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Editoriale

Allegri: da Pirlo a Bonucci. Donnarumma: nessuna reciprocità. Napoli: l'esperimento del non mercato

15.07.2017 08:39 di Mauro Suma   articolo letto 59672 volte

Quando c'è una diaspora che scuote le pareti dello stomaco di una tifoseria, Massimiliano Allegri si trova nel mezzo. Andrea Pirlo nel Milan del 2012, Leonardo Bonucci nella Juventus del 2017. Max cozza senza volerlo con i caratteri di alcuni big: loro non si aspettano in un uomo normale e sereno come lui, la forza di saper fare a meno di chiunque. Il saper tirare dritto di un sergente di ferro racchiuso nelle sembianze di un uomo mite, leggero e sorridente. Anche se in 7 anni di Juve, Bonucci è sempre stato al suo posto e gli episodi di quest'ultima stagione con l'allenatore sono stati una eccezione e non la regola. In ogni caso Andrea Pirlo è stata la prima pietra del ciclo juventino ancora pienamente in corso. Leonardo Bonucci saprà essere altrettanto per il Milan? L'esempio di Antonio Conte sembrerebbe incoraggiarlo: il tecnico leccese piombò nel ritiro juventino del Luglio 2014 con la stessa espressione che aveva il difensore viterbese giovedì mattina. E dopo quella rottura, Conte ha fatto un grande Europeo con la Nazionale in Francia e ha riportato il titolo della Premier League nella bacheca del Chelsea. Bonucci al Milan dal canto suo è la pietra angolare di un mercato rossonero scatenato ma ancora carente, fino all'inizio di questa settimana, sul crinale della leadership. Ecco allora un capitan Futuro della Juventus e un capitano effettivo dalla Lazio. L'arrivo di Bonucci non è la vittoria di un trofeo, ma ha suscitato nei tifosi del Milan le stesse emozioni e gli stessi fremiti. Del resto il Milan è atteso proprio da una impresa del genere, da squadra che nel 2011 ha saputo porre fine alla dittatura nerazzurra post Calciopoli e che adesso deve provare a fare altrettanto, anche se sarà tremendamente difficile, rispetto alla dittatura bianconera post Tevez. In ogni caso la serata del  13 Luglio 2017 è stata molto simile alla grande attesa di Nesta del 30 Agosto 2002, alla straripante voglia di Ibra del 28 Agosto 2010.  C'erano in migliaia di case solo cuori che battevano, solo occhi sbarrati che non ne volevano sapere di prendere sonno, certamente non c'erano nasi arricciati che in qualche improbabile bar sono stati notati o immaginati chissà perchè e chissà dove. Ma chi?! Mai così tanta potenza di fuoco in un solo Calciomercato era stata così priva di avvisaglie e di pronostici, così spiazzante per così tanti osservatori. Il Milan che "non ha disponibilità economica", il Milan dei "soldi di rientro" di Silvio Berlusconi, il Milan che non si capisce di chi sia mentre invece Suning...Mai così deriso un grande Club, mai così umiliato dai fiumi di parole che il Calcio del 2017 sa, ahinoi, produrre senza barriere cacofoniche. Eppure, se arriverà il  centravanti che dovrà sapersi alternare ad un prospetto interessantissimo e raffinato come Andrè Silva, il mercato del Milan arriverà a quota 11, una squadra nella squadra, un mercato primissimo per distacco rispetto a tante sessioni precedenti, non soltanto del Milan ma anche di tante altre squadre di tante altre società. La stima odierna è di 50.000 abbonati Stadio l'anno prossimo, qualcuno aggiunge che diventerebbero 70.000 con il Gallo Belotti, l'idolo del figlio di Leo, ma bisogna saper riempire d'entusiasmo San Siro chiunque sia l'undicesimo colpo. Tenendo conto soprattutto che non sarà Belotti, incedibile per il presidente Cairo.

L'Italia la conosciamo. Se c'è la tifoseria di un grande Club che gode, perchè i milanisti sia agli atti stanno godendo tutti nessuno escluso, ci sono le altre grandi piazze che rosicano e che gufano. E' toccato anche ai milanisti stare ciclicamente, a turno, dall'altra parte. Questa volta nella metà opaca del calciomercato, c'è chi immagina chissà quali scenari: ad esempio Bonucci oggi a te e Donnarumma fra un anno a me. Ciascuno è libero di consolarsi e di metabolizzare come meglio crede, ma il destino rossonero di Gigio lo ha deciso la sua famiglia, non lo ha determinato il super-procuratore che ha in questa fase storica ha proprio nel Manchester United e nella Juventus le proprie squadre di riferimento. E Gigio e la sua famiglia la pensano esattamente allo stesso modo, sia sul Milan con cui hanno voluto rinnovare sia sulla Juventus che non è mai entrata davvero nella vicenda, contrariamente a quanto accaduto da Parigi dove sia al 18enne che a suo fratello era stato offerto esattamente il doppio di quanto percepiranno fino al 2012 in rossonero. Anche Axel Witsel, perso a Torino nell'ultimo giorno di mercato dell'Agosto 2016, sembrava dovesse poi tornare alla Juventus in una sessione successiva di mercato. Invece poi al posto di Witsel, nel Gennaio 2017 è arrivato Rincon. Il calcio per sua natura non è programmabile e non è prevedibile. Adesso Gigio è a casa sua e ci resterà.

Mercato, sempre mercato. L'Inter non vede l'ora di dar vita al suo, ci sono i fuochi d'artificio rossoneri reiterati e costanti nel tempo, c'è il mercato juventino figlio delle tensioni dell'ultima stagione sfociate nell'intervallo di Cardiff e nel secondo tempo di Cardiff. Ma c'è anche un non mercato. Un esperimento da seguire con grande interesse. Ed è quello del Napoli. Maurizio Sarri lo aveva detto di recente: "Il nostro calcio è ammalato di calciomercato, si pensa sempe e solo a quello. E si finisce per pensare sempre meno al lavoro". E il suo lavoro Sarri ad oggi lo ha fatto molto bene, visto che tutti i giocatori che sono rimasti non hanno bisogno di tempo per conoscere i suoi meccanismi visto che li hanno già abbondantemente mandati a memoria.  Nel calcio italiano dell'adrenalina e dei colpi di mercato, quella del Napoli resterà una eccezione, diventerà una felice parentesi? Oppure imploderà e i luoghi comuni torneranno ad imporsi anche sotto il Vesuvio? Siamo qui apposta per vedere come andrà a finire, disponibili a seguire con grande interesse sia il mercato tutto nuovo, storicamente necessario dopo anni particolari, per il Milan, sia il "lavoro al posto del mercato" di marca partenopea. Davvero, molto interessante. Certezze non ne abbiamo, che il campo parli.


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