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Editoriale

All'Inter è Thohir revolution: dopo il derby non è più l'Europa la discriminante per la conferma di Mazzarri! Seedorf-Milan-avvocati: ma attenti all'ultima imprevedibile novità salva mister

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
06.05.2014 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 48013 volte
© foto di Federico De Luca

Ero a San Siro. Clamorosi biglietti omaggio mi son stati donati da benefattori che non sto qui a dirvi, perché poi magari pure voi fate abile opera di lecchinaggio e leccaculismo (tipica del sottoscritto) e alla fine diventano benefattori vostri. Col piffero che accetto il rischio.
Ebbene, appena giungo nei pressi del tipico tornello spacca-tibie, uno mi fa: "Biasin!". E io, con fare da ganassa: "Uè ciao caro...". E lui: "Ciao una fava pirla, ti è caduto l'accendino". Mannaggia a lui, col suo peana mi fa beccare dal simpatico steward con pettorina color arancio catarinfrangente. "Alt!", mi dice, "butti qui l'accendino". E io: "Ma è un Bic quasi nuovo, al tabacchi fanno due euro". Il mandarancio non ci sente: "Buttare prego". Insisto: "Secondo me appena giro l'angolo se lo intasca lei". E lui: "Ha finito?". E io, infervorato dalla recente notte dell'Olimpico: "Mi perdoni dottor steward, ieri l'amico Genny 'a Carogna ha fatto capodanno in curva nord a Roma. Sulla pista di atletica son volati miniciccioli, raudi, fumogeni, bombe di Maradona, Careca e Francini. E io adesso dovrei lasciarle il Bic nuovo? Giammai, non ci penso proprio!". E lui: "Se non caccia il Bic immediatamente la faccio accompagnare fuori". Consegno infine il Bic, ma non senza aver promosso due atti di clamorosa ribellione. 1) Consumo in maniera provocatoria del gas all'aria. 2) Innalzo al cielo il mio grido di denunzia: "Povera Italia!" e "Dove andremo a finire di questo passo!". Questa la risposta stronca-discussione: "La prego, si sta rendendo ridicolo".
Appena dentro al Meazza mi imbatto in decine di bonazze di ogni razza e religione che si appizzano Marlboroni e Camellait con giganteschi accendisigari da far impallidire il mio Bic (nel frattempo certamente rivenduto al mercato nero). Potete capire che mi son girate come a Giovinco quando voleva entrare a vedere Nymphomaniac - il pornazzo per famiglie in quanto "opera del maestro Von Trier", ma pur sempre pornazzo - e il cassiere del cinema gli ha detto "ascolta caro, per te Rio 2 o niente".
La rabbia è scemata solo all'ingresso dell'area hospitality, dove grazie a un braccialetto magico puoi mangiare interi polli arrosto con patate, oppure disumane porzioni di lasagne ai tre sughi rossonerazzurri, in più è consentito tracannare fiumi di vino e birre alla spina fino a farsi venire l'ulcera, ché tanto è tutto compreso nel biglietto offerto dai benefattori di cui sopra.
Non mi dilungherò sulla "sindrome da buffet" dell'italiano medio - quella che porta a trasformare il proprio gozzo in quello di un pellicano della Papuasia - per due validi motivi. 1) Mi dilungherei troppo e qui tocca parlare di calcio, 2) Ho pena per certa gente che non sa darsi un contegno. Sappiate solo che ho visto bestie aventi fattezze umane ficcarsi in tasca biscotti di frolla a manciate o grissini lunghi 30 centimetri avvolti in fette di mortadella pistacchiata. Io, per esempio.

Ma veniamo al calcio. Evidentemente Genny 'a Carogna non deve aver dato il permesso all'Inter di tirare in porta. Non c'è altra spiegazione altrimenti per spiegare lo strazio tecnico-tattico di una squadra che nel derby ha decisamente toccato il fondo della gestione mazzariana. Zero tiri, zero passaggi, zero idee, persino zero fiato, zero cambi se non dopo l'1-0 (anche se tutti si erano accorti che i nerazzurri nel secondo tempo non erano praticamente scesi in campo), zero lucidità nel gestire la partita.
De Gregori direbbe: "Non è mica da una partita che si giudica un allenatore". E invece sì. E comunque non c'entra "una partita" (che poi il derby non è una partita come le altre), semmai l'andamento di un campionato iniziato meglio del previsto e terminato (o quasi) malissimo. Non inganni la classifica: un torneo in cui ci si salva con poco più di trenta punti e in cui mezzo mondo può andare in Europa League, non può essere la discriminante per la conferma del tecnico, anche se dovesse conquistare il quinto posto. La discriminante, semmai, è un'altra: Mazzarri tratta la squadra come se fosse una provinciale qualunque, non osa, sbatte la capa sul 3-5-2 come certe ostinate falene contro i lampadari nelle notti d'estate. È cocciuto, poco modesto (e questo può anche non essere un male, per carità), legato a un'idea di calcio medievale, ha calcolato male le energie se è vero che i suoi non ne hanno più nonostante la "mono-competizione", solo che l'anno prossimo il rischio è quello dell'Europa League, ergo, fatti un segno della croce o tu che tifi Inter e ricordi come il caro Walter gestiva il turnover a Napoli.
Soprattutto, il tecnico toscano ha dimostrato di essere poco furbo: la squadra ieri non esisteva, i cambi sono arrivati tardi. Ecco, quantomeno il terzo doveva essere riservato a capitan Zanetti. Arriviamo a dire una bestialità: meglio un punto in meno e l'omaggio a Zanetti nel giorno del suo ultimo derby, piuttosto che un punto in più (tra l'altro non arrivato) cercato giocando alla scapoli-ammogliati.
Thohir a quanto risulta è imbestialito, questo non significa che cercherà un nuovo mister (ci ha provato, senza successo, due mesi fa) ma certo una mancata qualificazione europea o comunque un nuovo inciampo con la Lazio, potrebbe far uscire di matto Ericketto. Trovare un'alternativa dell'ultim'ora è assai complicato, ma un nome in naftalina c'è: il solito Arsene. Mazzarri rischia, anche se vi diranno che non è vero...

Ora quattro considerazioni sui vincitori della Stracittadina e in particolare sul mister "con la scadenza", Clarence Seedorf.
Tutti i colleghi che seguono il Milan da vicino e hanno segretissimi informatori molto più inseriti dei miei, mi dicono amichevolmente: "Lascia perdere Biasin, Seedorf è fottuto e ha colpe specifiche perché non sa fare l'allenatore e ha sbagliato a fare questo e quell'altro. Soprattutto, Berlusconi l'ha mollato". E infatti settimana scorsa mi sono allineato, epperò facendo notare che son per niente d'accordo con quel che sta capitando negli anfratti di Milanello. Ebbene, domenica dopo il derby mi sono concesso ragionamenti che vanno oltre la logica: il Milan è una squadra unita, non gioca un super calcio, ma ha voglia di fare. I giocatori abbracciano il loro allenatore, gli dedicano la vittoria, hanno vinto sei delle ultime sette partite, sono terzi in classifica da quando "culo basso" è seduto in panca. In più i tifosi fanno il tifo per lui.
Pensare che questo tizio venga allontanato nonostante un contratto da tre e più milioni di euro moltiplicati per due, mi sembra francamente una follia. Soprattutto se si pensa che l'ok dovrebbe partire da chi ha avuto il merito di "inventare" cotanto allenatore.
Ieri non c'è stato il consueto pranzo tra Silvio Berlusconi e i figli per motivi elettorali. Rinviato probabilmente a oggi il confronto con Barbara dal quale potrebbe venire fuori il primo passo verso la conferma (o il definitivo affossamento) di Seedorf.
Ragionamenti a parte, quelli "che ne sanno" sono certi: "Il Berlusca ha già deciso, ha capito di aver sbagliato". Altri sono ancora più schietti: "Ci sarà una causa tra allenatore e società, i rispettivi avvocati sono già stati avvisati". Forse è così, così come è chiaro che Inzaghi è in pole per la sostituzione nonostante Donadoni lo stia incalzando, ma permettetemi di continuare a pensare che cacciare un mister che i numeri dicono "vincente" non aiuterà affatto una squadra che la prossima estate non potrà fare mercato. Se il nuovo allenatore dovesse partire male, il paragone sarà spietato e i tifosi smetteranno (legittimamente) di essere comprensivi.

Capitolo Juve: lo scudetto è stravinto e stra meritato, l'uscita dallEuropa League fa male, certifica la fallibilità di Conte, ma non cambierà il piano dei bianconeri: il tecnico tri-campione d'Italia non si muoverà da Torino nonostante le insistenti coccole monegasche. Pogba? Idem. Ribadiamo il concetto: offerte ufficiali per il francese non ne sono arrivate e in ogni caso Minone Raiolone è d'accordo sul proseguimento del rapporto con sontuoso ritocco dell'ingaggio. A Torino arriverà Sanchez, ma tutto sarà più chiaro solo dopo la conclusione della Liga.

Infine le cose brutte. Pensavo di lasciar perdere, di evitare il solito commento populista sui fatti accaduti a Roma. Il rischio è quello di cadere nel banale e quindi mi limiterò solo a dire cose costruttive, originali e assolutamente non retoriche perché non si dica "Biasin è un minchia". Ecco le mie considerazioni assolutamente inedite:
1) "È ora di finirla! Solo in Italia succedono certe cose!".
2) "Bisognerebbe metterli tutti in carcere e buttare la chiave!".
3) "A Roma non bisogna giocare le finali perché l'Olimpico è un trappolone!".
4) "Chiudiamo il calcio per sempre e diamoci al tamburello che tra l'altro è disciplina molto sottovalutata!".
5) "Tira più un pel de pota che cent caval cal trota!".
La verità è che qualunque banalità si dica, non cambierà nulla se non si dà retta al saggio Achille Serra, già questore di Milano e prefetto a Roma, che giusto domenica ha spiegato in dieci secondi quali sono i due ingredienti necessari e sufficienti perché le chiacchiere si trasformino in fatti. 1) È indispensabile una riforma della giustizia 2) Occorre poter garantire la certezza della pena.
E speriamo che Ciro Esposito possa stare meglio, che poi è l'unica cosa che conta davvero (oltre al destino del mio Bic. Lo so che ce l'hai tu, steward maledetto). (Twitter: @FBiasin).


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