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Editoriale

Allegri non resterà. Agnelli punta tutto su Conte, l’unico grande motivatore. Arriverà un giocatore super per reparto. Il tentativo per Guardiola di due mesi fa. Napoli, fine del ciclo. Insigne un caso

19.04.2019 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 45673 volte
© foto di Federico De Luca

Andrea Agnelli ha confermato Allegri a caldo, subito dopo la bruciante eliminazione dalla Champions e sinceramente penso sia stata soltanto una mossa mediatica. Il tentativo, un classico in questi casi, e niente di più di cercare di deviare l’attenzione dal dramma sportivo per far parlare d’altro, per poi ricompattare e festeggiare l’ottavo scudetto consecutivo. Sono certo, però, che anche Andrea Agnelli non sia convinto di quello che ha detto a caldo e a freddo stia pensando altre cose. Molto più logiche e molto più calcistiche.

Premetto: stimo Allegri, alla Juve ha fatto un grande lavoro, non è facile stare in un posto cinque anni e continuare a vincere sempre al ritmo di uno scudetto più un trofeo l’anno e un paio di finali di Champions. Ci sono diverse tipologie di allenatori e fra quelli che uniscono capacità di gestione del gruppo, attenzione all’equilibrio, sfruttamento dei singoli e capacità di capire e interpretare tatticamente le partite, Allegri è uno dei migliori in circolazione.

Però è evidente che il ciclo di Allegri alla Juventus è ai titoli di coda, c’è stanchezza, mancanza di stimoli e motivazioni appesantite, gli ultimi quattro mesi sono un costante segno meno se si eccettua la gara di ritorno con l’Atletico. Dopo cinque anni è tutto molto umano, quasi normale. Allegri ha rivitalizzato e fatto tornare competitivo un gruppo che per Conte era da cambiare, ha tirato fuori il massimo, ma per i miracoli non è attrezzato, a tutto c’è un limite e pensare che Ronaldo potesse risolvere tutto forse è stata una valutazione esagerata. Allegri con Ronaldo ha sparato l’ultima cartuccia per provare a vincere quella Champions che manca da 23 anni, ora è senza munizioni. Domanda: come si può ripartire con lo stesso obiettivo, la Champions, e con lo stesso allenatore perdente in Europa da cinque anni, che deve ridire ’Riproviamo’? Non ha più forza sul gruppo, non è più credibile. Hanno preso Ronaldo per provare a fare l’ultimo step di un percorso straordinario, hanno cercato di immettere in una squadra logora in molti elementi, un campione assoluto, lo specialista di Champions e non ce l’hanno fatta neppure con lui. E’ il momento di cambiare. Di dire stop. Ma non soltanto per la Juve , anche per Allegri. Sarebbe un errore colossale anche da parte dell’allenatore rimanere a Torino perché c’è un contratto, perché le squadre che l’hanno cercato (Real e United), hanno risolto il problema e panchine libere per il suo livello non ce ne sono. Sarebbe imperdonabile se la Juve si adagiasse in uno status quo che di calcistico ha poco. Allegri e la Juve si incontreranno a fine stagione, credo che alla richiesta di Allegri, aumento più altro anno di contratto (2021), Agnelli dirà di noi.

E’ evidente che la Juventus si sta avviando alla fine di uno straordinario ciclo durato otto anni, molto giocatori più carismatici sono oltre i trent’anni, altri stanno smettendo o devono fare i conti con l’anagrafe, è altrettanto chiaro che anche Ronaldo non può essere eterno e allora serve un colpo d’ala, serve una scossa, un progetto a breve ‘mordi e fuggi’ per provare a vincere la Champions prima che Ronaldo si arrenda e il ciclo finisca davvero.

Chi c’è in giro che può garantire questo impatto su una squadra? E se lo è chiesto anche Agnelli.

Uno solo: Antonio Conte. E su Conte sta ragionando Agnelli. E’ stato ricontattato, ha preso tempo, vuole conoscere i programmi e gli obiettivi di mercato, ma ha dato la disponibilità. Non è poco. Conte nel breve è il massimo. Sa strizzare i cervelli, far rendere tutti più del loro potenziale, fa crescere il valore del gruppo e Agnelli si è reso conto che diversi giocatori di questa Juve non hanno un profilo internazionale. Che fai? Cambi 6-7 giocatori. No, meglio cambiare allenatore e prendere uno che sappia far diventare leoni anche quelli che leoni non sono. Pjanic ha dimostrato limiti caratteriali, non è un leader, Rugani idem, Bernardeschi deve crescere ancora, De Sciglio fatica, Alex Sandro è in calo, Cancelo non matura, Bonucci non è più lui. E non vado oltre. Ma su molti di questi dovrai ancora contare, ecco che cambiare allenatore, sistemi di lavoro e quant’altro, può servire a rilanciare. Diventa obbligatorio. Con Allegri si va sul sicuro, il mare calmo, le certezze che non bastano più. Vincere il nono scudetto consecutivo non sposterebbe. C’è bisogno dell’Europa, di vittorie eclatanti, di una Champions che porti soldi e immagine necessari per crescere ancora. C’è bisogno di una squadra esaltante, adrenalinica, eccitante. Se dovesse restare Allegri il messaggio sarebbe negativo, vorrebbe dire che la casa-madre, quelli con la cassaforte in mano, gli Elkann, non hanno intenzione di investire oltre, si accontentano dello status quo. Non sarà così.

Conte aspetta di risolvere la causa con il Chelsea (a giorni), ma vuol conoscere anche i programmi. La Juve deve comprare un difensore, un centrocampista (oltre Ramsey) e un attaccante di livello internazionale . E’ evidente. Se le risorse arriveranno vendendo Dybala o Pjanic, Costa o qualche altro vedremo, di sicuro servono investimenti tecnici, ma anche in personalità per convincere Conte. I nomi in ballo sono tanti, da qui all’inizio del mercato meglio prendere il dizionario dei calciatori e sfogliare. Da Umtiti a Chiesa, da Isco a De Ligt o Icardi, chi più ne ha più ne metta… Prima però serve risolvere il nodo allenatore. Conte ha avuto contatti anche con l’Inter (Marotta aspetta una risposta), con la Roma (Conte è attratto, ma i programmi latitano), con il Bayern (l’ultima chiamata), fra pochi giorni dovrà decidere cosa fare da grande.

E la Juve, ovvio, sta pressando mettendo in campo tutto il potenziale dopo aver ricomposto la frattura del 2013. Ma che il problema Allegri fosse sul tavolo, era evidente da mesi, La sconfitta dell’andata con l’Atletico aveva aperto il libro dei dubbi. Non a caso è stato confermato: in quei giorni il contatto con Guardiola c’è stato. Evidente la ricerca di un allenatore che punti di più sul gioco per far crescere il rendimento del gruppo. E’ l’ultima strada da battere, l’ultimo tentativo da fare. Sarà il grande tema delle prossime settimane, entro la metà di maggio sarà presa una decisione per avviare e portare a termine le operazioni di mercato. Non è un problema di tifosi o di Allegri sì-Allegri no, per il business calcio se la Juve non si ripresenta più forte e con un programma nuovo in Europa rischia soltanto passi indietro e l’impegno economico con Ronaldo rischia di essere un boomerang invece di un investimento. Borsa docet.

Anche il Napoli piange il suo dramma sportivo. Fuori dall’Europa League, l’ultimo obiettivo. E’ evidente che Ancelotti abbia gestito, ma non sia riuscito a rilanciare un gruppo che non è suo. Stasera finisce il ciclo iniziato da Benitez e proseguito da Sarri. Quel Napoli si reggeva sul calcio, i giocatori sembravano fenomeni perché sorretti ed esaltati dal gioco. Troppi appartengono a quel periodo, hanno perso motivazioni, sono logori, sono ritornati al loro livello, non fanno parte del calcio di Ancelotti. De Laurentiis deve ripartire con un piano nuovo, seguire le indicazioni del tecnico e rifondare. Le risorse arriveranno dal mercato, anche la posizione di Insigne non è più così certa. Sostituto anche ieri sera, fischiato dal suo pubblico, spinto da Raiola, potrebbe essere la grande plusvalenza del mercato per incamerare le risorse per rifondare il Napoli. Insigne ancora in azzurro? Non scommetto un euro.


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