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Editoriale

Allegri, solo soletto a Milano. Derby, Rocchi: malcostume italiano. Cassazione, Moggi: libero solo in Europa. Mihajlovic: il saltello di chi vede lungo

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
12.09.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 45754 volte

Massimiliano Allegri ha presentato la sua app a Milano e non a Torino. Massimiliano Allegri ha presentato la sua app senza il contorno di dirigenti della Juventus, seguito comunque dalla bravissima e professionale Enrica Tarchi, ma alla presenza di un dirigente del Milan, Adriano Galliani. Cosa vuol dire? Tutto e niente, ma è certamente strano, curioso, inaspettato. Massimiliano Allegri non è l'ex allenatore del Milan. E' l'allenatore della Juventus, campione e supercampione d'Italia, vincitrice della coppa Italia e vice-campione d'Europa. Vero che l'ad Beppe Marotta era impegnato all'estero per le vicende ECA e UEFA, ma un po' più di Juventus e un po' più di Torino doveva esserci attorno ad Allegri. Dopo i distinguo e le sottili rettifiche sull'anno di transizione, ecco un altro particolare. Scollamento? Presto per dirlo e per pensarlo davvero. Ma, attenzione, nel calcio le crepe nascono dai piccoli dettagli e sempre nel calcio ci vuole molto a creare un blocco di granito a tutti i livelli, dal gruppo dei magazzinieri all'alta dirigenza, e basta poco per sfaldare tutto. Sensazioni, solo sensazioni.

Non saremo mai inglesi e sbagliamo a non esserlo. Ad ogni grande partita, il fuoco di sbarramento reciproco è un malvezzo italiano. Sbaglia chi da parte Inter ricorda le due espulsioni di Rocchi in Inter-Milan 2-0 del 2010 e sbaglia chi da parte Milan si sofferma su una statistica davvero sorprendente: Mancini mai sconfitto da allenatore nelle gare arbitrate da Rocchi e Milan che non vince da 13 gare con lo stesso fischietto fiorentino alla direzione della gara. Attenzione ad ambo le parti, perché Rocchi è un direttore di gara che sente le partite e se troppo strattonato alla vigilia e alle prese con qualche episodio difficile all'inizio della gara stessa, rischia di andare in emozione, in tensione, in sfiducia. Il derby di Milano è troppo patrimonio del calcio italiano ed europeo per rovinarlo preventivamente con le cattiverie sull'arbitro. Milano deve tenerlo presente. Milano, non una città qualunque: Milano.

Abbiamo cercato e ricercato. Spulciato e rispulciato. Nelle cronache del 10 Settembre, il giorno dopo la Cassazione calciopoliana. Moggi, Moggi, Moggi, Lotito, Della Valle. E ancora Moggi, Moggi, Moggi, Lotito, Della Valle. Abbiamo preso la lente d'ingrandimento, cercato il contropotere che ossessionava Guido Rossi e Francesco Saverio Borrelli. Cercato e ricercato. Niente, nemmeno un capello di Meani e un mugugno di Galliani. La Cassazione ha negato un ruolo al Milan e lo ha trasformato nel grande assente del redde rationem. E quelli per cui Berlusconi è ormai Cassazione, si sono trasformati al volo in quelli che ma che ne sa la Cassazione. Bene, non avevamo dubbi. Polemiche? Livore? Niente di tutto questo. Dio vede e provvede, è la filosofia, la fede. Tanto è vero che un anno dopo l'arancia meccanica di Calciopoli, il Milan ha vinto proprio i trofei in cui una spintarella dell'Altissimo è sempre necessaria: Coppa dei Campioni, Supercoppa Europea, Mondiale per Club. Il Milan, quel Milan. Che era libero di esprimersi per vincere davvero solo in Europa. Mai nessuna italiana è mai arrivata davanti al Milan in Europa in quei cinque anni, dal 2002 al 2007: Milan vittorioso in Champions nel 2003, Quarti di finale nel 2004, Finale nel 2005, Semifinale nel 2006 e ancora vittorioso nel 2007. Milan primo delle italiane, in Europa....in Italia no. In Italia c'era un altro strapotere. Ben diverso da quello del Milan e dello stesso buon presidente Giacinto Facchetti che il giudice Magi non può mai paragonare, e infatti non lo ha fatto, all'unico e vero Sistema. Piaccia o non piaccia ai moggiani di penna e di microfono: massimo rispetto sempre per la trasparenza di chi si dichiara, molto meno per chi tiene nascosto tutto dietro qualche sorrisetto.

Leonardo va all'Inter dopo 13 anni di Milan, il Sito ufficiale dell'Inter non nomina il Milan nella sua presentazione e non succede nulla, nessuno dice nulla. Sinisa Mihajlovic va al Milan dopo aver allenato la Sampdoria e dopo 4 anni ormai alle spalle di Inter, il Sito del Milan fa più o meno la stessa cosa e succede il finimondo. Mica è finita: Leonardo e Cassano si dimostrano uomini liberi rispettivamente nei confronti di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani e sotto i pezzi, sotto le corrispondenza, si percepisce quel plauso che trasforma tutto in schiaffi al Milan. Sinisa Mihajlovic fa due saltelli sorridenti e per gioco, e diventa subito l'apostata che calpesta il passato e fa cose choc. Non è vittimismo. E' cronaca. I tifosi del Milan hanno capito che è la preparazione dell'ambientino per la sera del derby. Mihajlovic lo sapeva da due settimane. E' proprio da due settimane infatti che dice alla sua squadra di giocare il derby con una sola dote: il coraggio. Ci aveva visto lungo.


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