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Editoriale

Allegri e un altro segnale: è tra i migliori al mondo. Dybala e i Fab Four: l'azzardo ci sta. Roma: il fallimento parte da Spalletti. Empoli e Crotone: cuore e anima, altro che il Palermo. Lega Pro: Inzaghi e Stroppa, destino ad alti livelli

Nato a Firenze il 05/05/1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker e conduttore per Radio Sportiva, oltre che editorialista di Firenzeviola.it e voce di TMW Radio.
16.04.2017 08.01 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 48289 volte
© foto di Image Sport

La partita contro il Barcellona ha ufficialmente inserito Massimiliano Allegri nel novero dei grandissimi allenatori d'Europa. Ha imbrigliato campioni come Messi, Neymar e Suarez facendo sua la partita, dando un'anima e un gioco a una squadra forse sulla carta sfavorita ma sul piglio decisamente più avanti di un Barça presuntuoso. E non venga tacciato d'aver fatto lo stesso Allegri per la partita contro il Pescara: la scelta di mettere in campo i Fab Four è ragionata. E' pensata. E' figlia di una rivoluzione tattica arrivata in corsa e sulla quale l'ottima dirigenza bianconera nulla ha potuto fare. Non è una squadra, questa Juventus, nata e costruita per il 4-2-3-1 ma che in corsa ha deciso di indossare questo abito tattico. Non ci sono esterni di ruolo, eccezion fatta per Cuadrado, ma la profonda generosità di Mandzukic ha permesso ad Allegri di adottare un sistema vincente sia in Serie A che in Europa. Stravolgerlo per far riposare i migliori interpreti sarebbe stato un errore perché non conta solo la condizione fisica ma anche quella mentale. C'è un aspetto, quello del ritmo partita, da non sottovalutare, a poche ore da una gara delicata come quella di Champions. L'infortunio di Dybala, fortunatamente per lui e per l'orgoglio italiano di vedere una squadra come la Juventus avanti in Champions, sembra lieve ed è un azzardo da mettere in conto. Sturaro e Lemina si sono adattati nel ruolo ma son tutto fuorché esterni d'attacco. E con Pjaca infortunato, con Kean non al top, Allegri non aveva alternative. Per questo i Fab Four davanti anche col Pescara: per dare fiducia, per ammazzare la partita e per rendere ancora più scintillante il sorriso di Higuain e soci. La società non lo scordi: Allegri ha dimostrato, ancora una volta, di essere uno dei migliori tecnici d'Europa, non solo nelle scelte tattiche ma anche nella gestione dei campioni nei momenti che contano.

Chi ha steccato la stagione è Luciano Spalletti. Giriamoci poco intorno: fuori dall'Europa, ko in Tim Cup contro la Lazio, a sei dalla fine ha già detto addio al sogno Scudetto. Dice che "se non vinco me ne vado", ma probabilmente è una riflessione che in primis dovrebbe fare la Roma. A suon di polemiche e di frecciate, ha perso il polso di una squadra che ha vissuto troppo di alti e bassi. Ok, la rosa non è quella della Juventus ma i campioni per giocarsela fino all'ultimo ci sarebbero eccome. Manolas come leader difensivo, Fazio come suo compagno, De Rossi e Strootman in mediana, Nainggolan sulla trequarti, esterni di qualità immensa come Perotti e Salah, un Dzeko ritrovato in attacco. Essere a così tanti punti di distanza da una Juventus sempre in corsa su tre fronti ha poche parole per descrivere il tutto se non fallimento cubitale. Per questo il futuro non dipenderà solo dalle decisioni di Spalletti, diretto pare peraltro verso il Tottenham per l'eventuale successione di Mauricio Pochettino coi buoni uffici di Franco Baldini. Pallotta e Monchi sono già al lavoro per il domani, per far trovare magari anche più serenità a una piazza sempre troppo tesa e sulla corda per essere all'altezza della Vecchia Signora.

Il primo derby di Milano, celebrato per la data storica di una prima tra proprietà straniere, porta però con sè una riflessione forte. In campo c'erano sesta e settima della Serie A e, soprattutto, ventidue giocatori dal primo minuto che non hanno mai vinto uno Scudetto. Lo stesso dicasi per gli allenatori e questo, oggi, racconta il livello delle due milanesi rispetto alla Juventus e pure rispetto alla Roma. Certo, i milioni di Suning e quelli promessi di Yonghong Li, fanno ben sperare le tifoserie ma serviranno rinforzi all'altezza per Montella e per quello che sarà il suo avversario cittadino (no, la sensazione è che non sarà Pioli: occhio a Marco Silva dell'Hull City e al sogno Leonardo Jardim del Monaco). Coi milioni non si comprerà la felicità, è vero. Ma con campioni e top players, quella dei tifosi può essere vicina.

La Serie A, dando uno sguardo decisamente più in basso, racconta di due squadre che stanno onorando la lotta salvezza a suon di cuore e sudore. L'Empoli era clamorosamente crollato, il derby vinto con la Fiorentina può rialzarne il morale in modo decisivo. Giovanni Martusciello ha sbagliato tante scelte ma è vero che nella stagione post-cessioni eccellenti, era difficile. Corsi ha avuto il coraggio di confermare la sua scelta contro tutto e tutti, il gol dell'ex Pasqual lo ha ripagato di delusioni e momenti no. Dall'altra parte il Crotone. Dato da tutti per spacciato a inizio stagione, ha mostrato non solo la serietà di un club che non abbandona il proprio comandante (Nicola) nel momento difficile, ma anche il carattere di una società che la Serie A l'ha meritata. Il Palermo continua invece a sprofondare scavando la 'fossa' retrocessione con le sue mani, tra un closing dai contorni misteriosi, improbabili, esoneri e giocatori non all'altezza. Il Pescara, invece, è già conscio del suo futuro: "penso alla stagione in B", dice Zeman. Oddo e il boemo hanno dimostrato di non essere (ancora o non più) al livello di una squadra che lotta per la salvezza e la classifica ne è la chiara fotografia.

Chiosa sulla Lega Pro. Tanti applausi per Filippo Inzaghi che ha avuto l'umiltà di riconoscere i suoi errori, di mettersi nelle sapienti mani di Perinetti e di sposare un progetto vincente come quello di Tacopina. La promozione ha tanto delle sue idee, del suo stile. Andare in A col Milan è stata sfida fallita, dettata dal cuore più che dalla ragione. Riconoscere i propri errori e tornare indietro sui propri passi è da uomini intelligenti e Inzaghi questo si è dimostrato. Per questo la carriera sarà da grande tecnico, così come lo sarà quella di Giovanni Stroppa. Che è ancora a un solo punto da uno storico ritorno in B col suo Foggia. Una squadra costruita con saggezza e lungimiranza. Che ha vissuto periodi duri ma che ora è a un passo dal palcoscenico che merita ancora. Lei come Stroppa.

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