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SONDAGGIO
Calciomercato chiuso: quale big s'è mossa meglio?
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La Giovane Italia
Editoriale

Allegri-Juve: ecco come finirà. Inter: due grandi colpi, qualche bugia e un "dovere". Milan: i problemi ci sono, gli avvoltoi... ci sono sempre stati (e occhio a Gattuso). In attesa del prossimo ct, pietà per l'Italia

27.03.2018 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 32130 volte
© foto di Alessio Alaimo

Buondì a tutti. “Mala tempora currunt”. Questa espressione latina sembra buttata a caso e in effetti lo è: mi girava in testa da qualche giorno e, niente, l’ho scritta. Mala tempora currunt, si avvicinano brutti tempi, e il dato di fatto è che, a volte, uno non sa cosa scrivere, soprattutto al nono giorno di pausa per la Nazionale. Ma, diciamolo, questa settimana sono successe cose, anche di una certa importanza. Prendete gli #Isolati. Non sapete chi sono gli Isolati? Non li conoscevo neppure io fino a pochi giorni fa. Poi un ragazzo mi ha scritto: “Ci dai una mano? Siamo gli Isolati”. E mi sono messo a disposizione. Gli Isolati sono un gruppo di ragazzi, nostri concittadini, che chiedono ad alta voce di ripristinare il volo Palermo-Cagliari. Mi dicono: “Il volo Palermo-Cagliari non c’è, ci dai una mano?”. Chi sono io per non dargliela? Nessuno. Mettete un volo Palermo-Cagliari, o voi amici dell’aviazione (si dirà così? Boh). Ora, io mi metto nei vostri panni: cosa c’entra tutto questo con il calcio? Niente. Ma “mala tempora currunt” e allora accettate anche questo delirio, potrebbe essere l’ultimo.

Si avvicinano brutti tempi, anzi, ci siamo in mezzo. Anche a livello di informazione. Fateci caso, si leggono cose strane, ripetitive. Articoli che in caso di “campionato presente” sarebbero confinati in centesima pagina, in assenza di calcio giocato si trasformano in scoop, agitano le folle, alimentano discussioni sul “quasi niente” e ci riportano a situazioni già vissute.

Un anno fa di questi tempi – fidatevi, oppure andate a controllare – associavamo all’Inter una decina di nuovi acquisti. Dicevamo: “Minchia, li prende tutti l’Inter!”. Nessuno all’Inter diceva “sì, è vero”, ma neppure “no, non è vero” e noi ci abbiamo creduto. Quando poi gli Schick e i Di Maria non sono arrivati ci siamo arrabbiati moltissimo. La stessa cosa accade quest’anno: per un Lautaro Martinez preso e un De Vrij vicinissimo, ci sono gli Asamoah, i Tousart, i Vidal e tutta un’altra serie di “riempitivi” che tu pensi “ammazza quanti acquisti!” e invece son boiate. L’Inter entro il 30 giugno dovrà recuperare circa 50 milioni per levarsi dalle balle il pressing dell’Uefa, migliorerà il suo parco giocatori ma tutto seguendo una logica, ovvero non quella del “prendiamo dieci nuovi giocatori!”. Fidatevi, oppure fatevi fregare.

Un anno fa di questi tempi – fidatevi, oppure andate a controllare – si suonava il requiem sul futuro del Milan. Dicevamo: “Ma quali cinesi, il closing non si farà, se si farà il mercato sarà drammatico, il Diavolo fallirà”. Un anno dopo la tiritera è ancora quella, anzi, peggio. Ti raccontano di magheggi in stile “Totò Truffa ‘62”, dipingono scenari devastanti, vogliono a tutti costi che si realizzi la tragedia così da poter dire “è andata come avevo detto io!”. Il discorso è sempre lo stesso: tra “raccontare una situazione” e “sperare che tutto vada a puttane” c’è una gran bella differenza. Fare una previsione non significa informare, semmai “sperare di azzeccare”. E, molti, da un anno a questa parte “sperano di azzeccare”. Nel frattempo, però, il Milan ha cambiato proprietà, ha migliorato di molto il suo parco giocatori, ha conquistato una finale di Coppa Italia e, ora, lavora in accordo con i suoi finanziatori (Elliott) per uscire da una situazione che non è “difficile” da oggi, ma dal 1 gennaio 2017, ovvero da quando il Governo cinese ha bloccato la fuoriuscita di capitali. Nonostante le difficoltà, il Milan è uscito dalle sabbie mobili che lo circondavano da un quinquennio, sa che dovrà passare momenti complicati, probabilmente un nuovo passaggio di proprietà, ma per chi ha seguito tutta la faccenda senza preconcetti, tutto quello che sta accadendo non è per forza “spaventoso”, semmai complesso e per molti versi addirittura “logico”. Intanto Gattuso rinnova, anche per lui avevano previsto una precoce “fine sportiva”, e invece niente, anche in questo caso quelli che “finirà malissimo” (“ma perché?”, “perché te lo dico io”, “spiegami, ti prego”, “eh vedrai”) hanno dovuto spostare l’asticella al problema successivo: “Venderanno tutti”. Potremmo definire questa fase dell’informazione nostrana come “previsionismo”, una specie di oroscopo della sventura.

Un anno fa di questi tempi – fidatevi, oppure andate a controllare - Allegri era già l’allenatore dell’Arsenal o di una qualunque altra squadra, non certo della Juve. Poi invece è rimasto. Ora vince la terza Panchina d’Oro, dice “sto benissimo a Torino” ma “è una bugia, se ne andrà”. Oh, prima o poi accadrà e molti diranno “visto? L’avevamo previsto”. Eh, grazie al piffero.

Siamo nel campo della magia, più che dell’informazione.

A proposito di magia, sono molto in pena per tutti noi. Ieri al bar ho sentito un tizio che diceva a una tizia “hai visto Giucas Casella che ha ipnotizzato Nadia Rinaldi dalla D’Urso? Incredibile!”. La barista cinese è intervenuta nella discussione e ha detto una cosa come “minchia, Giucas Casella! Glandioso ipnotizzatole!”. Una volta giunto in redazione sono andato a cercare il video: vi prego, fatelo anche voi. In questa manciata di terrificanti secondi, si vede Casella che urla la formula magica “Chein! Chein! Chein!” e Nadia Rinaldi che balla rapita sulle note di Lady Marmalade (la celebre canzone che fa “Giuchie, Giuchie, ya ya dada”). Ebbene, la Rinaldi con le sue movenze farfallesche mostra tutta la mercanzia, fa vedere anche la mutanda, si muove sinuosa, finge di essere guidata cerebralmente dal Casella che dice “Chein! Chein! Chein!”. Alla fine dell’esibizione la signora torna in sé e tutti quanti si mettono a ragionare sul potere dell’ipnosi tra applausi e grande ammirazione. Questa roba ha fatto grandi ascolti (sono andato a controllare) e c’è chi ci ha creduto per davvero. Ho pensato: “C’è chi crede a questa roba e tu ti stupisci se molti credono alle balle di mercato o alle notizie del genere “moriremo tutti”? Ingenuo”.

Mala tempora currunt, anche e soprattutto per la nostra Nazionale. Inutile parlare delle amichevoli, delle formazioni, discutiamo dei “tempi”. Quattro mesi fa – fidatevi, oppure andate a controllare – si parlava di rifondazione, si diceva “ci vuole tempo”. Come ora. Abbiamo posticipato le date, ora ragioniamo sul 20 maggio, giorno in cui conosceremo il nostro nuovo ct. Come se si trattasse di presentare una nuova marca di patatine (“il 20 maggio il grande lancio sul mercato!”), ma che roba è? Turiamoci il naso e prepariamoci al peggio: inizia (è già iniziato) il Mondiale degli “altri”.

Nel Mondiale degli altri, forse, ci sarà Ibra. Forse. Di sicuro lo svedese ha scelto di dire addio al calcio europeo. Gli abbiamo dedicato un pezzo su “Esquire” (@FBiasin)

La differenza tra un 36enne qualunque e Zlatan Ibrahimovic è che lui se ne fotte. La differenza con chiunque altro la fa la sua testa plasmata con il cemento armato, il suo essere calciatore ma, soprattutto, artefice unico del suo stesso destino. Nessuno mai gli dirà come deve comportarsi, farà sempre quello che crede e se "quello che crede" curiosamente questa volta coincide con la volontà altrui di metterlo da parte beh, lui ti racconterà che aveva già deciso di andare altrove.

"La differenza", Zlatan Ibrahimovic, la fa da sempre e la farà per sempre. Andrà nelle Americhe dove il calcio è un altro sport, checché se ne dica. Andrà a fare quello che gli pare: il testimonial, l'affamato di calcio, il filantropo, l'uomo immagine, il ruba-stipendi, oppure quello che vuole davvero provare a conquistare i Mondiali con la maglia della Svezia. Cambierà poco, in ogni caso.

Zlatan Ibrahimovic lascia l'Europa dopo mille anni di calcio giocato, altrettanti scudetti vinti e la "bruttezza" di zero Champions League messe in bacheca. Va a Los Angeles a "trattare" gli ultimi palloni o, forse, a vincere l'Oscar: deciderà poi. Dribbla l'oceano e ci lascia con l'amaro in bocca perché - potete scommetterci - non siamo noi che mancheremo a lui, ma viceversa. Ci mancherà la sua faccia da stronzo, il suo essere cattivo, il "cazzo guardi?" detto a una signora giornalista che oggi gli costerebbe la "scomunica pallonara". Ci mancherà perché quelli come lui non li fanno più, perché con l'odiato Raiola formava e forma una coppia perfetta, al punto che quando camminano assieme sembrano una sorta di "gatto e la volpe", ma ancora più fetenti.

Zlatan Ibrahimovic non giocava (gioca) a calcio, faceva (fa) arti marziali applicate al pallone, ha giocato nelle squadre fortissime che non stiamo ad elencare perché un po' ci viene il magone. Ha vinto tanto, ha schifato la Spagna e, badate bene, il T9 ha trasformato "schivato" in "schifato" perché sa quello che fa (maledetto Barcellona...).

Zlatan Ibrahimovic ha vissuto l'era illuminata (per noi spettatori) e sfortunata (per lui "avversario") dei Messi e dei Ronaldo: solo per questo passerà alla storia come "il terzo più forte del decennio", del resto non puoi decidere quando nascere neppure se ti chiami Zlatan. Non ha Palloni d'Oro da ostentare, ma nella sua testa e in quella di un Paese (la Svezia) ha conquistato molto di più: i galloni dell'eterno. Zlatan Ibrahimovic ha fallito solo a Barcellona, in coppia proprio con la Pulce argentina, perché lui sa bene che due galli nel pollaio mica ce li puoi mettere e là, del resto, gioca il gallo cedrone del pallone.

Ha fatto la storia, Zlatan, ha sfidato Cristiano Ronaldo in uno spareggio per andare ai Mondiali (quelli del 2014) epico e devastante: perse, ma uscendo a testa altissima. Un giorno, in una partita del cazzo con la sua Nazionale, Zlatan Ibrahimovic segnò un gol in rovesciata da non so quanti metri, forse 40: pare una leggenda e invece è tutto vero. Un'altra volta la sua squadra stava perdendo lo scudetto a Parma, lui era mezzo infortunato, entrò, fece due gol e non ci fu altro da dire: l'Inter e Mancini festeggiarono come matti. Al Milan ha lasciato il segno e pure il cuore, a Parigi anche. Ovunque sia andato lo hanno amato, lui ha ricambiato dicendo a tutti "ho sempre tifato per voi sin da piccolo!" anche se non era vero perché lui, in fondo, è sempre stato un po' bastardo, ma bastardo "vero"

Zlatan Ibrahimovic ci ha sempre guardato in faccia per dirci "io sono il più forte", anche se sapeva che altri due erano più forti di lui. Ma lui era ed è sempre stato un fenomenale "venditore di se stesso" al punto che più di una volta è riuscito a propinarci persino le sue mutande, spacciandole come "rivelazioni"

("oggi vi parlerò del mio futuro!" e poi zac!, eccolo a pubblicizzare la sua marca di slip e canotte).

Zlatan Ibrahimovic è un genio e ai geni non gli devi dire addio neanche nel giorno dell'addio, perché altrimenti si incazzano come lupi maremmani. Ciao Zlatan, sei stato il più forte di tutti, almeno tra gli umani.


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