sua città e non per vantaggi imprenditoriali o politici. Poi, certo, un imprenditore deve anche chiudere in attivo il bilancio e a chi lo conosce ripete sempre una sua frase: "Non importa la cifra, quello che importa è che prima del primo numero ci sia sempre il segno +".


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