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Editoriale

Allegri: tutta la verità su Morata. Ibra: tutti lo vogliono a Roma. Shanghai e Torino: sempre Sinisa. Napoli, non Na..mpoli

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
01.08.2015 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 66852 volte

Allegri sa benissimo che i gol di Tevez gli mancheranno. E alla grande. E ha deciso che l'unico giocatore che può dargli subito una buona parte di tutto il monte - gol di Tevez è proprio Morata. È questo il senso del warning polacco del tecnico bianconero. Caro Alvaro, l'anno scorso ci stava tutto: prima l'ambientamento, poi la crescita, poi l'ottimo finale di stagione su su fino al gol della speranza di Berlino. Tutto poteva avvenire gradualmente, tanto la legna la faceva Tevez. Un anno fa investire su Morata era possibile, tanto ci pensava l'argentino tornato in campo giovedì contro il Banfield, ma con la maglia del Boca. È proprio questo l'elemento che cambia il quadro. Allegri vuole rientrare subito dell'investimento fatto su Morata. La leadership non tecnica, non psicologica, ma realizzativa tocca subito allo spagnolo. Non a Mandzukic, non a Dybala, ma a Morata. Per questo l'ex Real deve accelerare subito e migliorare pronti via il suo trend già ottimo della seconda parte della scorsa stagione. Allegri in cuor suo pensa che dietro le cose si sistemeranno. Lo preoccupano invece i gol davanti. Quanti e chi li fa. Quindi, Morata. Subito e senza ciondolare. La seconda stagione di Allegri alla Juventus passa di qui.

Spiegateci per favore. Illuminateci, please. Perché Ibra al Milan è torvo e bieco, mentre Ibra alla Roma è bello e con gli occhi azzurri? Perché Ibra al Milan sarebbe un palliativo, un non progetto, mentre lo stesso giocatore alla Roma cambierebbe gli equilibri della lotta Scudetto proiettando al volo i giallorossi sullo stesso piano della Juve? Quello di cui stiamo parlando è calcio mediatico, non effettivo. Non riguarda ne Ibra ne la Roma, ma i giochi delle tre carte televisivi di cui i milioni di tifosi del Milan non ne possono più. Tra quelli per cui il Milan è fuori dalla lobby, quelli per cui il Milan è il peccato originale e quelli che hanno votato l'anima ai gusti del tifo bianconero e nerazzurro, il tifoso del Milan è solo, becco e discriminato. E deve assistere ogni sera a sottrazioni dei pani e dei pesci anche sugli argomenti che più gli sono cari. Noi non facciamo vittimismo, ma cronaca. E non traiamo conclusioni. Ibra non è trino, ma uno. Non c'è il rischio di sbagliarsi, è lui, scolpito, noto, soppesato e metabolizzato. Quindi ripetiamo la domanda: perché Ibra al Milan sarebbe un anno buono e poi il caos mentre alla Roma sarebbe la panacea giusta per oggi e per domani? Lo stesso giocatore, due destini mediatici diversi. E che il fronte Anti Ibra al Milan sia massiccio e composito lo ha colto molto bene anche Walter Sabatini che ha ritenuto di prendere posizione. Mentre il tifoso del Milan continua a stare a guardare, messo all'angolo dalle logiche televisive che lo relegano ovunque in posizione defilata e lo costringono a sorbirsi due Ibra: quello bravo, buono e giusto se non viene al Milan, quello rissoso, vecchio e condizionante se viene al Milan. Contenti voi, contenti tutti.

Il Milan di Shanghai che gioca in avanti, corre, costruisce, pressa e tira. La Samp di Torino che ripiomba nell'era pre-Mihajlovic proprio nella serata più importante. Già, Sinisa. Il Milan se ne giova, la Samp ne sente la mancanza. Pur senza godere dello scudo stellare di Mancini che, tra incomprensioni sull'asse Vidic-Osvaldo e un mercato di Gennaio 2015 ormai sconfessato, tra un ottavo posto, una eliminazione europea a suon di gol al passivo da parte di un Wolfsburg poi tritato dal Napoli e tre sconfitte tre in Oriente quest'Estate, si gode bontà sua momento magico in cui "va tutto bene", ecco Sinisa. Il simbolo dei primi passi del suo Milan è Rodrigo Ely. Nessuno ne parla, 21 anni, è arrivato da Avellino nell'indifferenza più assoluta. Non solo, gioca in una posizione delicata e cruciale. Al centro della difesa. Se la squadra sbandasse il primo ad andare in default sarebbe proprio lui. E invece eccolo il ragazzo. A suo agio, reattivo, padrone della situazione, bello ed esente da errori contro l'Inter ma soprattutto nel primo tempo con il Real con CR7, Bale e Benzema contemporaneamente in campo. Nel 30 Luglio del Milan con Sinisa e della Samp senza Sinisa, è questo il dettaglio giusto: tutto, sia chiaro, da verificare e confermare nel tempo. A proposito, anche il destino ha ammiccato a Sinisa. La "sconfitta" al ventesimo rigore con il Real del 30 Luglio ha messo il lavoro del tecnico serbo al riparo dall'obliquo e illusorio effetto Dubai dello scorso 30 Dicembre sempre contro il Real. Anche questo per Sinisa è un fatto positivo.

Dopo Sarri e Valdifiori, poteva arrivare Saponara. È comunque è arrivato Hysai. È un Napoli empolizzato. L'ultimo esempio positivo di un trapianto allenatore - giocatori da una realtà ad una più grande è di 17 anni fa con lo Scudetto milanista conquistato da Zaccheroni che raggiunse Milanello scortato dagli udinesi Bierhoff ed Helveg. Ma poi è andata male a quasi tutti, a Terim che si portò Umit proprio al Milan, a Mazzarri che raggiunse Milano con Campagnaro, ad Allegri con Matri al Milan fino a molti altro casi. Scriviamo questo perché dopo gli arrivi di Allan e Chiriches, dopo le prime amichevoli a Dimaro e dintorni, dopo il drone e i tanti elogi al lavoro di Sarri, il tifoso partenopeo sogna lo Scudetto o come minimo il secondo posto. È pronto Sarri a reggere l'urto? Il contraccolpo dalla gestione di Pucciarelli, con tutto il rispetto, a quella di Higuain è tutt'altro che soft. Ed empolizzare, sempre con il massimo del rispetto, il Napoli è una strada che può rivelarsi sana e vincente ma anche apparire spregiudicata. Insistiamo, gli 8000 saliti a Dimaro non pettinano le bambole. Vogliono lo Scudetto. E per Sarri, da Empoli a Napoli, non c'è tempo. Deve fare assolutamente bene e maledettamente subito.


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