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Editoriale

Allegri e le difficoltà di un mercato sbagliato. Troppi esperimenti e scommesse, solo Matuidi pronto subito. Inter attenta: Real-Icardi, gli spagnoli pagano la clausola. Contatto con Collina per la Federcalcio

24.11.2017 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 20239 volte
© foto di Federico De Luca

Le difficoltà della Juventus sono la vera novità della stagione. I bianconeri fanno fatica in campionato, ma anche in Champions, a trovare continuità di prestazioni e di risultati, ma soprattutto sembrano essere in parte evaporate le motivazioni. La voglia di vincere.

E allora siamo qui a chiederci se dopo sei scudetti e due finali di Champions, questa squadra non sia davvero arrivata al capolinea, alla fine di un ciclo straordinario, ma come tutti i cicli destinato a chiudersi. I dubbi sono tanti, altrettanti i segnali. E’ vero che la Juventus di Allegri ha sempre faticato all’inizio di ogni stagione, ma ormai siamo già a dicembre. E’ altrettanto vero che è difficile inserire i nuovi in un gruppo così maturo. Ma le falle mostrate sia in campionato che in coppa, sono tante. I problemi sono a volte fisici, altre volte tattici e per me soprattutto mentali. E’ evidente come questa squadra fatichi a trovare concentrazione e motivazioni, il fantasma della pancia piena si aggira a Vinovo e dintorni e, intendiamoci bene, sarebbe naturale.

La sensazione è che alla Juventus società sia mancato il coraggio di affrontare decisamente il futuro dopo la sconfitta di Cardiff con il Real e che per non decidere in un verso o in un altro, sia rimasta in mezzo a un pericoloso guado fra la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo.

Non si spiega altrimenti un mercato confuso che non ha centrato obiettivi veri e funzionali, ma si è affidato a giovani bravi, ma non ancora pronti ad altissimo livello (Bernardeschi e Bentancur), a scommesse ad alto rischio, tutte da verificare nel nostro campionato (Douglas Costa) o a punti interrogativi come De Sciglio e Howedes.

Nel momento in cui Marotta ha valutato che il ciclo poteva continuare, confermato Allegri e tutta la rosa ad eccezione di Bonucci e Dani Alves, sarebbero stati necessari dei giocatori pronti subito. Due-tre elementi in grado di poter essere inseriti immediatamente, utili per carisma, esperienza e qualità. Gente in grado di andare immediatamente a tamponare i problemi di età dei vari Khedira, Barzagli, Chiellini, Mandzukic, Lichsteiner e compagnia. Tipologia alta, insomma, top player e dintorni. Purtroppo, invece, di questa categoria è arrivato soltanto Matuidi. Così oggi Allegri si ritrova una rosa senza Bonucci e Dani Alves, con molti giocatori più vecchi di un anno, usurati, ma ricambi non ancora pronti per il turn over o l’utilizzo in caso di infortuni. E’ evidente come la Juve perda in qualità e personalità quando al posto della vecchia guardia scendono in campo i nuovi. Anche Szczesny non è la stessa cosa di Buffon.

E’ stato sottovalutato anche il calo fisiologico di molti nazionali stranieri che hanno la testa al prossimo mondiale e qualche energia lasciano per strada. Magari la Juve si ritroverà, nei momenti decisivi le motivazioni torneranno, ma dovrà superarsi Allegri. Non essere bravo, molto di più. Dovrà trovare in fretta un modulo stabile che valorizzi tutte le risorse, e soprattutto dovrà rifare il pieno di energie nervose e motivazioni nella testa dei giocatori. Non sarà facile e il primo vero test per capire il finale della storia è in programma il primo dicembre a Napoli, nella sfida contro la squadra di Sarri. Se la Juve perderà quella partita, al di là dei punti, sarà ancora più complicato rimetterla sulla giusta carreggiata. Se dovesse superare indenne l’ostacolo, magari potrebbe ritrovare la spinta giusta.

Visto a posteriori forse sarebbe stato più logico decretare la fine del ciclo dopo Cardiff, prendere un allenatore nuovo, vendere altri giocatori a fine corsa e rifondare, ma la Juve ha preferito provare a raschiare il barile delle risorse, sta cercando di prolungare all’infinito una storia di successo. Il rischio è altissimo. In campionato rimotivare verso il settimo scudetto (come si è visto) è complicato. In Champions, sinceramente, le distanze fra la Juventus e le grandi d’Europa sono aumentate. La differenza l’ha fatto proprio il mercato, al ribasso per la Juventus. Faraonico per molte rivali.

In Italia, a proposito di rivali, quella cresciuta di più è l’Inter. I nerazzurri probabilmente riusciranno a piazzare Joao Mario a gennaio per provare a prendere Pastore o Di Maria (pallino di Spalletti) dal Psg, fair play finanziario permettendo. Nel frattempo una bomba lanciata da Daniele Massaro lunedì sera nella trasmissione Premium Monday, sta trovando conferme a più livelli. Dalla Spagna regalano certezze. Il Real, al contrario della Juve, ha capito di essere a fine ciclo, sta già lavorando per il futuro, ha deciso di cambiare diversi elementi di una squadra appagata e sta monitorando diversi giocatori. Ad esempio, il primo nome nella lista dei Blancos per sostituire Benzema è Mauro Icardi. La clausola rescissoria da 110 milioni non spaventa certo Florentino Perez, l’attacco al bomber nerazzurro e partito e presto si capirà se ci sono margini o l’argentino preferisce rimanere a Milano. La palla passa alla moglie-manager Wanda Nara e, naturalmente, dipenderà dall’ingaggio offerto dal Real. Ora guadagna circa sette, bonus più bonus meno. Il Real potrebbe partire da dieci, tanto per gradire. Sarà il giallo dell’estate.

Giallissima, invece, la storia dell’esclusione dell’Italia dai mondiali. Venerdì scorso avevo scritto in anteprima su questo giornale online che Ancelotti aveva deciso di dire no alle proposte di Tavecchio. L’anticipazione è stata ampiamente confermata nei giorni successivi, anche se qualche fenomeno ha voluto specificare che “non è vero che Ancelotti ha detto no alla Nazionale”. Non serviva la specifica. Se lo chiama Tavecchio e Ancelotti gli dice no è chiaro che Ancelotti dice no a Tavecchio, ma anche alla Nazionale. In futuro se lo chiamerà il prossimo presidente o (speriamo) il commissario con programmi seri, magari Ancelotti dirà sì. Lo speriamo tutti.

Nello stesso articolo di una settimana fa, avevo anche anticipato l’idea circolata nei Palazzi, di dare mandato a Collina di riformare il calcio italiano. In che veste si vedrà. L’idea è cresciuta.

L’ex arbitro è stato sicuramente contattato e questa è la novità, anche se lui diplomaticamente si chiama fuori da tutto.

La disponibilità di massima c’è, l’idea intriga Collina, si tratta di capire cosa succederà da qui all’undici di dicembre. Commissario? Non commissario? Elezioni?

Da uno come Collina, manager di professione, profondo conoscitore del calcio tutti i livelli, nome spendibile ad altissimo livello, eccellenza italiana nel mondo (come si dice oggi), comunque il calcio dovrebbe ripartire se vorrà fare le cose serie.


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